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I grossisti della coca e i traffici milionari stroncati dalla Dda – VIDEO

Droga comprata a 8mila euro al chilo e rivenduta a 46mila. Il procuratore Gratteri: «Fermata un’organizzazione in fase di crescita. Ci siamo riusciti perché siamo credibili». Gli investigatori dell…

Pubblicato il: 28/01/2019 – 14:10
I grossisti della coca e i traffici milionari stroncati dalla Dda – VIDEO

CATANZARO Riuscivano comprare la cocaina a 8mila dollari al chilo e a rivenderla a 46mila euro al chilo. Un rincaro pesante che andava a rimpinguare le casse – già notoriamente ricchissime – della ‘ndrangheta calabrese, in particolare della cosca Mancuso. Con l’ultima operazione contro il narcotraffico internazionale, messa a segno dalla Guardia di finanza di Catanzaro, coordinata dalla Dda del capoluogo, è stato messo in luce il grande potere economico che le cosche calabresi possiedono e, per l’ennesima volta, si punta a dimostrare la capacità della ‘ndrangheta di rapportarsi con i cartelli sudamericani e di controllare il traffico di droga che inonda le piazze italiane ed europee, in sinergia con broker italiani e stranieri.
È stata denominata “Ossessione” l’operazione condotta dalla Guardia di finanza di Catanzaro, Nucleo di polizia economico finanziario, insieme allo Scico (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata), coordinati dalla Dda di Catanzaro. Venticinque le persone destinatarie di un decreto di fermo, 22 delle quali sono finite in manette, 3 sono irreperibili perché all’estero. Le accuse, a vario titolo contestate, vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalle modalità mafiose e detenzione di armi. La cellula criminale alla quale l’associano faceva riferimento era quella della potente cosca dei Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia.
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Due le grandi ossessioni degli indagati: la paura di essere intercettati e monitorati e la continua tensione di stare costantemente sul mercato della droga. Il gruppo era riconosciuto sul mercato tanto da essere punto di riferimento per l’approvvigionamento di cocaina anche per altri clan come i Mazzaferro di Gioiosa. «La novità di questa operazione – ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri – è che siamo riusciti a intervenire su un’organizzazione in fase di crescita». Un dato, questo, corroborato anche dalle parole del generale Fabio Contini, comandante regionale della Guardia di finanza: «Il fascicolo – ha spiegato il generale – risale al 2017, quando in genere le indagini sul narcotraffico hanno tempi molto più lunghi. Gli indagati erano dei veri e propri imprenditori del narcotraffico. Quando non potevano importare cocaina perché impegnati dalle contingenze del momento, come l’insorgere di rivolte in Venezuela, per non rimanere fermi con i loro affari e con tutta la loro struttura si adoperavano per importare marijuana e hashish da altri mercati».
«Nel corso dell’operazione sono emersi due dati – ha detto il comandante dello Scico Alessandro Barbera –. Innanzitutto il fatto che la ‘ndrangheta si muova a 360 gradi nel traffico degli stupefacenti, non solo della cocaina. E poi emerge il ruolo delle donne, capaci di sostituire propri uomini se questi sono in carcere e rivestire ruoli di spicco».
«Il nostro obiettivo – ha detto Gratteri – è quello di definire, sul piano probatorio, l’esistenza dell’associazione a delinquere: è a quel punto che dobbiamo intervenire, senza aspettare che si importino altre tonnellate di cocaina dal Sud America».
Uno, in particolare, era il broker, che faceva da gancio con i cartelli sudamericani: Michele Viscotti, pugliese di 72 anni, già legato al cartello di Medellin di Pablo Escobar e oggi in contatto con i cartelli di Santo Domingo e del Venezuela, addetto a organizzare i viaggi tra i due continenti.
CREDIBILITÀ «Fare una rogatoria internazionale non serve se non ha credibilità con la polizia giudiziaria di quei Paesi», ha spiegato il procuratore Gratteri. «Siamo riusciti a dare alle indagini un respiro internazionale perché i nostri uomini sono credibili a livello internazionale. Ribadisco quanto ho accennato nel mio breve intervento, sabato scorso, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario – ha proseguito Gratteri –, nel corso del quale ho parlato del grande progetto messo in atto da parte della Procura distrettuale da me diretta, di una grande rivoluzione che stiamo portando avanti, da un lato riorganizzando la Procura, dall’altro grazie al grande contributo che stiamo ricevendo dai vertici delle Forze dell’ordine per avere in Calabria i migliori investigatori d’Italia. Come ho già spiegato, la Guardia di finanza sta triplicando i risultati, non solo in termini di quantità ma anche di qualità, ottenendo risultati straordinari».
PERICOLO DI FUGA Con l’indagine Ossessione è stato necessario spingere sull’acceleratore. «È stata un’indagine complessa – ha riferito il colonnello Carmine Virno, comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria di Catanzaro – per la quale abbiamo dovuto anticipare i fermi di almeno quattro giorni. Tra gli indagati c’era chi aveva le valigie pronte per partire (il marocchino Safine Abderrahim che aveva il compito di fare arrivare la cocaina in Spagna, ndr), chi stava rientrando ed era pronto per ripartire». L’azione, allora, è diventata rapida e serrata. «In 24 ore abbiamo messo in piedi un dispositivo di 300 uomini in diverse aree del nostro Paese», ha ribadito il generale Barbera.
Nel corso di un sequestro da 430 chili di hashish a Milano, è stata sequestrata anche una pistola con delle munizioni. Ma il gruppo, ha spiegato Virno, «era alla continua ricerca di armi da acquisire».
GRATTERI: «CONTINUATE A INONDARCI DI DENUNCE» La conferenza stampa di lunedì è la prosecuzione, in termini concreti, del discorso tenuto sabato durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il procuratore di Catanzaro sottolinea più volte come, dalle parole i suoi uomini siano capaci di passare ai fatti. «Riusciamo a rapportarci con tre Stati del mondo perché credibili», ha ribadito prima di riportare l’appello di sabato scorso: «Continuate a inondarci di denunce perché sono la nostra benzina».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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