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Frode fiscale a Vibo: tra gli indagati il parlamentare M5S Riccardo Tucci – VIDEO E NOMI

False fatture e società “cartiere”: inchiesta della Procura e intervento della guardia di finanza su aziende e cooperative. Sequestrati beni per oltre 800mila euro. Una delle ditte ha sede in Roman…

Pubblicato il: 28/01/2021 – 12:20
Frode fiscale a Vibo: tra gli indagati il parlamentare M5S Riccardo Tucci – VIDEO E NOMI

VIBO VALENTIA La Guardia di Finanza di Vibo Valentia ha notificato un’ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva e contestuale decreto di sequestro preventivo di beni emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia – Marina Russo – nell’ambito di un procedimento penale a carico di 5 soggetti indagati, a vario titolo, per reati tributari, previsti e puniti dal Decreto Legislativo numero 74/2000, per avere presentato fraudolenti dichiarazioni annuali dei redditi, relative agli anni d’imposta dal 2011 al 2018, utilizzando fatture per operazioni inesistenti. Tra gli indagati nell’inchiesta, secondo quanto è stato possibile apprendere, figurerebbe anche il parlamentare del M5S Riccardo Tucci, come legale rappresentante di una delle cooperative coinvolte nell’operazione della Guardia di finanza.
Le indagini, dirette dal procuratore della Repubblica Camillo Falvo e dal sostituto procuratore Concettina Iannazzo, eseguite dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Vibo Valentia, guidato dal Maggiore Giuseppe Froio, hanno preso in esame una complessa, insidiosa ed articolata frode fiscale ideata dal principale indagato, a carico del quale il Giudice ha imposto il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno, nella sua qualità di rappresentante legale di una società a responsabilità limitata operante a Vibo Valentia nel settore della installazione di impianti di telecomunicazione ed elettronici.
GLI INDAGATI Questi i nomi degli indagati: Vincenzo Maria Schiavello, Adriano Tucci, Domenico Garcea, Riccardo Tucci e Luigino Schiavello.

L’INDAGINE Le attività investigative sono scaturite dalle risultanze emerse a conclusione di una verifica fiscale eseguita dal Reparto, nei confronti della predetta società, finalizzata all’acquisizione e reperimento degli elementi utili all’accertamento delle imposte dovute ed alla repressione delle violazioni tributarie amministrative e penali. Fin dagli inizi del controllo, i militari hanno colto i tratti distintivi di un complesso meccanismo di frode, volto a consentire l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti emesse da imprese qualificabili come “cartiere”, create dal rappresentante legale della società sottoposta a verifica. Infatti, nell’ambito degli accertamenti svolti, è stata rilevata l’esistenza di un’unica realtà imprenditoriale costituita da 6 soggetti economici: 2 società srl; 2 cooperative; 1 ditta individuale; 1 società estera con sede in Romania, tutte riconducibili all’ideatore del sistema truffaldino, che ha consentito alla società oggetto di verifica di realizzare, indebitamente, una maggiore deduzione di costi e detrazione di imposte.
FALSE FATTURAZIONI Nello specifico, la falsa fatturazione da parte di imprese terze delle prestazioni di servizio rese dal personale dipendente ha permesso alla società verificata e alla ditta individuale di: dedurre ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap l’imponibile delle fatture emesse dalle cooperative; detrarre ai fini dell’Iva l’imposta relativa alle suddette fatture; aumentare i costi al fine di ridurre il reddito fiscale da sottoporre a tassazione. Le prestazioni di servizio fatturate dalle due cooperative venivano nella realtà effettuate nei medesimi locali e con le stesse attrezzature (come attestato anche dai contratti di appalto stipulati) della società verificata (con sede legale ed operativa coincidente con quella delle cooperative). Le fatture erano funzionali a far risultare elementi passivi fittizi derivanti dalle prestazione di servizio rese da terzi, laddove, invece, erano rese dalla società.
LE ACCUSE AL DEPUTATO Il deputato del Movimento Cinque Stelle Riccardo Tucci secondo l’accusa ha consentito al suo ex socio di evadere le tasse emettendo fatture per 701.500 euro per «operazioni oggettivamente inesistenti». L’indagine ha fatto luce su “una complessa e insidiosa ed articolata frode fiscale” ideata da Vincenzo Maria Schiavello, titolare della “Autoelettrosat” ed ex socio di Riccardo Tucci. Dopo una verifica fiscale sull’azienda di Schiavello, per il quale è stato disposto un sequestro di 775mila euro, i militari guidati dal maggiore Giuseppe Froio, «hanno acclarato la verosimile esistenza – è scritto nel decreto di sequestro – di un complesso meccanismo di frode fiscale messo in atto attraverso l’utilizzo di società “cartiere”, apparentemente terze rispetto alla società verificata». Tra queste c’era la cooperativa “Assistenza servizi telematici satellitari”, di proprietà del deputato. Dopo che Tucci è diventato parlamentare, suo cugino ha assunto la carica di amministratore unico della società che, secondo gli inquirenti, ha continuato a prestare «i relativi servizi esclusivamente in favore della società verificata e della ditta individuale di Schiavello».
A Riccardo Tucci viene contestata una frode fiscale per 9mila euro portata avanti secondo gli investigatori attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La cooperativa del futuro deputato dei Cinque Stelle, secondo l’accusa, avrebbe avuto il solo scopo di configurare una delle società “cartiera” create dall’ideatore del sistema fraudolento al solo fine di emettere false fatturazioni. Oltre al deputato, nell’inchiesta è indagato anche il suo ex datore di lavoro, con ramificazioni pure in Romania, dove secondo le indagini un’ulteriore cartiera sarebbe stata utilizzata per emettere fatture false per oltre 350mila euro.

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