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Il Pd snobba una Calabria sempre più emarginata

Nessun esponente della regione nella segreteria di Martina. È l’ultimo smacco a un territorio che non ha rappresentanti nel governo né ai vertici dei partiti

Pubblicato il: 14/07/2018 – 14:52
Il Pd snobba una Calabria sempre più emarginata

LAMEZIA TERME Quant’è lontana la capitale. Certo, la distanza si dilata per via di treni veloci che non lo sono e di aerei che non volano, ma anche e soprattutto per la scarsa considerazione in cui è tenuta la classe politica regionale, sempre più esclusa dai luoghi del potere e via via estromessa da tutte le stanze dei bottoni. Succedeva anche in passato, ma forse mai come oggi la Calabria si ritrova esclusa dai centri decisionali dello Stato e dei vari partiti.
L’ultimo caso riguarda il Pd. Nella nuova segreteria (a tempo) varata da Maurizio Martina non figura alcun calabrese. Tra le molte critiche che si possono fare a Matteo Renzi, di sicuro non può esserci quella di aver snobbato la nomenclatura regionale, dal momento che la sua segreteria annoverava la prof universitaria reggina Angela Marcianò. Ora, invece, niente: su 15 membri, nemmeno un eletto al di sotto del Pollino. E fa fin troppo presto Martina a esultare per una «squadra plurale, unitaria e aperta al servizio del Pd». I dem calabresi, a parte l’assemblea nazionale (di cui fanno parte, di diritto, tutti i rappresentanti istituzionali), non avranno voce in capitolo per quel che riguarda le dinamiche del partito. Un’estromissione che, a ben guardare, ha a che fare anche con il pessimo risultato elettorale del 4 marzo, con il Pd calabrese ridotto a un misero 14%, al di sotto della pur bassa media nazionale.
FUORI DAL GOVERNO Ma il disinteresse del (nuovo) Pd fa il paio con quello del governo giallo-verde. Ancora una volta, i paragoni con il recente passato possono dare un’idea della situazione attuale. Nella precedente legislatura, la Calabria “schierava” un ministro, Marco Minniti (in un dicastero strategico: l’Interno), e due sottosegretari, Tonino Gentile e Dorina Bianchi. Oggi, invece (a meno che non si voglia considerare il senatore Matteo Salvini, eletto in questa regione, un calabrese doc), i deputati e senatori eletti tra Catanzaro e Reggio non hanno ottenuto alcun pass per il governo, né come ministri, né come sottosegretari. Passi per la Lega, che in Calabria ha conquistato solo due scranni – quello dello stesso Salvini e del deputato Furgiuele –, ma molto probabilmente l’esercito dei parlamentari 5 stelle si aspettava qualche riconoscimento in più. Se non altro, per una questione di numeri: su 31 eletti in tutta la regione, 18 portano i galloni del Movimento, in virtù di un risultato elettorale complessivo che ha sfondato la barriera del 40%.
Il leader politico Luigi Di Maio – azionista di maggioranza dell’esecutivo insieme al capo del Carroccio – non ha però inteso tributare alcun “riconoscimento” politico ai deputati e senatori calabresi. L’unica postazione di rilievo (ma non di governo) che potrebbe essere appannaggio di un eletto di questa regione è la poltrona di presidente della commissione Antimafia (la cui legge istitutiva è ancora in fase di approvazione), che dovrebbe – ma il condizionale, a questo punto, è obbligatorio – essere occupata dal senatore cosentino Nicola Morra. Per il resto solo briciole.
Va un po’ meglio – non troppo, però – dalle parti di Forza Italia. Il partito azzurro è all’opposizione, ma Berlusconi ha comunque trovato il modo di gratificare i suoi eletti (e, dunque, i cittadini che li hanno votati) con la nomina a vicepresidenti di gruppo del deputato Roberto Occhiuto e del senatore Giuseppe Mangialavori.
Forse, una fin troppo magra consolazione per una regione che si sentiva trascurata già prima, quando poteva quanto meno ritrovare una sua rappresentanza nelle stanze dell’esecutivo e dei coordinamenti partitici.
CAMBIAMENTO? Il “governo del cambiamento”, unito al nuovo corso delle varie sigle politiche, sembrano invece segnare un nuovo ridimensionamento per la Calabria. Che si ritrova «espropriata» – il termine è del governatore Oliverio – rispetto non solo alle vicende romane, ma anche riguardo alle faccende di casa sua, come dimostra il caso sanità, il cui commissariamento rimarrà ancora per qualche tempo nelle mani dell’ingegnere toscano Massimo Scura per poi passare in quelle di qualche tecnico di fiducia del ministro Giulia Grillo. Sarà calabrese? In pochi ci sperano, alla luce di quanto avvenuto finora. La Calabria è, oggi più che mai, una regione isolata, negletta. E il suo romanzo è oltremodo triste, solitario y final.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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