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Morra vuole il processo per Salvini: «Ci giochiamo la credibilità»

Il senatore calabrese del M5S, che presiede la commissione Antimafia, interviene sulla richiesta di rinvio a giudizio del ministro dell’Interno per il caso Diciotti: «Nessuno di noi si deve sottrar…

Pubblicato il: 07/02/2019 – 9:33
Morra vuole il processo per Salvini: «Ci giochiamo la credibilità»

ROMA «Male non fare, paura non avere». Nicola Morra usa un proverbio per sintetizzare la sua posizione. Il senatore pentastellato calabrese, da presidente della commissione Antimafia, si candida (e non è la prima volta) a portavoce della corrente antisalviniana del M5S. Il suo punto di vista, spiegato in un colloquio con il Fatto Quotidiano, richiama l’«humus» che il Movimento ha tratto «da un piano pre-politico», un retroterra per cui, si chiede Morra, i pentastellati forse dovrebbero «rispondere sì a prescindere ai giudici».
Il cronista Luca de Carolis lo intercetta mentre scende le scale di Palazzo Madama e l’argomento è, ovviamente, il caso Diciotti e il voto sul rinvio a giudizio di Matteo Salvini per sequestro di persona. Morra è evidentemente per il sì: «Nessuno di noi si deve sottrarre al giudizio».
«Quando – continua – da cittadino, ma anche da uomo delle istituzioni, pongo in essere delle scelte, devo risponderne pienamente». E ancora: «Se io dimostro che ho agito nel modo giusto, svolgo una funzione sociale importantissima. La magistratura deve sempre poter avere dubbi sull’operato della politica». Il presidente dell’Antimafia ricorda che «la credibilità è la dote più importante con cui un soggetto politico può ottenere consenso», soprattutto per gli “intransigenti” 5stelle, che sulla questione, ammette Morra, si giocano molto: «Un atteggiamento ondivago non aiuterebbe».
Il senatore nega che ci siano spaccature interne: «Non c’è una lacerazione tra giovani o vecchi, etici o non etici. Tutti dobbiamo riassaporare l’humus del Movimento. E siamo convinti che Salvini e gli altri ministri non abbiano commesso alcun reato». «So che siamo profondamente cambiati – aggiunge – rispetto alle origini, ma tra i nostri valori c’è la convinzione che chi è nel Palazzo non possa godere di un trattamento differente. Non possiamo ridurci a fare i cassazionisti, dopo aver proposto un sistema giudiziario con due gradi di giudizio».

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