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Le simpatie del clan dei Gaglianesi per il candidato del centrosinistra alle Regionali

Dalle informative dell’inchiesta “Farmabusiness” il quadro dei rapporti trasversali del portatore di voti Domenico Scozzafava e i “movimenti” a favore di Sergio Costanzo. «Sembrava che l’ordine di …

Pubblicato il: 16/12/2020 – 17:29
Le simpatie del clan dei Gaglianesi per il candidato del centrosinistra alle Regionali

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Domenico Scozzafava, viene rappresentato nell’inchiesta Farmabusiness come l’uomo dei voti, anzi, «un formidabile portatore di voti» che, secondo l’accusa avrebbe raccolto consensi per Domenico Tallini, esponente di Forza Italia (accusato di concorso esterno e scambio elettorale politico mafioso), per le ultime regionali, grazie alle sue intercessioni con i clan cutresi. Ma Scozzafava, risulta dai faldoni di indagine del procedimento della Dda di Catanzaro “Farmabusiness”, era un uomo trasversale, conosciuto e contattato anche dal centrosinistra. «… Anche altri soggetti, legati ad ambienti politici di centro sinistra – scrivono gli investigatori – hanno conoscenza della capacità di procurare voti di Scozzafava, vicino ai partiti di centrodestra. Nel periodo delle elezioni regionali del 2014 tale Pino, soggetto non meglio identificato, chiede a Scozzafava «di trovargli voti per le primarie» specificando che faceva lui da tramite per «Oliveri». Scozzafava fa presente le sue difficoltà ma dice che vedrà se riuscirà a procurargli qualche voto.
GLI SCONTRINI COME PROVA DEL VOTO Pino, annotano gli inquirenti, «gli chiede di fornirgli gli scontrini di quelli che andranno a votare alle primarie (per votare alle primarie, promosse dal Partilo democratico, si pagava un euro, per autofinanziarsi e, sembra, che venisse rilasciata una “fattura-ricevuta’’), così, con quelli in suo possesso, potrà “contrattare”».
La telefonata viene sintetizzata dai carabinieri. Per prima cosa Pino chiede a Scozzafava chi porta alla regione e quest’ultimo spiega che «porta, all’assessore ed è di Forza Italia», ovvero Domenico Tallini. A questo punto Pino chiede se per le primarie Domenico ha delle persone che possono votare, Scozzafava dice che «qualcosa può fare», anche se ha difficoltà ad andare «nell’altra sponda». Ma Pino lo sprona ricordagli che ha le amicizie anche nell’altra “sponda” e di “chiedere” il voto.
LE RICHIESTE DI COSTANZO A compulsare il procacciatore di voti, di professione antennista, risultano dalle indagini anche altri candidati che orbitano nel centrosinistra. Tra questi Sergio Costanzo (non indagato in questo procedimento), consigliere comunale di Catanzaro e candidato al consiglio regionale nel 2014. Un contatto che Scozzafava confida anche a Tallini dicendogli «che c’è Sergio (Costanzo, ndr) che gli manda messaggi in continuazione ma lui non gli risponde». Costanzo, che era passato nel centrosinistra mollando Tallini e il centrodestra, con le sue richieste mette in difficoltà Scozzafava. Gli chiede «qualche piccolo contributo» anche se Scozzafava si fa promettere che la cosa resti tra di loro.
COSTANZO E I GAGLIANESI Dalle intercettazioni risulta inoltre, come riferisce un altro indagato, intercettato in Farmabusiness, Ezio Opipari, che Costanzo avesse mandato un sms d’invito a Scozzafava, perché che questi andasse a prendere materiale elettorale, «asserendo che l’aveva fermato e si era intrattenuto con lui con “molto affetto” e gli aveva dato del materiale elettorale, del quale si disfaceva poco dopo, visto che lo stesso appoggiava Tallini». Costanzo gli aveva poi detto «salutami là sopra». Là sopra, secondo gli investigatori, sarebbe il quartiere Gagliano di Catanzaro, territorio del clan dei Gaglianesi.
I carabinieri annotano che «dall’attività tecnica intercettiva, si apprendeva che una parte del “Clan dei Gaglianesi” si era attivato per procacciare voti al candidato alle regionali Sergio Costanzo, consigliere comunale e provinciale a Catanzaro in carica, che si presentava con il partito “Calabria in rete’’, che appoggiava come Presidente della Regione, il neo eletto Mario Oliverio». «Addirittura – è scritto nell’informativa dell’indagine – sembrava che l’ordine di votare Sergio Costanzo, arrivava da Girolamo Costanzo, alias “Compare Gino”, detenuto presso il carcere di “Opera” a Milano, a seguito della condanna definitiva all’ergastolo». Un’imbasciata che “compare Gino” avrebbe fatto arrivare dal carcere perché il candidato «è un cugino di “primo grado”, di Girolamo Costanzo», essendo i due genitori dei due, fratelli. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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