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Crotone, oltre 300mila euro di buoni spesa rischiano di tornare indietro

Si è conclusa l’assegnazione dei buoni spesa. Potrebbe quindi succedere che la somma non impegnata ritorni al mittente (lo Stato)

Pubblicato il: 19/05/2020 – 18:16
Crotone, oltre 300mila euro di buoni spesa rischiano di tornare indietro

di Gaetano Megna
CROTONE
Rischiano di tornare indietro 331.000 dei 574.596,92 euro assegnati al Comune di Crotone per i buoni spesa. Nel resoconto del 13 maggio scorso effettuato dal dirigente del VI settore – Sevizio VI.1 “Servizi sociali”, viene evidenziato che l’attività di assegnazione dei buoni spesa si è conclusa. Potrebbe, quindi, succedere che la somma non impegnata ritorni al mittente (lo Stato). Al momento della scadenza dei termini per la presentazione della richiesta da parte dei cittadini, fissata dal Comune pitagorico per il 7 aprile scorso, sono state presentate 2.736 istanze. Ben 242 le domande risultate doppie. I servizi sociali del Comune hanno proceduto all’esame di 2.494 istanze a cui sono state aggiunte 20 domande “non inserite” e 102 presentate fuori termine. Al termine dell’istruttoria, che ha riguardato 2.616 istanze, sono risultati ammissibili a finanziamento 1.069 richieste. Sulle domande si è abbattuta la ghigliottina dei criteri stabiliti dal commissario prefettizio di Crotone, Tiziana Costantino, con la deliberazione n. 63, del 2 aprile scorso, avente ad oggetto gli “interventi di sostegno economico per nuclei familiari disagiati a seguito dell’emergenza epidemiologica da virus Covid-19: approvazione dei criteri per l’individuazione della platea dei beneficiari”.
I CRITERI I criteri per essere ammessi prevedevano che il richiedente non dovesse avere una disponibilità economica superiore a 3.000 euro “in riferimenti ad entrate recenti e/o giacenze su conti correnti o altri strumenti di deposito” e, quindi, di non avere reddito da lavoro, di non essere assegnatari di sostegni pubblici e altro. Sempre con la determinazione del 2 aprile scorso, il commissario Costantino stabiliva che l’importo da assegnare era determinato dal percepimento di altri redditi o contributi di sostegno pubblico e venivano individuate quattro fasce: una sola persona prendeva 100 euro, un nucleo con due persone 200 euro, un nucleo con tre o quattro 300 euro e, infine, un nucleo con cinque 400 euro. La cifra veniva riconosciuta per intero ai nuclei familiari che non erano percettori di altri contributi pubblici. Coloro che, per esempio all’interno della famiglia avevano un percettore di reddito di cittadinanza, la somma del buono spesa “era pari alla differenza fra lo scaglione di appartenenza del proprio nucleo familiare e l’importo del sussidio economico percepito”. Una vera e propria ghigliottina, perché un singolo cittadino che aveva un reddito certificato di 100 euro (cento euro, non è un refuso) non aveva diritto al buono spesa in quanto da quello che gli sarebbe spettato occorreva togliere quando già percepiva (a 100 bisognava sottrarre 100, che dà zero); e così un nucleo con cinque persone con un reddito certificato di 395 euro avrebbe avuto diritto ad un buono spesa pari a cinque euro, derivante dalla differenza tra 400 e 395. Una vera e propria assurdità che rischia di fare tornare indietro 331.000 euro, considerato che gli uffici hanno concluso l’attività di assegnazione agli aventi diritto e le somme assegnate dallo Stato al Comune sono finalizzate ai buoni spesa.
SOLDI INUTILIZZATI La logica dice che le somme non spese per questa attività tornano indietro. Succede così che nella città capoluogo di provincia più povera d’Italia che, proprio per la situazione di difficoltà, ha avuto assegnato oltre un mezzo milione di euro, da elargire alle fasce più povere della popolazione, rischia di dovere restituire più della metà della somma avuta a causa di un meccanismo infernale. L’obiettivo di aiutare le famiglie più povere, quindi, naufraga. Il commissario prefettizio, in una recente conferenza stampa on line, rispondendo alle domande dei giornalisti ha scaricato la responsabilità dei ritardi dell’assegnazione dei buoni spesa sulle spalle della burocrazia comunale. Dalle carte pubblicate sul sito del Comune questa responsabilità non si evince, mentre è molto chiaro il meccanismo introdotto per l’assegnazione del contributo. Questo è quello che si evince dalle carte pubblicate sul sito del Comune, anche se il commissario Costantino ha inteso precisare che “i criteri definiti “molto stringenti” sono invece assolutamente flessibili ed idonei al raggiungimento degli obiettivi fissati, in quanto si prevede espressamente una integrazione delle somme per tutta la platea dei beneficiari, qualora si producano economie di spesa. Integrazione che scatta automaticamente”. “Si rassicurano i cittadini – scrive Costantino – che le somme residue verranno in breve termine impiegate, al di là di qualsivoglia burocrazia, secondo le disposizioni già da tempo impartite, nella consapevolezza che le legittime aspettative dei cittadini devono trovare pieno soddisfacimento”. Ha ragione Costantino a dire che nella deliberazione n.63 ha previsto che “per i fondi eventualmente non assegnati, si procederà, in funzione delle eventuali somme residue, ad una ulteriore assegnazione ai richiedenti bisognosi”. Se i criteri restano quelli già stabiliti con la deliberazione 63 sarà complicato procedere a nuove assegnazioni.
LE REAZIONI E’ ovvio che la situazione di povertà presente a Crotone è nota a tutti, perché molte famiglie crotonesi da tempo sono costrette a frequentare la mensa dei poveri di Padre Pio. Una volta questa mensa era frequentata da extracomunitari, oggi la presenza delle famiglie crotonesi è visibile. Molte famiglie non hanno soldi per comprare il necessario per la sopravvivenza. La mancata distribuzione dei fondi dei buoni spesa sta suscitando molte reazioni. Il presidente della Camera di commercio, Alfio Pugliese, in una nota di oggi scrive che «la situazione ha dell’inverosimile, riceviamo quotidianamente richieste di aiuto da Caritas e Croce rossa, delle quali dall’inizio della pandemia sosteniamo le azioni, per le famiglie bisognose; gli operatori economici hanno contribuito fattivamente all’iniziativa donando grandi quantità di beni primari per l’iniziativa della spesa sospesa». Pugliese chiede al commissario di procedere subito all’assegnazione di altri buoni spesa. La consigliera regionale Flora Sculco, in una nota scrive che «in questa fase di ripartenza, in cui lo Stato, a tutti i livelli, deve predisporre strumenti e mezzi per consentire il rilancio dell’economia e sostenere le fasce più deboli per evitare che il disagio sociale si trasformi in rivolta sociale, anche la variabile “tempo” assume un valore strategico». Sculco individua nel commissario Costantino l’artefice della mancata attribuzione dei buoni spesa. Il consigliere regionale Francesco Pitaro, in una nota di oggi, scrive che siamo di fronte ad una «situazione paradossale, iniqua e terrificante, soprattutto se si guarda ai bisogni enormi che un territorio alla ricerca di uno sblocco alla ventennale crisi economica e sociale come Crotone presenta». Pitaro, quindi, chiede al commissario di procedere immediatamente all’assegnazione dei buoni spesa ai cittadini bisognosi. Il segretario provinciale della Uil, Fabio Tomaino, scrive di fare fatica “a credere che l’interruzione della distribuzione dei buoni pasto, da parte del Comune di Crotone, sia riconducibile, come sostiene il commissario prefettizio Tiziana Costantino, ad una “querelle” di carattere burocratico”. «Suvvia dottoressa Costantino – aggiunge Tomaino – mettiamola sui principi della legalità, a lei tanto cari e da noi, come abbiamo avuto modo di dirle, molto apprezzati, non penserà che la città e i suoi corpi intermedi, possano restare indifferenti ad una vicenda così eclatante». (redazione@corrierecal.it)

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