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La riscoperta dei “giganti” di Campana. «Sculture risalenti al 10mila a.C.»

Nuovi elementi avvalorano la tesi secondo cui le “Pietre dell’Incavallicata”, nel territorio del paesino della Presila Cosentina, potrebbero essere opera dell’uomo. «Indicate in una cartina del 1.6…

Pubblicato il: 18/12/2020 – 23:30
La riscoperta dei “giganti” di Campana. «Sculture risalenti al 10mila a.C.»

CAMPANA «Una scoperta che potrebbe rivoluzionare il corso della storia per come la conosciamo». Così Roberto Giacobbo introduce lo speciale di Freedom dedicato alle “Pietre dell’Incavallicata”, i megaliti che sorgono sul territorio di Campana, un piccolo paesino incastonato tra le colline della Presila cosentina. Se si confermasse l’antropizzazione delle sculture – anche all’esito di uno studio specifico e dell’interesse attivo della Soprintendenza ai beni culturali – si potrebbe arrivare a parlare delle sculture più antiche della storia.
Ad oggi sono diverse le teorie avvicendatesi, arricchite negli ultimi anni da una serie di elementi e scoperte che hanno portato a pensare che le pietre possano davvero essere delle sculture preistoriche, frutto dalla mano dell’uomo.

I due “giganti” rappresenterebbero un elefante ed un colosso. Per quanto riguarda questo secondo, le ricostruzioni sono state spesso contrastanti in quanto la scultura non è più nelle sue originarie fattezze. Nello specifico «questo colosso ricorda, in qualche modo, giganteschi uomini seduti come sono per esempio quelli che troviamo di fronte alle grandi piramidi egizie, come la statua di Ramses II nella facciata del tempio di Abu Simbel». La grandezza delle “costruzioni” in qualche modo combacia, essendo l’elefante alto circa 5,5 metri e il colosso circa 7,5, ma non combacerebbero i periodi storici.
In alcune mappe risalenti al 1.606 (ma con tutta probabilità stilate anche in un periodo precedente), Giovanni Antonio Magini riprodusse la cartografia del territorio definendo proprio quella zona “Cozzo del gigante”.

Domenico Canino, storico ed architetto, dal lontano 2002 studia le pietre dopo averle scoperte in maniera quasi casuale: «Mi sono subito convinto fossero sculture preistoriche. – dice – Le fattezze dimostrano che non c’è possibilità di erosione casuale. Inoltre, a tre metri dall’elefante c’è un’altra statua che rappresenta chiaramente un gigante».

Una convinzione avvalorata dai recenti ritrovamenti avvenuti nel Parco della Sila. Lo scorso settembre 2017, sui fondali del Lago Cecita, sono stati effettuati degli scavi che hanno permesso di rinvenire un fossile di “Elephas Antiquus”, una particolare specie molto diversa dagli odierni elefanti, estintisi oltre 12mila anni fa. E proprio questo esemplare ritrovato ad una distanza di 20 chilometri in linea d’aria dalle pietre, potrebbe avere ispirato la scultura. «Le misure del fossile coincidono con quello della statua. Dietro la zanna c’è un’altra protuberanza cilindrica spezzata che si protende verso il basso, la quale dà l’impressione di essere una gamba di un uomo in groppa all’animale, ma la statua nella sua parte alta è incompleta. La seconda è alta sette metri ed è di interpretazione più difficile, ma forse rappresenta due gambe umane fino alle ginocchia, (poi la statua si interrompe poiché mutilata della sua parte superiore). Sarebbe stata nel complesso una figura davvero gigantesca. Questo potrebbe voler dire che le pietre di Campana sono tra le più antiche della storia scolpite dalla mano dell’uomo, addirittura risalenti al 10.000 a.C.». (f.d.)

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