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Inchiesta “Re Nudo”, chiuse le indagini per 92 persone

L’inchiesta della Procura di Paola sul presunto sistema di corruzione nella sanità pubblica del Tirreno cosentino. Tra i principali indagati l’ex sindaco di Scalea, Mario Russo

Pubblicato il: 25/02/2021 – 19:03
di Fabio Benincasa
Inchiesta “Re Nudo”, chiuse le indagini per 92 persone

COSENZA I carabinieri di Scalea hanno notificato la chiusura indagini a 92 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Re Nudo”, condotta dalla Procura di Paola. Una complessa attività investigativa originariamente di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e successivamente trasmessa alla Procura guidata da Pierpaolo Bruni. La genesi dell’indagine, per come ricostruito nell’ordinanza notificata agli indagati, è da ricollegarsi al blitz antimafia conosciuto come “Plinius” ed in cui emersero una serie di commistioni tra il mondo della politica e quello della criminalità organizzata attiva sul litorale tirrenico. Chi indaga è convinto di aver disvelato un presunto sistema di corruzione nella sanità pubblica del Tirreno cosentino. Gli illeciti riscontrati possono così sintetizzarsi: reati commessi nell’ambito della Commissione per l’accertamento dell’invalidità e dell’handicap di Diamante; reati commessi nell’ambito dell’attività di rinnovo delle patenti di guida; illeciti in materia di visite necroscopiche.

Accertamenti dell’invalidità e handicap di Diamante

Sono diversi gli episodi raccolti nelle carte dell’inchiesta e che coinvolgono Mario Russo, ex sindaco di Scalea, indagato in qualità di medico legale e presidente della Commissione per l’accertamento dell’invalidità e dell’handicap di Diamante. Russo, insieme ad altri due indagati Antonia Coccimiglio e Eugenio Vitale (segretaria e impiegato della medesima commissione), avrebbe «perfezionato una serie di reati di falsità ideologica nella redazione di provvedimenti di riconoscimento di invalidità civile o handicap». In un episodio, cristallizzato dagli investigatori, Russo, Coccimiglio e Vitale avrebbero «riconosciuto l’invalidità civile ad un soggetto, inducendo l’Inps in errore sulla sussistenza del diritto alla percezione di erogazioni assistenziali, procurando di fatto un ingiusto profitto pari a oltre 19mila euro a titolo di indennità di accompagnamento». In un’altra occasione, invece, Coccimiglio, Vitale e Russo avrebbero alterato la percentuale di invalidità di un soggetto, «riconosciuto con giudizio unanime invalido al 68%, elevando il coefficiente all’80%». Il soggetto in questione avrebbe poi versato a Coccimiglio e Vitale «la somma di 1.500 euro per garantirsi il loro intervento con la commissione invalidi di Cosenza, in modo da evitare eventuali nuove convocazioni a visita medica di verifica o comunque avendo la certezza del buon esito del procedimento».

Patenti e porto d’armi

Dalla scrivania di Russo passavano anche le autorizzazioni per i rinnovi della patente di guida, oltre a quelle per il rilascio dei certificati per l’idoneità nella detenzione ed il porto di armi. In particolare Russo, in qualità di medico dell’Asl di Scalea insieme ad alcuni gestori di scuole guida e agenzie di disbrigo pratiche auto Massimiliano Marino; Paolo Marino; Nicola Oliveto; Giuseppe Mandato; Giuseppe Pintozzi avrebbe dato vita ad un «oligopolio del servizio di rinnovo patenti nei comuni dell’Alto Tirreno cosentino». Secondo chi indaga, le loro condotte avrebbero portato ad «escludere dal mercato gli operatori non aderenti al sistema messo in piedi dagli indagati, introducendo anche un tariffario fisso per l’erogazione delle tangenti». Lungo l’elenco degli episodi contestati, dall’omissione di visite mediche di idoneità alla falsa certificazione di pagamenti del ticket sanitario, fino alla redazione di falsi rinnovi di patenti. Stesso sistema e medesime tariffe venivano applicate anche in relazione al rilascio del porto d’armi.

Le visite necroscopiche

Sarebbero stati commessi reati anche per quanto riguarda le visite necroscopiche, certificate in concorso da Mario Russo, in qualità di medico necroscopo dell’Asp di Cosenza-Distretto Tirreno con dieci gestori di imprese di onoranze funebri. E’ lunga la lista dei certificati redatti e trasmessi, senza nessuna effettiva visita sulle salme. Tutti episodi, anche questi, finiti al centro dell’inchiesta. Gli indagati, ora, hanno venti giorni di tempo dalla notifica per presentare memorie, produrre documenti o richiedere di essere sottoposti ad interrogatorio.

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