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«Elemosina» per i sanitari in prima linea contro il Covid. «“Premi” tra 1,22 e 8 euro al giorno»

Sedici sigle sindacali si rifiutano di firmare l’accordo che distribuisce bonus per i dipendenti impegnati nell’emergenza Coronavirus. «Tagliate le risorse aggiuntive, per loro resta una miseria»

Pubblicato il: 07/07/2020 – 17:40
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«Elemosina» per i sanitari in prima linea contro il Covid. «“Premi” tra 1,22 e 8 euro al giorno»
CATANZARO Hanno firmato Cgil, Cisl e Uil. Soltanto tre sigle sulle 19 della sanità. E, secondo le rimanenti 16 organizzazioni sindacali (che rappresentano «oltre il 90% dei sindacalizzati della dirigenza»), si tratta di «miserie ed elemosine» riservate al personale del Servizio sanitario regionale esposto ai rischi del Coronavirus. 
Aaroi-Emac, Anaao-Assomed, Anpo, Cimo, Fassid, Fedirets Fesmed, Fials, Fvm (Sivemp-Smi-Fials area Dirigenza Medica e Sanitaria-Fismu), Nursing Up considerano – è un eufemismo – quello chiuso il 6 luglio un accordo al ribasso. Ne ricordano i termini: «A circa 2.900 dipendenti direttamente impegnati nei reparti e per attività Covid 19 correlate andranno 1835 euro lordi che, al netto di Irpef, Irap, Fondo Pensioni, addizionali varie, restituiranno al singolo dipendente un migliaio di euro. Questo cifra, divisa per i 120 giorni del periodo di emergenza, equivale a 8,33 euro/giorno». E questi sono i dipendenti che hanno ottenuto il premio più cospicuo: «A un altro migliaio di dipendenti ospedalieri – continua la nota – e non, direttamente coinvolti, andranno 883 euro lordi che si trasformeranno, al netto delle medesime ritenute di cui sopra, in 516 euro, pari a 4,30 euro al giorno. Ai restanti circa 15.000 dipendenti andranno 252 lordi (147 netti) che si traducono in 1,22 euro per giornata di lavoro». Non è finita, perché «ai dirigenti medici e sanitari, le cui aliquote fiscali sono maggiori, il netto in busta paga sarà ancora più basso. Tanto più basso dal vergognarci noi per primi a declinarne gli importi». L’analisi delle sigle sindacali investe il comportamento della Regione, che «avrebbe potuto destinare circa 16 milioni di risorse aggiuntive da distribuire per gratificare realmente i propri operatori sanitari e ristorarli dei gravi rischi corsi e del disagio patito lavorando in condizioni di pericolo costante lungo tutto il periodo dell’emergenza ed oltre». E invece «preferisce investire le proprie risorse in marketing e immagine, lasciando i propri medici, infermieri e Oss sempre meno incentivati, sempre più demotivati, sempre più soli ad arrabattarsi nel tenere in piedi la baracca, quella sanità che, senza discontinuità alcuna con la gestione dei decisori precedenti, è sempre più allo sbando. A fronte di sedici milioni erogabili come risorse aggiuntive, ne saranno, col beneplacito dei firmatari, distribuiti solo due». Per questo motivo, le 16 organizzazioni si sono «rifiutate di firmare l’accordo, a nome di tutti gli operatori che, tra quei 20mila, si sono sentiti offesi da una simile “gratifica”».
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