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«Programmazione, tanti “copia e incolla” e pochissime idee»

Ieri il Consiglio Regionale è stato costretto rinviare la discussione del Documento strategico di indirizzo regionale, documento che dovrebbe essere fondativo per la programmazione 2021-2027 perch…

Pubblicato il: 12/03/2021 – 7:41
di Domenico Marino*
«Programmazione, tanti “copia e incolla” e pochissime idee»

Ieri il Consiglio Regionale è stato costretto rinviare la discussione del Documento strategico di indirizzo regionale, documento che dovrebbe essere fondativo per la programmazione 2021-2027 perché è emerso che a pag.  98 del suddetto documento si parlava di un “territorio lombardo”, evidente refuso di un “taglia e incolla” mal riuscito. Ma andando ad analizzare il documento, usando Google come un rudimentale “software anti-plagio”, emerge che il numero dei “taglia e incolla” da altri documenti è talmente elevato da far diventare difficile l’individuazione del contributo originale della regione Calabria (ognuno potrà ripetere l’esercizio per verificare di persona, prendendo i capoversi dei capitoli, copiandoli su Google e avviando il motore di ricerca. Ovviamente mi sono limitato per ragioni tempo si soli capoversi. Questo non esclude che il testo non analizzato possa contenere altre “contaminazioni”). 

Non è un film di Checco Zalone o di Albanese, purtroppo è la realtà della Calabria, periferia dell’impero.

 Il capitolo 1.1 e 1.2 del documento sono identici e sovrapponibili senza alcuna modifica al documento “PROGRAMMA OPERATIVO FSE+ 2021-2027” della regione Friuli Venezia Giulia. I primi capoversi dei capitoli 3,4,5,6 sono copiati interamente dal Documento “PROGRAMMAZIONE EUROPEA POLITICA DI COESIONE 2021-2027” della regione Lombardia. In questo caso è stato sostituito il nome Lombardia con il nome Calabria, ma è rimasta una incongruenza che è prova dell‘utilizzo della fonte nel fatto che nel documento calabrese si parla di obiettivi programmatici (OP), mentre nel documento lombardo si parla di Obiettivi Strategici (OS) e, infatti, l’Obiettivo Programmatico (OP) del Titolo diventa Obiettivo Strategico (OS) nel corpo del testo, esattamente come nel testo del documento lombardo. Un altro refuso del “taglia e incolla”!

A pagina 98 del documento non c’è solo il refuso “territorio lombardo” ma il refuso fa parte di una corposa parte del paragrafo che è sempre presa dalla pagina 86 del documento della Lombardia. In questo caso il temine regione Lombardia è stato sostituito da regione Calabria, ma purtroppo il termine lombardo è sfuggito!

Nella stessa pagina, (punto 7.3.9) il secondo capoverso è perfettamente identico e sovrapponibile al testo del  Documento “AP bozza di programmazione” del 27 marzo 2020 della regione Basilicata alla pagina 2.

(Per onor di patria e perché, in fondo, il documento non meritava uno spreco maggiore di tempo e di energie, mi sono fermato qui e non ho continuato l’analisi del testo).

Ma se si trattasse solo di questo la situazione sarebbe forse più comica, che tragica.

È analizzando i contenuti che viene, però, fuori la completa inconsistenza del documento che dovrebbe costituire il fondamento della futura programmazione. 

E quando le fondamenta sono deboli, la casa crolla!

Il documento è, infarcito di un vero guazzabuglio di dati statistici, tratti dalle fonti più disparate e presentati senza alcuna metodologia e senza alcun costrutto logico. Ad una serie interminabili di dati e tabelle non fa riscontro nessuna analisi seria e convincente. Né alle spalle esiste un modello di analisi e di interpretazione del dato. Poiché nella redazione del testo hanno tratto ampia “ispirazione” dal documento della regione Lombardia potevano almeno provare a copiare anche la metodologia di analisi dei dati che in quel documento era costruita seriamente con lo studio dei KPI (indicatori di performance).

Ma quello che fa cadere letteralmente le braccia è l’assenza di un’idea di sviluppo, di una strategia coerente, di una visione.

Manca totalmente un’idea di quale Calabria si vuole progettare e di quale modello di sviluppo si vuole dare a questa regione. Questa carenza pone le basi per realizzare un semplice programma di spesa che altro non è che una ennesima riproposizione dei finanziamenti a pioggia, poco utili allo sviluppo, anche se molto utili alle logiche clientelari. È una programmazione che tenta di inseguire semplicemente le emergenze, senza tentare di dare loro una soluzione definitiva, e che si limita ad una gestione di piccolo cabotaggio che è consiste in uno spreco di somme e in una dispersione in mille rivoli, spesso clientelari, delle risorse.

Manca uno sforzo di valutazione sui punti di forza (pochi) e di debolezza (molti, ma mai evidenziati approfonditamente) della programmazione 2014-2020. Manca un modello e un sistema di valutazione delle performance che possa permettere di trarre beneficio sia dall’analisi degli errori e delle criticità emerse, sia dall’individuazione delle buone pratiche da promuovere. 

In generale nel documento viene riproposto un modello di programmazione vecchio e obsoleto che punta a polverizzare la spesa in decine di migliaia di progetti, sostanzialmente slegati fra di loro e disomogenei territorialmente, facendo perdere gran parte delle potenzialità di sviluppo di questa spesa. In nessuna parte del documento viene posto il problema, che appare sicuramente centrale nel contesto calabrese, di veicolare la spesa del PO attraverso leggi di spesa che permettono una velocizzazione e una maggiore efficienza degli interventi. Non si intravede nel documento alcun elemento innovativo, sia in termini di governance, sia in termini di strategia. Il “taglia e incolla” è la logica conseguenza di un grande deficit di idee! Quello che rimane da questa opera sistematica di sostituzione dei riferimenti geografici (scrivere Calabria dove era scritto Lombardia), è un documento potrebbe essere usato per ogni regione europea tanto è generico e decontestualizzato negli obiettivi, nella strategia e nella governance.

Se economia e politica dialogassero in modo sinergico, come sempre accade nei paesi civili, situazioni del genere non si verificherebbero. Ma in una terra come la Calabria in cui la scienza economica e la politica sono sempre state nemiche giurate e il politico ha sempre guardato con sospetto l’intellettuale quando quest’ultimo non piegava la scienza ai suoi desiderata, accade spesso quello che altrove sarebbe semplicemente inimmaginabile.

Quello che abbiamo preso in esame non è che l’ultimo esempio delle tante programmazioni economiche disastrose – elaborate da tutta una generazione di burocrati e di tecnici incapaci e proni al potere – che ci fanno capire fino in fondo quali sono i motivi e chi sono i responsabili del mancato sviluppo della Calabria.

*docente di Politica economica dell’Università Mediterranea

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