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«La fede dona alla storia la composizione dei conflitti»

Lo storico e laico Paolo Mieli protagonista dell’appuntamento con “Maieutiké, tra cielo e terra”. Le conclusioni affidate all’arcivescovo di Catanzaro Bertolone

Pubblicato il: 20/12/2019 – 9:26
«La fede dona alla storia la composizione dei conflitti»

di Maria Rita Galati
CATANZARO Del rapporto tra fede e storia, il laico Paolo Mieli – giornalista, saggista e storico  – tratteggia una definizione chiara e inaspettata: parlare del rapporto tra fede e storia significa valorizzare quello che la fede ha portato in dono alla storia. Ne parla davanti a decine di persone raccolte nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro per un altro interessante appuntamento con “Maieutiké, tra cielo e terra”, la rassegna di incontri ideata e promossa dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e da Entopan-Smart Networks & Strategìes, con il fine di riaccendere il dialogo tra cultura e fede al tempo dell’intelligenza artificiale. La serata moderata da don Francesco Brancaccio, Vicario episcopale per la cultura, è stata presieduta e conclusa da monsignor Vincenzo Bertolone, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza Episcopale Calabra. Al suo fianco Francesco Cicione, Ceo di Entopan-Smart Networks & Strategìes, che ha introdotto l’incontro su quello che ha definito «tema altissimo, per certi versi audace, che segna l’urgenza in questo tempo così complesso di ravvivare il dialogo tra immanente e trascendente: “la fede ha bisogno della storia per incarnarsi e la storia ha bisogno della fede come criterio di comprensione». «Le verità nascoste – trenta casi di manipolazione della storia», il suo ultimo libro, diventano per Mieli spunto e punto di partenza per ragionare di come la storia non si mette in cattedra per giudicare la fede, ma al contrario la fede «aggiunge alla storia» e ne facilita il processo, e il progresso, accompagnando i conflitti – anche quelli nati e nutriti dalla fede – verso la composizione. «La fede ci permette di guardare avanti offrendo una prospettiva alle parti che sono state in conflitto. Anzi – dice ancora – posso dire di più: si può fare la storia solo perché la fede ha aiutato il passato a chiudere i conflitti a perdonare, a dimenticare». La dimensione della fede, per Mieli, è quella che “ha permesso al passato di non ripresentarsi come un eterno campo di conflitti ma di andare avanti». Con il suo modo pacato e nello stesso tempo accattivante, l’ex direttore del Corriere della Sera e da La Stampa, presidente di Rcs libri, seguitissimo nelle trasmissioni che cura per Rai Tre “La Grande Storia”, ma anche “Correva l’anno”, offre alla platea, come aveva fatto poco prima incontrando i giornalisti nelle stanze dell’Arcivescovado, graditi ospiti di monsignor Bertolone, una consapevolezza condivisa: «Io non sono cattolico ma devo riconoscere alla fede e alla fede cattolica non ci sarebbe la storia». «I conflitti di fedi religiose purtroppo li abbiamo conosciuti lungo il corso di duemila anni, di questi interessa capire e studiare in che modo si sono chiusi: il paradosso è che conflitti combattuti nel nome della fede si sono chiusi per un atto di fede superiore – dice ancora rimarcando di essere laico, e di origini ebraiche -. E questo è il mistero della fede: la fede che può portare al conflitto, e nello stesso tempo porta alla composizione dei conflitti stessi». Con i giornalisti Mieli – che nella mattinata aveva avuto anche un interessante incontro i presbiteri – si apre con semplicità, confessando un attaccamento appassionato alla nostra regione che frequenta da 40 anni e che negli ultimi tempi ha trovato cresciuta più moderna. «La Calabria, come il nostro Paese, e dicendo questo non auspico certo governi di unità nazionale, ha bisogno di trovare la pace – dice – c’è un eccesso di tensione che sospende la progettualità mentre la Calabria ha bisogno di un orizzonte di pace». Non è possibile vivere in perenne conflitto, insomma: non si può sempre dividere il mondo in buoni e cattivi, virtuosi e non virtuosi, ad un certo punto vanno archiviati i demoni di turno (e lo dice riferendosi anche e soprattutto a quella che definisce la sua parte politica, da uomo di centrosinistra). «In questo il ruolo della Chiesa potrebbe essere trainante – afferma ancora – Si può non essere ossessionati dal male, bisogna convincersi che è il momento di mettere fine al momento della contrapposizione per fare spazio al cambiamento fatto di speranza». Una lotta alle brutture per cambiamento e ripartenza, franati dalla zona più fragile: la politica. E la Calabria, osserva Mieli, da troppo tempo non esprime una classe dirigente di spessore, che sia in grado di esprimere le istanze di questa regione a livelli nazionali. «Per interpretare il nostro tempo è indispensabile rileggere il profondo intreccio che lega Fede e Storia, esperienza religiosa ed esperienza sociale e culturale. Il mondo è smarrito – conclude monsignor Bertolone – la nostra Calabria è smarrita, non solo per motivi politici e per gli ultimi accadimenti giudiziari, sentire la voce di un grande storico che discute di storia e conosce la Calabria, che tra l’altro ama, e fa vedere la bontà della fede che illumina: Cristo si è fatto storia, è diventato uomo, la illumina e continua ad illuminarla, era una sfida. Bella. Mai lui aveva parlato a preti, quello con i presbiteri è stato un incontro entusiasmante, brillante. La storia è maestra di vita e quando lo storico dice la luce di Cristo ha composto tanti conflitti e illumina gli uomini è quanto di più bello io potessi sentire. La Chiesa calabrese e la mia persona sono impegnate a formare coscienze di giovani e di meno giovani, perché piccoli e grandi devono sapere da che parte stare, come agire come avere nella loro vita delle mete precise e chiare, questo è il nostro compito. Il resto è compito dello Stato. E in questa direzione – chiude l’arcivescovo – voglio dire che è bello agire bene, camminare con la testa alta senza avere paure di nulla, in questa terra difficile ma non è impossibile. In questi ultimi tempi è possibile ancora di più perché la sensibilizzazione generale verso il bene è molto alta, e io confido che il futuro della Calabria ha già voltato pagina. E noi avremo un’altra Calabria, a prescindere dalla grande confusione politica in atto».
 
 
 

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