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La storia del chirurgo «troppo bravo per la Calabria»

Le Iene raccontano la vicenda di Giuseppe Brisinda, medico sospeso dall’Asp di Crotone nonostante abbia aumentato la produttività del suo reparto. Sapia (M5S): «Storia emblematica della gestione po…

Pubblicato il: 14/05/2018 – 9:22
La storia del chirurgo «troppo bravo per la Calabria»

Stavolta non si tratta di malasanità. Anzi, la vicenda raccontata da Le Iene ha dei contorni che capovolgono la narrazione che spesso le cronache nazionali forniscono della sanità pubblica calabrese. Ma solo fino a un certo punto. Il servizio realizzato da Antonino Monteleone (qui il video integrale), inviato del programma Mediaset, racconta di un medico, il chirurgo Giuseppe Brisinda, sospeso per sei mesi (senza stipendio) dall’Asp di Crotone con contestazioni che per Le Iene appaiono quantomeno fumose. Brisinda, calabrese d’origine rientrato nella sua terra dopo esperienze professionali importanti, come quella al Policlinico Gemelli di Roma, è stato «seppellito sotto una montagna di carte bollate». Tra le motivazioni della sua sospensione vengono menzionati «interventi chirurgici senza motivazione, procedure oncologiche pericolose per i pazienti, ricoveri impropri, disumanizzazione del rapporto medico paziente» e, anche, l’aver generato «uno stato di particolare tensione, disagio e incompatibilità ambientale perché avrebbe ripreso pubblicamente in malo modo i colleghi con i quali non dialogherebbe più». Per Gianluigi Scaffidi (Anaao-Assomed) si tratta di «una cosa mai vista in 40 anni di sindacato». Altre motivazioni che secondo l’Asp crotonese sono alla base della sospensione di Brisinda riguardano l’aver «asportato organi sani a una paziente», ma la stessa paziente intervistata da Monteleone smentisce la circostanza spiegando che «gli esami istologici hanno dimostrato il contrario», perché la donna aveva un tumore. Non la pensa allo stesso modo il marito di un’altra paziente, che ha scritto una lettera all’Asp criticando l’operato di Brisinda ma che, ai microfoni de Le Iene, mostra qualche tentennamento in merito alle sue contestazioni.
Il dg dell’Asp Sergio Arena, dal canto suo, spiega che nel reparto guidato da Brisinda c’era «una situazione che metteva a rischio i pazienti per il clima, per tensioni e aspetti organizzativi che non venivano gestiti». Poi il manager aggiunge che il procedimento cautelare riguarda questioni professionali non riferibili a ciò che avviene in sala operatoria, ma finisce per ammettere che, avendo aumentato di molto la produttività del reparto, «Brisinda ha fatto capire che in Calabria si può invertire la rotta». Quello che per il dg bisogna capire, però, è «perché sette-otto medici nell’arco di un anno e mezzo hanno chiesto il trasferimento». «Se lo reintegrano mi dimetto», ha quindi chiosato il dg. Ma ciò non è poi successo e, una volta avvenuto il reintegro da parte del Tribunale, il chirurgo che per Le Iene è «troppo bravo per la Calabria» è stato «a malapena salutato» dai suoi colleghi.

I CINQUESTELLE: «INGIUSTIZIE AI DANNI DI PROFESSIONISTI» «Il governatore Mario Oliverio continua a ignorare che i direttori generali delle aziende sanitarie decadono per legge, se non hanno raggiunto l’equilibrio di bilancio». Lo afferma, in una nota, il deputato M5s Francesco Sapia, che aggiunge: «Anche nel corso del recentissimo servizio di Le Iene sulla sospensione illegittima di Giuseppe Brisinda quale primario chirurgo dell’ospedale di Crotone, è stata ribadita tale norma regionale a proposito del dg abusivo Sergio Arena, firmatario del provvedimento contro Brisinda e rimasto al vertice dell’Asp di Crotone benché artefice, per la carica ricoperta, di pesantissimi disavanzi di bilancio». «Oliverio – incalza il parlamentare 5stelle – non si accorge che restando immobile in proposito si rende responsabile, insieme alla sua burocrazia, di omissione di atti d’ufficio. Proceda allora, secondo legge, all’immediata rimozione di tutti i direttori generali che non hanno raggiunto l’equilibrio di bilancio, come gli abbiamo chiesto più volte con la collega Nesci. Giorni fa il governatore ha affermato di non aver mai agito con doppia morale. Ora deve solo applicare la legge, ma latita volutamente. Sulla sanità calabrese ha scaricato ogni colpa addosso al commissario Massimo Scura, nascondendosi per gli atti di propria competenza». «La storia di Brisinda e Arena è emblematica – conclude Sapia – di una gestione regionale della sanità, intanto politica, che permette che professionisti titolati come il primo subiscano palesi e gravi ingiustizie e manager incapaci come il secondo rimangano in sella per garantire un intero sistema. Il Movimento 5stelle difende il diritto alla salute e la buona sanità pubblica. Pertanto non consentirà che proseguano simili paradossi né accetterà da chicchessia scuse ipocrite e giustificazioni fantasiose».

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