Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 18:18
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 8 minuti
Cambia colore:
 

SAMBA

’Ndrangheta, 440 chili di cocaina irraggiungibili nel porto di Malaga. Pasquino chiamato a rispondere davanti al Pcc brasiliano

Il container era stato collocato al quinto livello della nave e il gruppo non disponeva del muletto necessario. Dopo il fallimento, il broker fu convocato a San Paolo

Pubblicato il: 15/07/2026 – 18:15
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
’Ndrangheta, 440 chili di cocaina irraggiungibili nel porto di Malaga. Pasquino chiamato a rispondere davanti al Pcc brasiliano

TORINO L’ingresso sicuro nel porto di Malaga, vestiti di nero e nascosti dentro un camion con 18 borse già pronte per caricare ben 440 chili di cocaina. Il container, arrivato dal Brasile, e la squadra incaricata del recupero sembrava avere pianificato ogni dettaglio, ma non aveva tenuto conto di un dettaglio cruciale. Già perché a mandare all’aria l’operazione imponente del recupero di quasi mezza tonnellata di droga sarebbe stato un ostacolo quasi banale: la “latta”, come veniva chiamato il container nelle conversazioni criptate, collocata al quinto livello della nave, con il gruppo che non disponeva di un muletto capace di raggiungerla.

Le motivazioni di “Samba”

«Se era già solo al quarto piano era fatta», avrebbe commentato in seguito Christian Sambati. La nave ripartì verso Livorno e il carico andò perduto. Per Vincenzo Pasquino, che aveva garantito la riuscita dell’operazione, arrivò allora la convocazione più temuta: presentarsi a San Paolo davanti agli uomini del Primeiro Comando da Capital e rendere conto del fallimento. In Brasile, spiegherà poi il collaboratore, «si dice che ti chiamano all’Idea. In Italia diciamo che ti chiamano al Tavolino». È uno degli episodi più significativi ricostruiti nelle motivazioni della sentenza del rito abbreviato dell’operazione “Samba”, depositate dal gup di Torino Giovanna Di Maria. Per quella transazione internazionale il giudice ha ritenuto provata la responsabilità di Pasquino e Sambati, condannati complessivamente rispettivamente a 10 e 12 anni di reclusione. Francesco Barbaro, condannato a 18 anni per il reato associativo, è stato invece assolto dallo specifico capo relativo ai 440 chili per non aver commesso il fatto.

L’incontro con gli uomini del Pcc

La genesi del carico emerge dalle dichiarazioni rese da Pasquino dopo l’avvio della collaborazione con la giustizia. A contattarlo sarebbe stato un italiano residente in Brasile, indicato come Manuele e conosciuto sulla piattaforma Sky Ecc con il nickname “Professore”. I due si sarebbero incontrati al ristorante Don Camillo di Rio de Janeiro insieme a un brasiliano appartenente al Pcc, Demitri, soprannominato “Pateta”. La richiesta era precisa: verificare se Pasquino disponesse di un canale capace di garantire l’uscita di un container dal porto di Malaga. Il collaboratore sostiene di avere assicurato di poter gestire sia il recupero sia la successiva vendita della droga.
La cocaina, secondo il suo racconto, apparteneva al Pcc ed era stata sistemata, ancora sfusa, dentro cinque casse di legno. Per l’estrazione dal porto sarebbe stato riconosciuto il 20 per cento del carico agli uomini incaricati dell’operazione. Pasquino, però, avrebbe chiesto ai brasiliani una quota del 30 per cento, con l’intenzione di trattenere per il proprio gruppo i dieci punti di differenza. «Io mi ero impegnato a fare l’uscita a Malaga e a occuparmi della vendita», racconta. Nelle conversazioni successive attribuirà a sé stesso una partecipazione personale di tre punti, che avrebbe potuto tradursi in un guadagno milionario.  
Proprio nelle dichiarazioni dedicate a questo affare Pasquino spiega anche l’origine del nome utilizzato su Sky Ecc: “Cristiano” o “Ronaldo”, scelto perché fan di Cristiano Ronaldo e tifoso della Juventus. Un dettaglio marginale rispetto alla transazione, ma utile agli investigatori per attribuirgli le conversazioni criptate.



Da Torino a Malaga

La preparazione della missione viene ricostruita attraverso spostamenti, pedinamenti, copie forensi dei telefoni e conversazioni intercettate. Sambati parte per il Brasile il 20 settembre 2019 e, dopo oltre un mese trascorso tra San Paolo, Curitiba e Paranaguá, raggiunge Malaga il 25 ottobre. Il giorno successivo arriva dalla Lombardia anche Vito Luigi Basile. I due vengono individuati all’Hotel Campanile Malaga Airport insieme al brasiliano Nicholas Charles Evangelista Lopes, soprannominato “Coringa” o “Corinthiano”, e alla moglie Kimberly Conche de Carvalho. Parte del gruppo si sposta poi verso Madrid, mentre Sambati rimane impegnato nel tentativo di raggiungere il container. Basile, secondo la ricostruzione di Pasquino, aveva portato dall’Italia il telefono criptato che Sambati avrebbe utilizzato per inviare fotografie e filmati dall’interno del porto. Le immagini dovevano consentire al broker rimasto in Brasile di seguire in tempo reale l’operazione.

«Tutti vestiti di nero, nascosti in un camion»

Sono soprattutto le chat recuperate sulla piattaforma Sky Ecc a restituire la scena del tentato recupero. Sambati racconta che gli uomini erano entrati nell’area portuale vestiti di nero e nascosti nella cabina di un camion, protetti da una tendina. «A come si è affiancato il camion alla corsia delle latte siamo volati in mezzo ai corridoi e ci siamo nascosti», scrive. Il gruppo aveva portato con sé 18 borse, sufficienti a trasferire l’intero quantitativo. Ma una volta raggiunta l’area dei container si accorge che quello cercato si trova troppo in alto. «Abbiamo avuto sfiga che la nostra era al quinto piano», commenta Sambati. «Se era già solo al quarto piano era fatta». Il muletto disponibile non era in grado di raggiungere quel livello. Gli uomini non si sarebbero arresi immediatamente. Dalle conversazioni emerge che provarono ad aprire altri container nella speranza di trovare un diverso carico di droga da sottrarre. «Se trovavamo materiale in qualche altra prendevamo quello, cazzo se ne frega», racconta Sambati. In una delle “latte” avrebbero avvertito un forte odore di caffè, sospettando che potesse nascondere dello stupefacente. Il tentativo non produce risultati. Alle otto del mattino il camion torna a recuperarli. «Eravamo in cinque schiacciati nella cabina», ricorda Sambati. Pasquino, ripensando all’affare sfumato, commenta: «Mamma mia, se cacciavamo quella eravamo a posto per sempre».

La nave riparte verso Livorno

Il fallimento viene registrato anche dalle intercettazioni ambientali effettuate dopo il rientro di Basile in Italia. Parlando con la fidanzata, l’uomo riferisce che il carico non era stato estratto e che la nave aveva ormai lasciato Malaga: «Non l’han tirata fuori e la nave è andata via». A quel punto sarebbe stato necessario individuare il porto successivo e tentare un nuovo recupero. La destinazione finale era Livorno. Pasquino sostiene che, dopo il fallimento spagnolo, Manuele si sarebbe rivolto a sua insaputa a Mario Palamara, detto “Billy”, nel tentativo di organizzare l’uscita dal porto toscano. Il carico venne successivamente sequestrato dalla Guardia di finanza, ma, secondo il collaboratore, il quantitativo recuperato non sarebbe corrisposto ai 440 chili partiti dal Brasile. Pasquino afferma che le autorità trovarono soltanto una parte della cocaina e di non avere mai compreso che cosa fosse accaduto al resto: «Non so dire che fine abbia fatto l’altra metà, credo l’abbiano rubata». Si tratta della sua versione dei fatti. Il gup ritiene comunque dimostrata, attraverso le chat, gli spostamenti e le attività investigative, l’esistenza del carico da 440 chili e il tentativo di recuperarlo a Malaga.

La convocazione all’«Idea»

Il fallimento non poteva rimanere senza conseguenze. Pasquino aveva garantito agli uomini del Pcc che il container avrebbe avuto un’uscita sicura dal porto. Quando l’operazione naufraga, il broker viene convocato a San Paolo insieme a Carlo Pezzo. «Quelli del Pcc mi hanno chiamato per rendere conto di questo carico che era andato perso», racconta. È in quel momento che spiega agli inquirenti il significato criminale della parola “Idea”. Essere chiamati all’Idea significava comparire davanti ai rappresentanti dell’organizzazione, riferire quanto accaduto e assumersi la responsabilità del fallimento. L’equivalente brasiliano, secondo Pasquino, della convocazione «al Tavolino» conosciuta negli ambienti della criminalità calabrese. Pasquino e Pezzo avrebbero raggiunto immediatamente San Paolo. Il primo doveva spiegare perché la promessa fatta al Pcc non fosse stata mantenuta, mentre la cocaina del cartello brasiliano continuava il suo viaggio verso l’Italia senza che il gruppo riuscisse più a controllarla.

Le chat e il giudizio del gup

Per il giudice, le conversazioni e le attività investigative attestano «inequivocamente» che nell’autunno del 2019 un carico di 440 chili di cocaina era stato imbarcato in Brasile e spedito verso Malaga. Il mancato recupero non impedisce di considerare consumato il reato, perché il gruppo aveva già acquisito la disponibilità della sostanza e raggiunto un accordo su trasporto, destinazione ed estrazione. Pasquino assume, secondo il gup, una posizione centrale nella transazione. Sambati, invece, non si sarebbe limitato ad accompagnare gli altri uomini: aveva raggiunto prima il Brasile e poi la Spagna, era entrato nel porto, aveva seguito materialmente il recupero e aveva successivamente ricordato nelle chat ogni dettaglio dell’operazione. Davanti al giudice Sambati ha sostenuto di essere stato soltanto un amico di Pasquino, di non averne mai rappresentato il braccio destro e di essere partito inizialmente per consegnargli vestiti e valigie. Una ricostruzione che, per il gup, non spiega i contatti con i brasiliani, la presenza a Malaga nei giorni dell’arrivo della nave e la conoscenza delle operazioni compiute all’interno del porto. (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x