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Soldi in cambio dell'appoggio dei clan in Piemonte, in manette assessore regionale Fdi

Otto gli arresti nell’operazione condotta dalla Distrettuale di Torino contro una cosca di ‘ndrangheta che operava in Piemonte. Roberto Rosso avrebbe versato ai clan 15mila euro in cambio di un “pa…

Pubblicato il: 20/12/2019 – 7:58
Soldi in cambio dell'appoggio dei clan in Piemonte, in manette assessore regionale Fdi

TORINO Dalle prime luci dell’alba, la Guardia di finanza di Torino sta eseguendo otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia torinese, nonché sequestri di beni sul territorio nazionale, nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. Tra le condotte illecite, oltre all’associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fiscali per 16 milioni di euro, è stato contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso.
Tra gli otto arrestati c’è anche l’assessore della Regione Piemonte Roberto Rosso (nella foto), esponente di Fratelli d’Italia, Da quanto si apprende, Rosso, 58 anni, avvocato civilista e una lunga esperienza in Parlamento, dove è stato deputato per cinque legislature e due volte sottosegretario, avrebbe chiesto aiuto alla criminalità organizzata per essere eletto alle ultime elezioni regionali nella coalizione a sostegno del presidente Alberto Cirio. In Regione Rosso è assessore ai Rapporti con il Consiglio regionale, Delegificazione e semplificazione dei percorsi amministrativi, Affari legali e Contenzioso, Emigrazione e Diritti civili.
Nella stessa operazione sono in corso provvedimenti di sequestro per milioni di euro su 200 tra imprese, immobili e conti correnti, eseguiti in Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna.
L’ACCUSA PER ROSSO Quindicimila euro in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti. E’ questa l’accusa che ha portato in carcere l’assessore ai Diritti della Regione Piemonte, Roberto Rosso, nell’ambito di una inchiesta sulla ‘ndrangheta in Piemonte che ipotizza tra i reati anche il voto di scambio. Secondo l’accusa la ‘ndrangheta avrebbe esercitato la propria ingerenza in occasione delle elezioni dello scorso 26 maggio.
L’INCHIESTA L’operazione è stata condotta dal Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Torino – Gico della Guardia di Finanza e costituisce sviluppo dell’operazione denominata “Carminius” che già aveva portato, nel marzo 2019, all’esecuzione di un analogo provvedimento a carico di numerosi soggetti organici alla medesima struttura ‘ndranghetista radicata nel territorio di Carmagnola ed operante nell’area meridionale di Torino.
Le successive indagini hanno permesso agli inquirenti di mettere in luce ulteriori figure di spessore criminale, tra cui, in ordine di importanza, Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, che hanno riorganizzato gli assetti del clan, intessendo rapporti con un noto imprenditore torinese, Mario Burlò, con interessi sul territorio nazionale e sponsor di varie squadre sportive, anch’egli destinatario della predetta misura con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Quest’ultimo, con il costante sostegno garantitogli dai membri della cosca, ha attuato uno strutturato sistema di evasione fiscale attraverso la creazione di più società, formalmente non riconducibili allo stesso, tramite cui compiere indebite compensazioni Iva ed ottenere in tal modo considerevoli profitti. Il “sistema” così elaborato ha permesso di accumulare indebite compensazioni per un valore superiore ai 16 milioni di euro.
Le indagini hanno fornito una chiara evidenza delle ragioni dell’intesa tra il sodalizio e Burlò: da un lato quest’ultimo, dovendo investire l’ampia liquidità realizzata tramite l’evasione fiscale, ha potuto perfezionare agevolmente acquisti immobiliari supportato dalla copertura e dalla protezione fornitagli dai membri dell’organizzazione criminale. Allo stesso modo la cosca ha ottenuto illecitamente ingenti profitti ed il controllo di attività economiche nello specifico settore imprenditoriale.
SEQUESTRATA LA VILLA CHE FU DI VIDAL La prima operazione realizzata tramite il suddetto pactum sceleris ha avuto ad oggetto la villa appartenuta al noto giocatore di calcio Arturo Vidal, recentemente acquistata proprio da Burlò e oggi posta sotto sequestro, insieme ad altre prestigiose proprietà, quali una decina di appartamenti nel resort Geovillage di Olbia e alcuni ristoranti e bar del capoluogo torinese.
IL PATTO ELETTORALE Secondo quanto emerso dalle indagini è stato possibile appurare come la consorteria ‘ndranghetista, guidata da Garcea e Viterbo, abbia manifestato la propria ingerenza anche in occasione delle elezioni politiche regionali del 26 maggio 2019, nel corso delle quali ha stipulato un “patto di scambio” con il candidato nella lista “Fratelli d’Italia” Roberto Rosso, consistente nel pagamento della somma di 15mila euro in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti, avvalendosi della mediazione di Enza Colavito e Carlo De Bellis.
Come è noto, le elezioni si sono concluse con un ottimo risultato per il capolista di Fratelli d’Italia nella circoscrizione di Torino e la nomina dello stesso ad assessore regionale.Dalle indagini è emersa anche la piena consapevolezza del politico e dei suoi intermediari circa la intraneità mafiosa dei loro interlocutori.
LE ULTIME ATTIVITÀ ILLECITE DEL CLAN In questi giorni gli affiliati avevano in corso un’attività finalizzata alla importazione dall’estero di un grosso quantitativo di stupefacente ed anche il perfezionamento di operazioni di indebite compensazioni di crediti Iva per diversi milioni di euro e ciò ha imposto la sollecita esecuzione della misura cautelare.
IL PROCURATORE GENERALE: «È SCESO A PATTI CON I CLAN» «Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l’accordo ha avuto successo». Lo ha detto Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte, a proposito dell’operazione Fenice della guardia di finanza sulla ‘ndrangheta nel Torinese. Gli investigatori hanno documentato – anche con immagini – diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino.
ARRIVANO LE DIMISSIONI DI ROSSO Roberto Rosso, arrestato questa mattina per voto di scambio nell’ambito di una inchiesta sulla ‘Ndrangheta della guardia di finanza di Torino, ha rassegnato le dimissioni da assessore della Regione Piemonte. Secondo quanto si apprende da ambienti politici, la lettera è stata firmata in carcere ed è già nelle mani del governatore Alberto Cirio che le ha accettate.
MELONI: «ROSSO FUORI DAL PARTITO. FDI SI COSTITUIRÀ PARTE CIVILE» «Annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico, perché in questa vicenda ci consideriamo le prime vittime». È quanto afferma Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, in una nota. «Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da FdI. A chiunque pensi di usare il nostro simbolo per trattare con mondi che noi combattiamo voglio dire forte e chiaro: Fratelli d’Italia non puo’ essere la vostra casa, perché ci fate vomitare».
E I 5 STELLE CHIEDONO LE DIMISSIONI DEL GOVERNATORE «L’arresto dell’assessore della regione Piemonte, Roberto Rosso, a cui è stato contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso, è un fatto gravissimo. Il governatore Cirio non puo’ trincerarsi dietro il suo stupore ma dovrebbe spiegare ai cittadini come è possibile che, un membro della sua Giunta, sia accusato di aver commesso reati così gravi, senza che lui si sia accorto di nulla o abbia avuto il benché minimo sospetto. Possibile tutto cic?». Lo afferma il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Davide Crippa. «Secondo l’accusa, infatti, Rosso avrebbe chiesto voti ai clan per essere eletto in Regione alle elezioni dello scorso 26 maggio – continua – vinte dal centrodestra. Al netto del fatto che la giustizia farà il suo corso e che accerterà tutte le eventualità responsabilità, qui si apre una gigantesca questione morale e di etica della politica grande come una casa. La Giunta Cirio dovrebbe valutare le sue dimissioni. Le accuse sono gravissime: parliamo di un possibile condizionamento del voto regionale. Dopo i clamorosi arresti in Calabria, nell’operazione anti ‘ndrangheta, che ha visto coinvolti diversi politici, fra cui un ex parlamentare del centro destra, adesso emergono fatti gravi e inquietanti di presunti rapporti fra politici ed esponenti della ‘ndrangheta in regione Piemonte – conclude – tutto cio’ non è accettabile. Cirio ne dovrebbe trarre le conseguenze».

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