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I clan volevano uccidere Gratteri. «Quattro o cinque anni fa hanno fallito»

I progetti dei Commisso prima e dei cutresi poi emergono dalle intercettazioni dell’operazione “Infectio”. «Stava andando a Crotone… Se non lo fermano li piglia a tutti»

Pubblicato il: 12/12/2019 – 18:29
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I clan volevano uccidere Gratteri. «Quattro o cinque anni fa hanno fallito»
di Alessia Truzzolillo CATANZARO Un attentato sulla via di Crotone attendeva il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. I Commisso di Siderno prima e i cutresi dopo hanno avuto a che fare con lui da quando era procuratore aggiunto a Reggio Calabria a quando è divenuto procuratore capo di Catanzaro. I cutresi e i sidernesi lo conoscono bene il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. Le operazioni “Borderland”, “Jonny” e, infine, “Malapianta” della Dda di Catanzaro stanno decapitando le cosche crotonesi. «Li piglia a tutti», commentano il 27 maggio 2017 Antonio Ribecco e suo fratello Natale. Antonio Ribecco è stato arrestato nel corso dell’operazione “Infectio”, ritenuto il contatto dei clan di Siderno e San Leonardo di Cutro a Perugia. «Li piglia a tutti – commenta rivolto al fratello – però… però quattro o cinque anni fa… l’hanno fallito…». «Stava andando a Crotone… per lui avevano trovato pure i cosi… o si sono spaventati…». «Questo se non lo fermano li piglia a tutti», gli fa eco il fratello. La conversazione è l’ennesima dimostrazione di come il procuratore di Catanzaro venga “monitorato”, ascoltato, seguito, letto e persino citato dagli uomini dei clan. Da quando era aggiunto a Reggio Calabria, Gratteri non dà tregua al clan di Siderno. A Perugia il boss Cosimo Commisso ha il suo referente, Antonio Ribecco che, dicevamo, è arrivato nella città umbra da Cutro. A Perugia i sidernesi lavorano in sintonia con le cosche di San Leonardo di Cutro: Trapasso e Mannolo. Giovedì le distrettuali di Catanzaro e Reggio Calabria hanno messo a segno le operazioni “Infectio” e “Core business”: 27 misure cautelari condotte tra la Calabria e l’Umbria per recidere ulteriori ramificazioni che la ‘ndrangheta stava impiantando fuori regione. I DUE GRATTERI Commentando gli arresti delle operazioni “Borderland” e “Jonny” Antonio Ribecco è convinto che i Gratteri siano due: uno, quello di Reggio Calabria, che «ha fatto un libro! […] Fratelli di Sangue… tu vedi il libro… e ti dice “Cosimo” (Cosimo Commisso) in prima pagina… e ha fatto lui… ha rovinato a lui…». L’altro Gratteri, nella mente di Antonio Ribecco, è quello di Catanzaro: «… e questo sta rovinando… questo è di Catanzaro». È il fratello Natale (non indagato in questo procedimento) a riportarlo alla realtà: «Sempre lui è». Il dialogo ha del surreale. Antonio Ribecco è convinto: «A me Cosimo (Commisso, ndr) mi ha detto che sono due e si chiamano allo stesso modo… che uno era dove erano loro (a Siderno, nel Reggino, ndr) e li ha arrestati a tutti questo». Il fratello ribatte: «Ed è sempre questo… questo qua prima… praticamente è passato alla Provincia […] Il capoluogo è Catanzaro. […] Ed è passato però era a Reggio prima questo». Insomma, Reggio o Catanzaro, «a tutti ha messo in galera», «e li piglia, li piglia a tutti», «è stato in America, le indagini sono partite da lì, dall’America… per andare in Colombia… ma perché li hanno presi a tutti di quelle zone di Reggio Calabria, tutti lui li ha fatti prendere… Gratteri… e adesso è passato dalle parti di Crotone… di Catanzaro», «e chi lascia più», «però… quattro o cinque anni fa… l’hanno fallito». (a.truzzolillo@corrierecal.it)
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