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«L’Italia è tutt’altra cosa»

di Franco Scrima*

Pubblicato il: 04/01/2021 – 10:40
«L’Italia è tutt’altra cosa»

Scrive in prima persona il leader della Lega in una lettera, indirizzata al direttore del Corriere della Sera, che il giornale ha pubblicato mercoledì scorso. Nel titolo c’era il contenuto della missiva: “Siamo pronti a governare”. Adesso gli italiani si sentiranno più sicuri! Anche se c’è chi dice che Salvini è partito col piede sbagliato.
Il segretario della Lega scrive che gli esponenti della maggioranza di governo hanno preferito «promuovere involtini primavera e aperitivi sui Navigli». Come per dire che le migliaia di giovani che nei giorni cruciali dell’infezione da Covid 19 non solo a Milano, ma in tutta la Lombardia, disobbedendo alle regole, hanno sfidato il “male del secolo” provocando infezioni e, dunque, divenendo causa dei tanti decessi, fossero attivisti o simpatizzanti del Pd e dei 5 Stelle. «Sicuramente quegli emeriti mascalzoni non erano della Lega», per come il “Capitano” è pronto a sottoscrivere. Basterebbe lasciarsi prendere da uguale spregiudicata leggerezza per ribaltare l’assunto e sostenere che i trasgressori fossero leghisti. Salvini avrebbe potuto evitare la figuraccia chiedendo consiglio all’uomo attualmente più noto in Calabria, quel Nino Spirlì che per mera coincidenza siede sul “trono” della Regione Calabria. Il poliedrico “presidente” che è riuscito dove altri non sono stati capaci: trovare, tra i gagli della legge, la norma che ha consentito di intitolare la “Cittadella”, (sede della Giunta Regionale) a Jole Santelli, sfortunata presidente della Regione Calabria deceduta alcuni mesi fa lasciando un vuoto umano e istituzionale. Spirlì è, dunque, riuscito ad aggirare l’art. 41 del decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 1989 che, per intitolare un edificio pubblico, prevede un’attesa di almeno dieci anni dalla morte.
Ecco, Spirlì potrebbe essere per Salvini un buon consigliere anche per le attività non strettamente legate alla politica. Stando all’opposizione è più facile dire cosa e come fare. Tanto più che Salvini dimostra di avere bisogno di qualcuno che lo assista e soprattutto lo consigli. Di cosa sia capace di fare, gli italiani l’hanno sperimentato nel periodo in cui è stato ministro dell’Interno. Alcuni episodi sono serviti solo a indebolire la credibilità sua e, purtroppo, anche quella dell’Italia nel rapporto con l’Europa. Ma quel capitolo è ancora aperto e a chiuderlo saranno i magistrati del Tribunale di Catania.
Ma ritorniamo all’articolo di stampa. Facile, per dirla con Salvini, che la Lega abbia progetti, visione e consenso per governare l’Italia. La Lega di oggi non si discosta molto da quella di Bossi, nata per “impossessarsi” delle ricche regioni del Nord proclamandone l’autonomia. Anche se quelli erano altri tempi. Oggi le stesse proposte sulla Salute, sulla Scuola e sul Lavoro non sarebbero buone neppure per Pontida, anche se venissero bagnate con “l’acqua sacra del Po”.
La senatrice Liliana Segre, che ha vissuto il dramma della deportazione nazista, ci ha raccontato cos’è la paura della perdita della democrazia e in una breve nota ha scritto che: «La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui».
Salvini deve farsene una ragione e capire che l’Italia e gli italiani non dimenticano che la Lega nasce da idee separatiste; che oggi farebbe senso pensare che lo Stato italiano possa essere trasformato in un moderno stato federale e che l’Italia possa essere governata da persone che nel loro “dna” hanno principi attivi di quel tipo. Sarebbe bene che i leghisti si convincano che questo Paese è tutt’altra cosa! Sia perché è uno Stato democratico che rifiuta il razzismo e la xenofobia, come ha denunciato la Commissione europea avendo riconosciuto che «esponenti della Lega hanno fatto un uso intenso della propaganda razzista e xenofoba prendendo di mira gli immigrati extracomunitari e i nomadi».
*giornalista

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