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«Il Pd deve riconciliarsi con la società calabrese»

di Silvia Marino

Pubblicato il: 02/02/2020 – 19:26
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«Il Pd deve riconciliarsi con la società calabrese»
Lettera aperta al segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti. «Il Pd deve riconciliarsi con la società calabrese. Voglio pensare alla Sua visita in Calabria come ad un momento di ulteriore consolidamento del percorso di rinnovamento oramai intrapreso dal Pd calabrese. Fintanto che gli strumenti di partecipazione democratica del partito non ritorneranno accessibili al normale confronto interno, bisognerà trovare strumenti alternativi per provare a condividere qualche idea. La stampa può essere uno di questi strumenti, almeno fino a quando gli editori troveranno interessante sostenere il dibattito politico. La Calabria attraversa un momento di profonda crisi economica e sociale, dovuta ai problemi endemici che cinquanta anni di regionalismo non sono riusciti ad affrontare e risolvere. L’ultimo Rapporto Svimez conferma che tra le regioni del Mezzogiorno la Calabria, che era uno dei territori più fragili, perde ancora posizioni. Ultima in tutti gli indicatori. Questo significa che le diseguaglianze aumentano mentre i servizi diminuiscono. Tante persone vivono in povertà o in condizioni di grave disagio, senza lavoro, con un sistema di tutela della salute incapace di garantire i servizi essenziali, che costringe, di fatto, le persone a non curarsi. Rispetto a questi problemi la Calabria avrebbe avuto bisogno di ben altra rappresentatività. Il Pd, all’indomani delle elezioni regionali, deve trovare il modo di riconciliarsi con la società calabrese che ha patito la mediocre qualità dell’azione di governo proposta negli ultimi anni, la scarsa qualità dell’elaborazione politica, l’inadeguatezza della classe dirigente, che il partito ha imposto nei propri organismi direttivi e nelle istituzioni attraverso un sistema selettivo poco meritocratico. Serve una classe dirigente rinnovata, che nelle istituzioni come nell’organizzazione del partito, sappia essere il punto di riferimento di quelle componenti sociali che cercano riferimenti e rappresentanza, di quei pezzi di società sofferente ed impoverita ai margini delle nostre città. Una classe dirigente che sappia agire per il bene comune e rifiutare una concezione del potere fine a se stesso. In Calabria la sconfitta subita in questa tornata elettorale ha ragioni lontane, e coloro che si erano accorti per tempo della frattura creatasi con quella parte di società che non si è più sentita rappresentata, non hanno avuto, per lungo tempo, un luogo di rappresentanza politica, dove esprimere lealmente tale consapevolezza. Gli organismi di partito, a tutti i livelli, non sono stati convocati per anni. Chi guidava il partito calabrese ha svenduto coscientemente la propria autonomia a chi praticava azione di governo, in cambio di un seggio al Parlamento. La politica ridotta ad uno scambio di postazioni personali. Prerogativa di un partito politico è esercitare il controllo su chi propone l’azione di governo in nome e per conto proprio, indirizzarne le politiche sociali ed economiche. In Calabria il partito è stato annientato per garantire alcune deputazioni. Lo “strappo” con i calabresi è stato lacerante. Per il Pd calabrese è arrivato il tempo di costruire una prospettiva politica nuova, avviare un dibattito sull’idea di società che si vuole proporre; è il tempo di mettere in campo proposte serie con una classe dirigente seria. Altrimenti, nonostante la tenuta del Partito nelle elezioni di domenica scorsa, la frattura con i calabresi non si riuscirà a ricomporre. Il partito calabrese è stato ostaggio per lunghissimi anni di un gruppo dirigente oligarchico che ne ha depauperato il consenso ed i valori; ostaggio di una classe dirigente interessata a conquistare postazioni di potere per soddisfare ambizioni personali. L’impegno profuso dalla segreteria nazionale negli ultimi mesi ha consentito l’avvio di una azione di rinnovamento, che è indispensabile continuare fintanto che il partito non sarà restituito alla buona politica ed ai suoi iscritti. Proviamo ad immaginare, un partito inclusivo e solidale. Avviamo tavoli di lavoro fondativi, aperti ai contributi delle associazioni, del mondo produttivo e sindacale, degli amministratori locali, delle migliori competenze che arrivano dalla società. Un tavolo per riscrivere il futuro della nostra terra. Mettersi al servizio del Partito, non per dominarlo ma per ri-costruirlo, perché è necessario dare identità ad un campo politico. Da qui bisogna ripartire, pur sapendo che sarà un lavoro lungo e difficile. Con la consapevolezza che in gioco non ci sono solo i destini personali di un ceto politico, ma i destini di intere generazioni di individui, marginalizzati da una politica autoreferenziale, mediocre e sorda ad ogni idea di umanità. La politica ha perso tante occasioni. Adesso è il tempo delle scelte coraggiose. Per tornare ad essere punto di riferimento di una parte del mondo».      
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