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Pd, sì al congresso: inizia la guerra tra gli aspiranti segretari

È stato convocato per il 23 giugno. Il 14 aprile si riunirà la Direzione che dovrà nominare la commissione per il regolamento. In campo ci sono i nomi di Battaglia, Ambrogio e Naccari. Scintille tr…

Pubblicato il: 07/04/2018 – 20:57
Pd, sì al congresso: inizia la guerra tra gli aspiranti segretari

LAMEZIA TERME Nel punto forse più tragico della sua storia, il Pd calabrese si compatta e si avvia al congresso. La data del 23 giugno è stata fissata al termine di una lunga giornata di dibattito, nel corso della quale non sono mancate le tensioni e gli scontri, ma che ha comunque permesso di approvare all’unanimità la decisione di celebrare il congresso e quindi (Roma permettendo) di evitare il commissariamento del partito. Passa, insomma, la linea Magorno, che poi è anche quella di Oliverio e della stragrande maggioranza dei leader dem. Sarà un congresso «vero», come ha precisato il capogruppo in Regione Sebi Romeo. E per un motivo, in particolare: non ci sarà un unico candidato alla segreteria. Saranno almeno tre: il grande favorito, Demetrio Battaglia, l’outsider, Marco Ambrogio, e la sorpresa Demetrio Naccari Carlizzi. Lo stesso ex assessore regionale avrebbe deciso di sciogliere la riserva come risposta a un gruppo di dirigenti «che non vedono in Battaglia una soluzione di discontinuità rispetto alla linea di Magorno, Oliverio e Adamo».
Possibile anche la discesa in campo del consigliere regionale Giudiceandrea (oggi assente in segno di protesta per una presunta illegittimità della composizione dell’assemblea), con cui lo stesso Romeo avrebbe avviato un dialogo per invitarlo a «ragionare».
La Direzione regionale – che avrà il compito di costituire la commissione che si occuperà, «con piena delega dell’assemblea, dei tempi e dei modi dell’organizzazione del congresso» – è stata convocata per il prossimo 13 aprile.
Accolto anche il documento dell’area «trasversale», in cui confluiscono renziani ed esponenti che si riconoscono in Emiliano, che fa capo a Naccari. Il testo, finito nel dispositivo finale, prevede un nuovo regolamento per l’elezione del segretario e degli organismi e la partecipazione degli iscritti anche mediante la consultazione diretta. Si tratta di un’apertura verso l’uso del web come strumento di consultazione della base.

LA DISCUSSIONE Il più applaudito dalla folta platea del Centro agroalimentare di Lamezia è stato proprio Battaglia, che ha chiesto all’assemblea di «aprire una stagione congressuale che ci possa consentire due-tre mesi di discussione, con la Direzione che dovrà avere il compito di creare una commissione che sia la più ampia possibile, composta da tutti quelli che hanno qualcosa da dire su questo partito». Battaglia ha usato i toni dell’ecumenismo e spinto verso l’inclusione, in modo da evitare ulteriori lacerazioni. L’ex deputato ha detto che «non serve un candidato unico, ci possono essere più candidature. Se poi si raggiunge una visione d’insieme, possiamo anche pensare a un congresso unitario». Ma l’unità dovrà anche essere la conseguenza «di un percorso che parte dal basso», mentre la responsabilità dovrà essere quella di «accettare un risultato che è effetto di una sintesi».
Per Magorno l’assemblea dimostra che «il partito è unito. Dobbiamo ripartire da oggi: c’è un Pd pronto a rinascere e ad andare avanti». 
L’outsider Ambrogio ha usato un’espressione che ricorda il Moretti dell’epoca dei girotondi («con questa classe dirigente non vinceremo mai»): «Per il Pd è arrivato il tempo di sostituire le prime file. Se lasciamo in campo chi ha guidato il partito in questi anni, vuol dire che non abbiamo capito nulla. Siamo scesi in campo per far terminare un commissariamento del partito durato 4 anni, un periodo nel quale nessuna decisione è stata presa in Calabria. Noi non ci stiamo, non vogliamo un segretario che ratifichi quanto gli è stato chiesto a Roma. Si deve ripartire da un congresso vero, in cui voti la Calabria e non gli iscritti, perché il tesseramento è fasullo».

OLIVERIO E GUCCIONE L’assemblea ha anche registrato un nuovo capitolo dello scontro tra Guccione e Oliverio. Il consigliere regionale ha lanciato nuove bordate all’indirizzo del governatore: «Si ricandida? Questa decisione ci allontana ulteriormente dalla società, rischiamo di arrivare al 10%». Il voto del 4 marzo, ha detto ancora, «è un avviso di sfratto a Oliverio». Parole che non hanno lasciato indifferente il presidente della Regione (qui l’articolo completo), che ha contrattaccato in modo altrettanto rude: «La bussola dell’appartenenza non può mai essere abbandonata. Nella maggioranza ci sta chi rispetta regole: dico no alla vandea indistinta di chi ogni giorno si alza e butta merda. Fa più male la merda inventata di chi è amico che non l’attacco più grave da parte degli avversari».
Il governatore ha rivendicato l’opera di bonifica avviata in Regione e sulle società partecipate («che hanno prodotto guasti e malaffare») e analizzato la debacle del 4 marzo, provocata «da diversi fattori generali. È meschino rimuovere questa premessa per mere questioni interne. Mi assumo le mie responsabilità, ma non possiamo ridurre questa sconfitta alle questioni della Calabria». Per quanto riguarda le dinamiche del partito, il governatore ha invocato un recupero della «soggettività politica sui territori», attraverso la rivitalizzazione dei circoli che negli ultimi anni sono diventati «simulacri»: «Basta correntismi, serve l’etica della militanza e il recupero dell’appartenenza». Infine la richiesta all’assemblea di prevedere nella fase congressuale una giornata dedicata a quanto realizzato in Regione dal 2014 a oggi. Una proposta che, secondo alcuni osservatori, servirebbe al governatore per legittimare la sua ricandidatura o, eventualmente, se il giudizio del partito dovesse essere complessivamente negativo, anche per ritirarla. Sarebbe insomma un passo indietro rispetto a quella che molti dirigenti del Pd avevano interpretato come una “fuga in avanti” non concordata.
PARTITO CONTENDIBILE Anche Romeo, come Battaglia, condivide l’idea di un congresso «aperto e trasparente» per un partito che deve essere finalmente «contendibile».
Particolarmente critico Giuseppe Falcomatà, che detto basta al «partito-tenda che si monta e si smonta solo in campagna elettorale» e ha inchiodato la segreteria uscente alle sue responsabilità rispetto agli amministratori locali, che si sono ritrovati «soli» e senza un Pd che facesse «da antenna e da scudo».
Realista l’ex sindaco di Acquaformosa Giovanni Manoccio: «Nulla sarà più come prima, rischiamo di perdere tante altre amministrazioni, dobbiamo salvare il salvabile e l’unica soluzione è un sistema partecipativo». A parere dell’ex presidente della Provincia di Cosenza Graziano Di natale è necessario «mettere in campo un progetto per evitare una sconfitta alle regionali. E per farlo bisogna spalancare le porte del partito». La giovane Anna Pittelli ha riconosciuto il lavoro fatto da Oliverio, ma ne ha anche ammesso i limiti: «il progetto politico di cambiamento c’è, manca la capitalizzazione politica». Una posizione per certi versi simile a quella del consigliere regionale Domenico Bevacqua, convinto che il gruppo dirigente del Pd abbia il compito di «aiutare l’attività di rilancio della Regione».
Tutti uniti verso il congresso, dunque. Ma la battaglia per la scelta del nuovo segretario è solo all’inizio.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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