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La ‘ndrangheta, la politica e il riscatto: la Lamezia «fuori dal Comune» di Gianni Speranza

Il nuovo libro dell’ex sindaco di Lamezia Terme, edito da Rubbettino. Un’opera che ricostruisce un’avventura durata dieci anni, tra alti e bassi, intimidazioni, lotte e orgoglio

Pubblicato il: 09/03/2021 – 7:56
di Giorgio Curcio
La ‘ndrangheta, la politica e il riscatto: la Lamezia «fuori dal Comune» di Gianni Speranza

LAMEZIA TERME In un tempo, quello attuale, in cui vivere il presente fa ancora molta paura, rileggere il passato è forse la chiave giusta per poter immaginare un futuro se non migliore almeno diverso, attraverso prospettive e punti di vista mutevoli ma non mutuabili, figli di concetti mai del tutto desueti e più contemporanei di quanto si è portati a credere. 

Una storia fuori dal Comune

Con le ferite ancora tutt’altro che rimarginate, lasciate da dodici mesi di pandemia, è quasi salvifico disegnare nero su bianco le tracce di un passato ancora non troppo lontano. Proprio come ha fatto Gianni Speranza, l’ex sindaco di Lamezia Terme, autore del nuovo libro “Una storia fuori dal Comune”, edito da Rubbettino, scritto insieme al lametino Salvatore D’Elia e che vede anche la collaborazione di Antonio Padellaro e Gianfranco Manfredi. Un libro che si inserisce quasi in punta di piedi in un contesto quasi saturo di idee e progetti editoriali, ma che ha il pregio di distinguersi per la natura quasi endemica di un’opera che non pretende nulla se non ricostruire, e forse ridipingere, un quadro storico a tratti sbiadito e scalfito dalle ultime vicende, soprattutto politiche, che hanno riguardato dapprima la città di Lamezia Terme, poi un contesto sempre più ampio e variegato. 

I due mandati come sindaco

Una lunga esperienza politica quella di Speranza, affettuosamente riconosciuto da tutti come Giannetto, come lui stesso nel libro sottolinea. Dal 2005 al 2015, dieci anni, due mandati consecutivi senza l’ombra di scioglimenti e infiltrazioni mafiose che a Lamezia rappresentano una vera e sorprendente eccezione considerate le esperienze del 2001 e del 2017. Una cornice stonata che finisce per esaltare, di contrasto, l’esperienza decennale del docente di Storia e Filosofia, amato prima dai suoi devoti studenti e poi dall’elettorato lametino che ha deciso di riconfermarlo nel 2010. 

La cronistoria

Sfogliando le pagine di “Una storia fuori dal Comune” ci si immerge in un viaggio scandito con precisione cronologica attraverso le esperienze vissute direttamente da Gianni Speranza. Date e vicissitudini non solo politiche ma anche umane, dando al libro una connotazione e una identità ben precisa e che si scopre pagina dopo pagina, riaccendendo ricordi sopiti per chi ha vissuto Lamezia Terme in quegli anni, e disvelando scenari quasi sconosciuti a chi, invece, quell’epoca lametina l’ha solo sfiorata o vista da lontano. 

La violenza della ‘ndrangheta

La lotta politica, l’emancipazione economica e sociale di Lamezia Terme ma, soprattutto, la guerra a viso aperto contro un nemico invisibile ma prepotente, la ‘ndrangheta, che proprio in quegli anni ha messo a ferro e fuoco Lamezia tra agguati, racket, pressioni politiche e intimidazioni violente. Un’epoca drammatica vissuta in prima persona dal sindaco Speranza, finito anche sotto scorta, abile dal canto suo a gestire anni infuocati di lotta e resistenza combattuta su più fronti e culminata poi con numerose operazioni di polizia che, di fatto, hanno smantellato pezzo per pezzo le famiglie più potenti della ‘ndrangheta lametina. 

Il coraggio di Rocco Mangiardi e la battaglie sociali

Una tragedia che ha segnato una città già piegata ma che ha trovato e riscoperto la forza di reagire con l’esempio cristallino delle sue donne e dei suoi uomini migliori, come ad esempio Rocco Mangiardi, al quale è dedicato un intero e lungo capitolo. È forse lui l’uomo più emblematico, capace di puntare il dito contro chi ha provato ad annientarlo, il simbolo di una comunità in fermento e che è riuscita con le unghie ad aggrapparsi alla legalità e alla giustizia, prima di sprofondare nel precipizio. Tra le pagine di “Una storia fuori dal Comune” di Gianni Speranza si coglie l’essenza di una città alla continua ricerca di una propria identità, tra lotte endemiche e la volontà, sempre messa in discussione, di alleggerirsi di un peso e una carcassa che nei decenni in più di un’occasione ha piegato le braccia e la volontà di diverse generazioni, senza mai affossarle del tutto. C’è la centralità dell’aeroporto lametino, importante volano per l’emancipazione di Lamezia, ma anche la sanità ridotta ai minimi termini, il rischio legato alla chiusura del Tribunale e la ferita tutt’ora aperta del quartiere rom di Scordovillo, specchio del fallimento di una classe politica che non conosce bandiere e colori. Ma la più grande ferita, forse, è la tragedia degli otto ciclisti rimasti uccisi sulla SS18 il 5 dicembre 2010, una domenica drammatica che ha segnato indelebilmente le famiglie, gli amici, l’intera comunità lametina e, inevitabilmente, anche l’esperienza politica di Gianni Speranza. 

Un salto temporale necessario

Una lunga cronologia di episodi ed emozioni, di gioie, paure e consapevolezze. Insomma, “Una storia fuori dal Comune” di Gianni Speranza, è a tutti gli effetti un salto temporale tanto interessante quanto necessario per ricercare ed utilizzare i migliori strumenti per far rinascere a Lamezia Terme il seme di una nuova primavera (Covid-19 a parte) e che permetta di affrontare al meglio le «fatiche e le difficoltà di un pezzo del nostro Sud» che ciclicamente si ripetono e affliggono Lamezia Terme. (redazione@corrierecal.it)

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