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“Stammer”, no del Riesame all'obbligo di soggiorno per Ruggero

La proposta era stata avanzata dalla Dda di Catanzaro. Secondo il Riesame non ci sarebbero gli estremi per identificare il 42enne quale soggetto socialmente pericoloso

Pubblicato il: 28/02/2019 – 16:48
“Stammer”, no del Riesame all'obbligo di soggiorno per Ruggero

CATANZARO Non è stata accolta dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto da Giuseppe Valea, la proposta avanzata dalla Dda di Catanzaro di applicare la misura di prevenzione dell’obbligo di soggiorno nei confronti di Antonio Ruggero, accusato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e illecita detenzione di sostanze stupefacenti. La proposta della Dda aveva a fondamento la pericolosità sociale di Ruggero, 42 anni, coinvolto nell’operazione “Stammer”, condotta contro una ramificata rete criminale dedita al narcotraffico. Il legale di Ruggero, l’avvocato Vincenzo Cicino, ha rappresentato il fatto che in sede di giudizio di riesame, la Corte di Cassazione avesse annullato l’ordinanza cautelare riguardo al reato associativo. Secondo il Riesame non vi sarebbero gli estremi per identificare Antonio Ruggero quale soggetto socialmente pericoloso da essere destinatario della richiesta misura di prevenzione. «In buona sostanza – scrivono i giudici – al fine di pervenire alla applicazione di misura di prevenzione a soggetti ritenuti indiziati di appartenere a contesti associativi dediti al traffico di sostanze stupefacenti occorre fornire, in primo luogo, la prova dell’esistenza dell’associazione, verifica che si ravvisa tanto più importante qualora, come nella fattispecie in esame, in sede di riesame cautelare l’associazione è stata messa in dubbio nei riguardi di Antonio Ruggero, in secondo luogo, adeguata dimostrazione della appartenenza del proposto alla suddetta consorteria». Dimostrazione che non trova, secondo i giudici, una solida base di valutazione nell’ordinanza cautelare scaturita con l’operazione “Stammer”, vista anche la decisione presa in seguito dalla Corte di Cassazione.

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