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'Ndrangheta, indagato un generale dell'Esercito

Indagine Perfido, Guardia di Finanza di Trento sequestra ulteriori beni per un valore di 2 milioni di euro

Pubblicato il: 11/11/2020 – 12:21
'Ndrangheta, indagato un generale dell'Esercito

TRENTO La Guardia di Finanza di Trento ha sequestrato ulteriori beni del valore di 2 milioni di euro circa nell’ambito dell’indagine “Perfido”, condotta con il Ros di Trento e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Trento, relativa alla presenza di una locale di ‘Ndrangheta in Trentino attiva in particolare nel settore dell’estrazione del porfido e che aveva portato poche settimane fa all’arresto di 18 persone.
Nello specifico, come illustrato stamane nel corso di una conferenza stampa, si tratta di una ditta individuale con sede in provincia di Trento specializzata in costruzioni, due società con sede a Roma riconducibili all’indagato Alessandro Schina, cinque immobili e un terreno, dei quali quattro a Lona Lases (Trento) e nelle disponibilità dei figli di Pietro Battaglia, e un immobile ad Albiano risultato invece nelle disponibilità di Domenico Ambrogio, tutti arrestati nell’ambito dell’operazione il 15 ottobre scorso. A questo si aggiunge un’autovettura e quattro conti correnti. I beni sono stati oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca “per sproporzione” e si vanno ad aggiungere anche i beni già precedentemente congelati con il provvedimento emesso contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare che aveva portato agli arresti. Ad oggi, grazie all’effetto combinato dei due provvedimenti, sono stati sottratti alla disponibilità degli indagati beni per un valore di circa 8 milioni di euro.
Nella giornata odierna si sta inoltre svolgendo un incidente probatorio all’interno della caserma dei carabinieri di Trento che servirà ad acquisire tutto il materiale utile, in particolare documentale, in possesso degli indagati.
Risulta inoltre che tra gli indagati a piede libero vi è anche il generale dell’esercito Dario Buffa: originario della Valsugana, il generale, secondo l’accusa, avrebbe preso informazioni da alcune sue fonti confidenziali relativamente allo sviluppo delle indagini riguardanti l’imprenditore Domenico Morello.

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