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Belcastro “avverte”: «Non è finita. E basta con la sanità dei ragionieri»

Il delegato della governatrice Santelli per l’emergenza Covid-19: «Qualcuno dice che il bollettino non serve più, invece non è cosi…». L’appello a cambiare approccio al settore: «Sbagliato ridurlo …

Pubblicato il: 17/07/2020 – 20:51
Belcastro “avverte”: «Non è finita. E basta con la sanità dei ragionieri»

CATANZARO «Qualcuno dice che il bollettino non serve più a niente, io invece ritengo che comincerà a servire di nuovo perché qualche problemino ci sarà di nuovo, qualche problema di ritorno e di rientro». È “l’avviso ai naviganti” che Tonino Belcastro, delegato del soggetto attuatore della Regione per l’emergenza Coronavirus, lancia a tutta la Calabria. Intervenendo a un convegno organizzato a Catanzaro dalla Cisl Medici, Belcastro, designato dalla governatrice Santelli a occuparsi dell’emergenza anche dopo che è scaduto il suo incarico alla guida del Dipartimento regionale Tutela della Salute, fa il punto della situazione, non disdegnando di offrire qualche spunto di riflessione utile in prospettiva.
IL COVID RIALZA LA TESTA – «Solo stamattina abbiamo 5 casi in più (leggi qui https://www.corrieredellacalabria.it/z-sb/item/254414-coronavirus-cinque-nuovi-casi-in-calabria-in-un-giorno-grafici/), subito dopo le 14 – la dead line in cui le aziende ci comunichiamo i dati – ci sono altri 6 casi (leggi qui https://www.corrieredellacalabria.it/regione/cosenza/item/254436-cosenza-si-allarga-il-focolaio-dei-contagiati/), sono tutti contatti di due focolai, uno è lo sbarco a Roccella e l’altro è a Cosenza», esordisce Belcastro, che poi rivendica il fatto che la Calabria ha avuto la capacità di «a prevedere che in una prima fase il nostro problema sarebbero state le Rsa e in questa nuova fase gli sbarchi, non perché – ovviamente, ci mancherebbe – siamo contro gli sbarchi ma perché gli sbarchi saranno un problema di cui dobbiamo tenere conto».
I LIMITI DELL’ATTUALE SISTEMA Ma Belcastro fa anche una disamina di quello che è successo in questi anni. «Finora – dice il delegato per l’emergenza Covid-19 – in sanità si è parlato solo di tetti e di “silos”, di tetti per il personale, per l’acquisto di beni e servizi, si è ragionato solo così, prevedendo – parafrasando il libro di Giordano “La solitudine dei numeri primi” – una sanità soprattutto di numeri, di Massicci, di ragionieri, di chi pensa solo ai bacini di utenza e a tenere i conti in ordine. Nessuno si è preoccupato di togliere la sanità dalle mani dei ragionieri e darla ai medici, perché questa storia dei tetti e dei silos è poi sfociata in un decreto nel quale siamo cascati quando è arrivata la pandemia. C’è poi l’altra variabile, quella dei commissariamenti, un istituto eccezionale che dura da 10 anni: il commissario risponde solo e pedissequamente a certi vincoli. Inoltre, anche questi commissari venuti dal Nord non ci mettono l’anima: la Calabria è una terra che o la si ama o non puoi tentare di cambiarla, e si rischia di fare solo i ragionieri. In questi anni abbiamo chiuso pneumologie, terapie intensive, malattie infettive perché essendo in commissariamento dovevamo applicare pedissequamente il Dm 70 e oggi gridiamo “al lupo al lupo”. La crisi del sistema sanitario è stata determinata da chi ha applicato alcuni vincoli in modo eccessivamente rigoroso e ha chiuso molti ospedali».
AGLI ALBORI DELL’EMERGENZA Una premessa per inquadrare la situazione nella quale il Paese e quindi anche la Calabria si sono trovati al momento dell’arrivo della pandemia. «A fine gennaio – ricorda Belcastro, all’epoca ancora dg regionale – il ministro Speranza ci ha convocato per parlarci di una polmonite dalla Cina. Noi abbiamo portato la nostra esperienza, un giovane musicista della provincia di Vibo che aveva suonato a Wuhan e per fortuna è stato ricoverato bene pur non sapendo che fosse Covid. Ma abbiamo capito che la cosa era seria, ci siamo rimboccati le maniche, ci siamo confrontati con Veneto e Lombardia. Abbiamo capito che non potevamo seguire la Lombardia bensì conveniva seguire il modello Veneto, perché anche in Veneto ci sono tanti piccoli comuni. Noi abbiamo 4 ospedali hub, i tre di Catanzaro, Cosenza e Reggio e il Policlinico “Mater Domini”, ma non abbiamo fatto come la Lombardia, cioè ospedali dedicati solo ai Covid, abbiamo fatto ripensamenti in corsa e creando ali e corpi dedicati solo al Covid, lasciando il resto per com’era. Ci siamo quindi concentrati – spiega il delegato per l’emergenza Covid-19 – sul rafforzamento della rete ospedaliera. Noi comunque non abbiamo riaperto ospedali, anche se molti sindaci ce lo chiedevano, perché il Covid non poteva essere la scusa per riaprire strutture dismesse o chiuse da anni, ma abbiamo deciso di utilizzare strutture sottoutilizzate».
“BASTA CON LA SANITA’ DEI (SOLI) NUMERI” Nell’incontro a Catanzaro, Belcastro ringrazia «pubblicamente tutti gli operatori sanitari calabresi, nessuno escluso, anche quelli che hanno lavorato in smart working, che hanno collaborato e si sono reinventati a fare le cose benissimo. Noi siamo la Regione che ha fatto più tamponi per ogni positivo, lo abbiamo fatto sempre, anche in questi giorni con l’ultimo focolaio di Cosenza. Da circa un mese abbiamo le terapie intensive vuote, senza pazienti: abbiamo 6 pazienti in reparto ma 4 negli ultimi 3 giorni, uno a Catanzaro un altro in arrivo a Catanzaro e 4 a Reggio, più uno al Mater Domini». Rivolgendosi alla platea, ma anche all’intera classe dirigente regionale e nazionale, Belcastro invita tutti a «far capire al legislatore – è un ragionamento che il ministro Speranza ha fatto anche in nostra presenza – che bisogna evitare di pensare a silos e tetti, che bisogna rivedere la sanità e non ridurla più solo ai numeri, approfittando in questo senso della crisi del Covid, utilizzando le risorse e le nuove regole perché non serve più una sanità dei “numeri primi” ma una sanità che dà priorità alla salute dei cittadini. Questa cosa non è finita, gli strascichi ci saranno, ci sarà qualche picco, magari non con quella virulenza che c’è stata prima. Dobbiamo avere a che fare con questa brutta bestia ancora per un po’, ma noi siamo sul pezzo, siamo pronti». (a.cant.)
 

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