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«Com’era bello il dopoguerra»

“Una nuova ricostruzione, come quella del dopoguerra”, ha auspicato Mario Draghi in Parlamento, riprendendo quel “Costruire”  raccomandato da Mattarella nell’accorato discorso di fine 2020, poi ri…

Pubblicato il: 23/02/2021 – 15:26
di MIMMO NUNNARI
«Com’era bello il dopoguerra»

“Una nuova ricostruzione, come quella del dopoguerra”, ha auspicato Mario Draghi in Parlamento, riprendendo quel “Costruire”  raccomandato da Mattarella nell’accorato discorso di fine 2020, poi ripetuto nell’angosciato appello alle forze politiche di formare Governo di salvezza nazionale. Ma com’era, lo spirito di ricostruzione italiana  post guerra, che s’invoca sempre più spesso? Si può dire, prima di tutto, che fu un momento storico collettivo, irripetibile. Allora, gli italiani lavorarono tutti insieme, in condizioni difficili, partendo da situazioni peggiori, rispetto all’anteguerra. C’era smarrimento, mancava il lavoro, i servizi erano distrutti, i mezzi di trasporto ferroviario erano ridotti a un sesto, rispetto a prima, gli autocarri a meno della metà, così la flotta mercantile. Il sistema industriale era un pianto. Questo panorama, di distruzione, lo spiega Alfio Caruso nel libro “Così ricostruimmo l’Italia 1945 – 1959” (Neri Pozza editore, pagine 335, euro 18). Emergono, dai ricordi di quegli anni di ansia, e poi di ricostruzione frenetica, figure fondamentali, come il trentino Alcide De Gasperi, che diventerà presidente del Consiglio dei ministri, e nella Chiesa guidata da Pio XII  c’è l’attivismo spirituale e culturale del segretario di Stato Giovan Battista Montini, futuro Paolo VI, ispiratore della fondazione della Democrazia Cristiana oltre che tessitore di rapporti stretti con diplomazie di nazioni straniere. Si pedala in salita, ma si pedala tutti nella stessa direzione. Si lavora nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche. 

Scendono in campo strateghi dell’industrializzazione, privata e pubblica. Una solidarietà di fondo tra le diverse anime ideologiche prevale sull’interesse di bottega. Del Governo del cattolico De Gasperi fanno parte il leader comunista Palmiro Togliatti e  il leader socialista Pietro Nenni. Si soffre molto nel Paese, al Sud come sempre, ma tutti “vedono” un traguardo da raggiungere insieme, lo stesso di rinascita della nazione da inseguire. Dalle ceneri dell’Agip, sorge l’Eni di Enrico Mattei, dal genio di Enzo Ferrari, nascono i bolidi rossi e dall’inventiva di Enrico Piaggio nasce la Vespa. 

Nel cinema, si inneggia alla nuova Italia, con pellicole del filone del neorealismo. I giornali, incoraggiano lo sforzo degli italiani, e sono protagonisti della “ricostruzione”.

 Può accadere, addirittura, che si lancino appelli ai lettori, per aiutare la ripartenza dello sport: “Date una bicicletta a Fausto Coppi”, scrisse  Gino Palumbo, che poi sarebbe diventato il più autorevole giornalista sportivo italiano, sul giornale “La Voce” . Era stato lo stesso Coppi a chiedere aiuto. “Sono Coppi e vorrei tornare a correre, ma ho soltanto una bici militare, con le gomme piene, che mi procurano dolori continui. Il suo giornale mi può aiutare?”, aveva scritto a Palumbo.

 Erano tempi di giganti della politica, dei padri della patria, che magari guidavano partiti e movimenti piccolissimi. Lo statista trentino De Gasperi, sovrastava di una spanna amici e nemici. Rettitudine e incorruttibilità, erano la sua forza. 

Sebbene si lavorasse per “costruire”,  i problemi non mancavano, e neppure la contrapposizione ideologica, tra forze cattoliche e forze comuniste. E poi c’era l’amico “americano” che diede una mano. De Gasperi, invitato in America, non aveva neppure un cappotto decente per affrontare la trasferta negli Usa. Il suo viaggio cominciò in salita, tra diffidenze e atteggiamenti snobistici degli americani, ma si concluse con una calorosa accoglienza alla Casa Bianca.  Fu un avvenimento con cui l’Italia aprì al mondo le sue finestre e successivamente si accesero i riflettori della cristianità su Roma, con il Giubileo del 1950.  “ Un dono di riconciliazione universale, largito da Dio all’umanità dopo i disastri della guerra e le innumerevoli colpe che la guerra favorisce e diffonde”, disse Pio XII. 

A poco meno di cento anni dalla nascita, l’Italia, con lo “spirito di ricostruzione”, quello che si evoca oggi, si rimise in moto.

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