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Sanità, Belcastro replica a Cotticelli: «Debiti inesigibili dopo sentenza della Cassazione»

Il delegato per l’emergenza Covid della Regione Calabria commenta il balletto di nomine a commissario della sanità regionale: «La Calabria è diventata lo zimbello dell’Italia»

Pubblicato il: 19/11/2020 – 11:31
Sanità, Belcastro replica a Cotticelli: «Debiti inesigibili dopo sentenza della Cassazione»

LAMEZIA TERME Antonio Belcastro delegato per l’emergenza Covid della Regione Calabria, ai microfoni del Tgr Calabria ha affrontato la questione del buco da 100 milioni di euro della Fondazione Campanella e della vicenda commissario ad acta. L’ex commissario Saveri Cotticelli, infatti, in tv ha parlato di conti che non tornano e di un debito di 100 milioni “sbucati dal nulla”.
«Lui si riferisce – ha spiegato Belcastro – al bilancio dell’azienda Mater Domini. Ad aprile 2020 il precedente commissario aveva stabilito che c’era un disavanzo di 27 milioni, poi il commissario Zuccatelli quando è stato fatto il bilancio d’esercizio, quindi durante l’estate, ha verificato che era sopraggiunto un giudicato, una sentenza della Corte di Cassazione, che aveva dichiarato definitivamente fallita la Fondazione e quindi tutti quei crediti che azienda Mater Domini si riportava nei confronti della Fondazione erano diventati inesigibili. La Fondazione Campanella era nata come una idea brillante, bellissima, purtroppo poi sono venute meno alcune persone che l’avevano costituita e che l’avevano fortemente voluta. L’idea di fondo era di creare una fondazione che gestisse un polo oncologico per diventare poi IRCCS. Noi non abbiamo nemmeno un IRCCS pubblico né privato in Calabria».
«La sanità non è malata – ha affermato Belcastro – la sanità è fatta di operatori e di professionisti seri, validi. Ci sono anche quelli che lo sono un po’ di meno ma la maggior parte sono professionisti che danno l’anima, che sono preparati. Purtroppo manca una catena di comando nella nostra sanità e soprattutto in questo momento. Per fare il manager non bisogna per forza conoscere la realtà, esserci nato, però bisogna amarla. Una volta che uno viene nominato in una delle nostre aziende, che non è un’azienda come quella di Bologna o di Milano, deve intanto amarla, soffrirla, viverla l’azienda, avere un contatto dialettico costante con gli operatori sanitari. E’ quello che faccio io e forse per questo qualcuno dice che ci sono sempre».
Belcastro è intervenuto anche sul balletto di nomine a commissario della sanità regionale: «Purtroppo non è una bella pagina per la Calabria in generale. Il governo credo che stia facendo tutti gli sforzi per uscire, per trovare una soluzione. Penso che prima si trova la soluzione e prima si esce da questa cosa e prima si abbassano un po’ i toni, le luci e i riflettori su questa nostra Calabria martoriata, è diventata lo zimbello dell’Italia. Non è possibile, non se ne può più, non è giusto per quei professionisti onesti e per noi calabresi che anche adesso negli incontri che facciamo con le altre regioni, nella migliore delle ipotesi ci compatiscono».

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