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Lsu-lpu, ok al decreto per utilizzare i 50 milioni del Ministero

Emanato il provvedimento che consente ai Comuni di attingere al contributo statale. Un primo passo per pagare i lavoratori, ma la stabilizzazione resta un miraggio

Pubblicato il: 07/05/2018 – 11:56
Lsu-lpu, ok al decreto per utilizzare i 50 milioni del Ministero

La stabilizzazione, dopo un ventennio di lavoro nero di Stato, resta ancora un miraggio, ma prosegue, seppure a piccoli passi, l’iter riguardante i circa 5mila lsu-lpu calabresi che prestano servizi essenziali in molti enti pubblici della regione. Dopo l’approvazione della graduatoria dei precari, che risulta però “aggiornata” al 2014 (ne abbiamo scritto qui), l’ultimo tassello di un puzzle parecchio difficile da comporre lo ha scritto il dipartimento Lavoro con un decreto emanato lo scorso 26 aprile. Il provvedimento, tecnicamente, riguarda «l’attivazione del piano di stabilizzazione» dei lavoratori compresi negli elenchi pubblicati dalla Regione (qui potete leggere il decreto con gli elenchi degli enti locali e dei lavoratori interessati). In concreto, si tratta di un atto di notevole importanza che permette ai Comuni di chiedere i finanziamenti al Ministero del Lavoro attingendo alla quota annuale di 50 milioni di euro che il governo ha destinato ai precari calabresi per il «piano di stabilizzazione 2018-2020». Nei fatti si tratta di un primo intervento che servirà a pagare i lavoratori, in compartecipazione con la Regione, per il 2018, e che costituisce «il presupposto necessario» per dare avvio alla procedura di stabilizzazione. A riconoscerlo è il ministero del Lavoro che con una nota del 4 maggio scorso comunica al dipartimento Lavoro della Regione di essere pronto a predisporre i moduli destinati agli enti locali per l’erogazione dei contributi statali e che «procederà con la massima urgenza consentita alla pubblicazione sul sito» del relativo avviso.
A testimonianza che la soluzione sia ancora lontana, la stessa direzione generale del Ministero ravvisa «la necessità di integrare il piano trasmesso anche con la previsione di ulteriori indispensabili interventi riguardanti le successive stabilizzazioni che verranno attuate nel corso del 2018 e nel triennio 2018-2020. Resta inteso, infatti, che il processo – si legge ancora nella nota ministeriale – dovrà prevedere aggiornamenti periodici volti a favorire lo svuotamento della platea dei beneficiari. Dovranno inoltre essere definiti ulteriori aspetti riguardanti la stabilizzazione dei lavoratori appartenenti al cosiddetto “bacino storico”, finanziati con risorse regionali. Si rammenta, infine, che per la proroga della convenzione lsu 2017 occorre fornire, oltre alle informazioni sopra richieste, anche il report di ricognizione dei posti vacanti negli enti pubblici».
I SINDACI “RIBELLI” Parallelamente proseguono anche gli incontri per risolvere il problema dei circa 90 lsu-lpu a cui non sono stati rinnovati i contratti perché i sindaci dei Comuni presso cui prestavano servizio, in osservanza della “legge Madia”, non hanno prorogato per il 2018 non potendo mettere nero su bianco la certezza di poter arrivare alla stabilizzazione. A dar loro ragione sono intervenute alcune comunicazioni arrivate in Calabria dai palazzi ministeriali, ma anche un contributo di 142mila euro che la Regione di recente ha destinato a questi Comuni (16 in tutto) per pagare i sussidi per i primi tre mesi del 2018. Però si tratta di un periodo in cui questi lavoratori – ovviamente non per colpa loro – non hanno in realtà prestato servizio: un ennesimo paradosso cui si sta cercando di porre rimedio con un ulteriore decreto che dovrebbe arrivare a breve dal dipartimento Lavoro – lunedì pomeriggio ci sarà un incontro di alcuni sindaci “ribelli” con la neo assessore al Lavoro Angela Robbe – e che andrebbe a disciplinare l’utilizzo di questi contributi e degli stessi lavoratori.
Infine, a testimonianza che le proroghe siano arrivate sulla scorta di forzature politiche – in concomitanza con il periodo elettorale – che evidentemente contrastavano con i dettami della “legge Madia”, alcuni dei Comuni che hanno rinnovato i contratti – con modalità identiche lo hanno fatto di recente Serra San Bruno e Fabrizia, nel Vibonese – ora mettono nero su bianco, in sede di approvazione del programma triennale di fabbisogno del personale, di non poter procedere a stabilizzare gli lsu-lpu nel periodo 2018-2020. Un tentativo, evidente ma non si sa quanto efficace, di evitare contenziosi legali con i lavoratori se la Regione, come promesso più volte, non interverrà direttamente per farsi carico della stabilizzazione dei precari.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it

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