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Si riaccende la protesta nel Reggino: «Colata d'asfalto su un tratto di costa protetto»

Nonostante la mobilitazione di ambientalisti e studiosi i lavori per il lungomare di San Lorenzo (in un’area Sic) dovrebbero partire a settembre. Il parere del docente universitario Paolo Pileri: «…

Pubblicato il: 07/08/2019 – 8:11
Si riaccende la protesta nel Reggino: «Colata d'asfalto su un tratto di costa protetto»

di Sergio Pelaia
REGGIO CALABRIA Ogni due ore, in Italia, si cementifica un’area grande quanto Piazza Navona. Stando a quanto riportato nel Rapporto Ispra-Snpa, anche negli ultimi anni, e nonostante la crisi economica, il consumo di suolo è aumentato significativamente. Non di rado capita che infrastrutture e cantieri invadano aree protette, o a rischio idrogeologico, o soggette a vincolo paesaggistico. La Calabria, secondo i dati raccolti dall’Arpacal per il Rapporto 2018, risulta al di sotto della media nazionale: la provincia che ha consumato meno suolo tra il 2016 e il 2017 è quella di Cosenza, seguono Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia. Ma ancora oggi tra il Pollino e lo Stretto si portano avanti progetti che, secondo gli ambientalisti, puntano a «ipercementificare» tratti di costa protetti da leggi comunitarie, nazionali e regionali. Piccoli paradisi naturali che, finora, erano scampati al sacco delle coste calabresi. Come quello della Marina di San Lorenzo, nel Reggino, dove però è stato annunciato per la fine dell’estate l’avvio dei lavori del nuovo lungomare. Un’opera portata avanti con ostinazione dalla locale amministrazione comunale ma avversata da associazioni e cittadini riuniti nel “Laboratorio territoriale di Condofuri e San Lorenzo” che, nella loro battaglia contro la cementificazione costiera, hanno trovato il sostegno (come potete leggere qui) di nomi importanti sia del mondo accademico (tra questi Lodovico Meneghetti, direttore del Dipartimento di progettazione dell’Università di Milano, e Nadia Marchettini, direttore del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena) che di quello dell’arte e della cultura (compresi Carmine Abate, Cataldo Perri, Vito Teti, Gioacchino Criaco, Alice Rohrwacher e Giovanna Marini).
«UNA COLATA D’ASFALTO SU UN ETTARO DI COSTA» La mobilitazione, nonché il «parere negativo della competente Sovrintendenza di Reggio Calabria (che, se è giunto dopo la scadenza dei termini per la Conferenza dei Servizi, presenta dettami prescrittivi che restano universalmente validi e quindi da rispettare sempre)», a cui si sono aggiunti «rilievi e richieste di approfondimento da parte dei Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali e della stessa Autorità di Bacino regionale», non hanno però spostato di un millimetro la posizione del Comune di San Lorenzo. Così nei giorni scorsi è stato aperto il cantiere: i lavori, si legge sull’apposito tabellone, inizieranno a settembre e saranno ultimati entro 250 giorni. Una volta completato, il lungomare dovrebbe complessivamente misurare circa 1 km e, secondo gli ambientalisti, il risultato sarebbe quello di impermeabilizzare «con una colata d’asfalto» un ettaro di fascia costiera. «Parliamo di un tratto di costa – fanno notare gli attivisti del “Laboratorio territoriale” – che tra l’altro, se non bastasse la sua inclusione nel Codice del Paesaggio del 2004 tra le aree non ulteriormente urbanizzabili, fa parte dei Siti di Interesse Comunitario (le cosiddette aree Sic, e la Città Metropolitana rischia nella circostanza una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea che potrebbe costringerla al pagamento di due milioni di euro)». Il progetto, inoltre, su cui pende un ricorso al Capo dello Stato (qui la notizia), è «privo di Via (Valutazione d’impatto ambientale) e di uno studio d’incidenza (propedeutico alla Vinca della quale s’è fatto a meno andando incontro a una delle tante irregolarità procedurali che sono poi i principali ingredienti della farsa)». Tutto ciò accade in una Regione che si è dotata nel 2016 di una Legge Quadro su questo ambito in cui è messo nero su bianco – ma solo sulla carta, evidentemente – il principio del «consumo di suolo zero».
IL PROF: «NON SI RENDONO CONTO NÉ DEI RISCHI NÉ DEI COSTI» Secondo molti studiosi non c’è solo il fattore ambientale alla base della necessità di opporsi a simili forme di cementificazione. Queste opere, infatti, sarebbero anche controproducenti dal punto di vista economico. Il professor Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano e, coinvolto sull’argomento, ha spiegato al Corriere della Calabria: «Per ogni ettaro che asfaltiamo dovremmo mettere da parte almeno 40mila euro all’anno per compensare quel che il suolo libero non ci dà più spontaneamente. Se si costruisce una strada di 1 km si indebita ogni anno quella comunità locale di oltre 70mila euro. Ogni anno, per sempre. Lo dice Ispra. E sono costi che vanno a sommarsi ai miliardi che ogni anno già si dovrebbero pagare per fare quello che il suolo non fa». Pileri giudica «irresponsabili» le proposte di cementificazione su suoli liberi avanzate oggi: «Chi decide non si rende conto del rischio a cui espone il Paese e i suoi abitanti. Continuare a prendere a morsi le nostre aree agricole e naturali con le quali mangiamo e respiriamo non ci consegna un futuro migliore né più sereno. Oggi chi ancora pensa allo sviluppo facendo pagare ai suoli il prezzo più alto non ha capito che quello sviluppo mette le mani in tasca ai cittadini». Un suolo non cementificato, infatti, «drena la pioggia, produce cibo e legname, sequestra CO2, protegge dall’erosione, fornisce acqua potabile e così via». Veri e propri “servizi”, insomma, forniti gratuitamente dal suolo e che evitano spese per generare quelle risorse. «Se invece cementifichiamo, addio. Appena cementifichiamo – conclude il docente universitario – inizia una catena infernale di costi che ci strangola a nostra insaputa. Chi decide di far asfaltare fa questi conti? Se non volete smettere di consumare suolo per la bellezza del suolo e del paesaggio, almeno fatelo per non mandarci sul lastrico più di quel che già siamo».
L’M5S COINVOLGE DUE MINISTERI «Il lungomare di San Lorenzo, nel Reggino, è l’ennesima, inutile, orribile colata di asfalto su un ettaro di costa, che la locale amministrazione sta imponendo e cui ci opporremo investendo in primo luogo i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali». Lo affermano, in una nota, i deputati M5S Paolo Parentela e Giuseppe d’Ippolito, che aggiungono: «Nell’unità delle diverse forze sociali e culturali in campo, è fondamentale proseguire la battaglia contro la cementificazione costiera della Calabria, che ha già creato danni incalcolabili e non ha mai prodotto lavoro, turismo e sviluppo. Nello specifico contrasteremo l’annunciato inizio dei lavori, considerato che il tratto di costa interessato, come hanno già rilevato gli attivisti di “Laboratorio territoriale”, di cui condividiamo analisi e obiettivi, è incluso nel Codice del Paesaggio del 2004 tra le aree non più urbanizzabili e in un Sito di Interesse Comunitario, con il rischio, dunque, dell’apertura di una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea e della condanna a pagare almeno 2milioni di euro». «Inoltre – continuano i parlamentari del Movimento Cinque Stelle – questo progetto è sprovvisto di Valutazione d’impatto ambientale e di uno studio d’incidenza preliminare alla Valutazione di incidenza ambientale, con grossi dubbi su tutto l’iter amministrativo finora seguito. Infine nella fattispecie non risultano affatto considerati gli enormi costi pubblici di questa nuova cementificazione del suolo. Invitiamo, allora, l’amministrazione comunale di San Lorenzo – concludono Parentela e D’Ippolito – a non procedere con i lavori e a rispettare le normative vigenti, altrimenti saremo costretti a denunciarli in ogni sede». (s.pelaia@corrierecal.it)

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