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«Violati patti di estradizione con la Spagna». E il boss ergastolano è libero

Una complicata matassa legale ha portato alla scarcerazione definitiva di Domenico Paviglianiti, pluriomicida condannato a un totale di 168 anni di carcere. Ma ne ha scontati 23

Pubblicato il: 08/08/2019 – 12:39
«Violati patti di estradizione con la Spagna». E il boss ergastolano è libero

L’Italia ha violato i patti di estradizione con la Spagna. E il boss ergastolano dopo 23 anni di carcere (su 168 totali da scontare) torna libero, scarcerato in via definitiva. È quanto accaduto a Domenico Paviglianiti, pluriomicida boss della ‘ndrangheta che, a 58 anni, si è visto spalancare le porte del supercarcere di Novara dove era recluso al 41 bis dal 1999. Proprio in quell’anno, Paviglianiti – accusato di sette delitti e tre tentati omicidi, ricercato per associazione mafiosa e traffico di droga e bazooka, coinvolto nel 1990 nell’assassinio del figlio di Raffaele Cutolo – è stato estradato dalla Spagna. Lì era stato catturato il 21 novembre 1996 e la sua estradizione in Italia era stata accordata a condizione che non gli venisse inflitta «una carcerazione a vita indefettibile», ergastolo all’epoca non previsto in Spagna (che l’ha reintrodotto nel 2015). «E infatti – riporta il Corriere della Sera – ancora il 14 marzo 2006 il ministero della Giustizia italiano si impegna a garantire che l’ergastolo “non implica che i condannati debbano comunque restare detenuti in carcere per tutta la vita, perché possono usufruire in ogni tempo” di benefici quali “permessi premio” (dopo 10 anni espiati), “semilibertà” (dopo 20) e “liberazione condizionale” (dopo 26). Ma una volta estradato in Italia, la Procura generale di Reggio Calabria il 12 luglio 2012 fa scattare per Paviglianiti la norma che applica l’ergastolo a chi abbia più di due condanne superiori a 24 anni (e Paviglianiti, su 9 sentenze, ne ha 4 a 30 anni per altrettanti delitti). Ma soprattutto è l’“ergastolo ostativo” che ai condannati per i gravi reati dell’articolo 4 bis sbarra qualunque beneficio: tanto che, in 23 anni, Paviglianiti esce solo 2 ore – scortato dagli elicotteri – per la morte della madre».
I suoi avvocati però eccepiscono come non fossero questi gli accordi dell’estradizione con la Spagna, e le istanze dei legali vengono affidate dalla Cassazione al gip di Bologna che, dopo 10 mesi di riflessione, constata che «le modalità detentive dopo l’applicazione dell’ergastolo abbiano certamente frustrato le aspettative della Spagna nel momento in cui accordava l’estradizione», e che «è stato violato il principio della buona fede internazionale da parte dello Stato italiano, che alla Spagna doveva dar conto della norma restrittiva dell’art. 4 bis». Tanto più che il 13 giugno, aggiunge il gip, sull’ergastolo ostativo la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Quindi l’effetto domino fa sì che l’ergastolo venga sostituito dalla massima detenzione temporanea ammessa in Italia, 30 anni, qualunque sia il cumulo di pene (qui 168 anni). «Paviglianiti ne ha scontati sinora 23. Ma vanno aggiunti – conclude il Corriere – 3 anni e mezzo “fungibili” ad altro titolo, 3 anni di indulto, e 1.815 giorni di “liberazione anticipata” (45 giorni automatici ogni 6 mesi espiati). E così Paviglianiti ha già raggiunto e anzi superato il tetto dei 30 anni. E il giudice deve ordinarne “l’immediata scarcerazione”».

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