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«Per avere i risultati dei tamponi ho dovuto chiedere un favore a un amico»

Amara testimonianza di un cittadino di Piscopio alla TgR Calabria. «Siamo rimasti senza risposte per giorni, ai drive ci hanno scavalcati persone non prenotate». Tra ritardi e paradossi: «Due email…

Pubblicato il: 20/01/2021 – 8:27
«Per avere i risultati dei tamponi ho dovuto chiedere un favore a un amico»

VIBO VALENTIA «Per conoscere i risultati dei tamponi, dopo giorni di attesa, ho dovuto chiamare un amico all’Asp: dopo 20 minuti sono usciti. Mi ha chiamato una dottoressa gentilissima e per la prima volta qualcuno mi ha chiesto “come stanno i bambini?”». Antonio Fiorillo è un cittadino di Piscopio, borgo che è diventato simbolo della pandemia in Calabria: circa 350 positivi su 2mila abitanti. Alcuni dei quali – spiega Fiorillo ai microfoni della TgR Calabria – si sentono abbandonati. Prima di chiedere il favore all’amico per sapere qualcosa sui test erano passati giorni interminabili: «Sono chiuso in casa dal 26 dicembre, sono stato male e nessuno si è fatto sentire». La frustrazione diventa disperazione (l’uomo è disoccupato) quando ci si confronta con ritardi e isolamento. «Dopo 7 giorni (l’intervallo va dal 12 al 18 gennaio, ndr) non avevamo ancora avuto i risultati dei test e al centralino dell’Asp non ci rispondeva nessuno. Lunedì ci hanno detto che li avevano smarriti. Tutti e quattro». Fiorillo, moglie e i due figli di 6 e 11 anni vivono questa odissea nel Covid da quando è esploso il focolaio nella frazione di Vibo Valentia. Odissea che ha contorni paradossali: «Ieri abbiamo ricevuto due email dall’Azienda sanitaria: nella prima ci dicono che siamo tutti negativi, nella seconda scrivono che il bimbo è ancora positivo».
Fiorillo racconta anche l’esperienza con il drive in allestito poco dopo le feste natalizie per controllare il contagio. «Il 28 abbiamo trascorso 5 ore e mezza in auto. Mio figlio aveva la febbre, eravamo prenotati e alla fine ci hanno rimandato a casa, mentre davanti a noi abbiamo visto effettuare test a persone non prenotate». Al padre non è andata meglio: «Ha chiamato la Protezione civile e la Polizia municipale ma nessuno è andato a casa sua, neanche a portargli le medicine. Ha lavorato per 40 anni in ospedale, adesso ne ha 73 e lo hanno abbandonato». 
La sindaca di Vibo Valentia Maria Limardo, collegata con gli studi, raccoglie la denuncia e spiega che «ciascuno risponde per le proprie competenze. Non vorrei mai sentire un mio cittadino dire di aver dovuto chiedere un favore per quello che è un diritto. Io ho fatto presente alla nuova commissaria dell’Asp la situazione: mi ha detto che sono al lavoro per potenziare il personale». Riguardo a ciò che il Comune ha fatto per fronteggiare l’emergenza, Limardo ricorda l’istituzione della postazione per i tamponi a Piscopio e l’impegno profuso nelle scorse settimane.

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