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Azzerato l’Ufficio stampa del consiglio regionale

Si annuncia una (nuova) battaglia legale. Chizzoniti: «Imboscata tesa da dirigenti e da un parlamentare di Forza Italia»

Pubblicato il: 22/03/2021 – 20:28
Azzerato l’Ufficio stampa del consiglio regionale

REGGIO CALABRIA Sarebbero stati azzerati, secondo quanto si apprende, gli incarichi nell’Ufficio stampa del consiglio regionale della Calabria. Le voci sul “licenziamento” dei giornalisti della struttura che quotidianamente racconta l’attività istituzionale di Palazzo Campanella si rincorrevano dal pomeriggio di lunedì e hanno trovato conferma da fonti qualificate, anche se le circostanze della decisione amministrative potranno essere spiegate in maniera più chiara nelle prossime ore. Nel corso degli anni non sono stati pochi gli “incidenti” di percorso per l’Ufficio stampa, finito nel mirino di una relazione del ministero delle Finanze e di una pronuncia della Corte costituzionale. Il ministero mise nero su bianco che destavano “perplessità le modalità di reclutamento del personale” e sollevò dubbi sulle retribuzioni (considerazioni oggi al vaglio della Corte dei conti). La Corte costituzionale ribadì che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Ora il nuovo capitolo, con l’azzeramento e l’apertura di un nuovo fronte giudiziario per i giornalisti dell’Ufficio stampa.

Chizzoniti: «Imboscata tesa da un parlamentare di Forza Italia»

Sarà l’avvocato Aurelio Chizzoniti (già consigliere regionale) a difendere i giornalisti dell’Ufficio stampa. Chizzoniti ha diffuso una nota per illustrare il suo (e dei propri assistiti) punto di vista sulla questione. «Mentre da più parti si contesta apertis verbis l’audace tentativo di “rivitalizzare” il consiglio regionale, ormai da tempo ultra “congelato”, quindi preposto ad assumere esclusivamente atti “indifferibili ed urgenti”, la segretaria generale-reggente della massima assise assembleare regionale, dopo essere stata letteralmente miracolata, avendo raggiunto il vertice burocratico consiliare senza mai aver ricoperto incarichi di alta dirigenza, e in costante assenza di qualsivoglia avviso teso alla doverosa comparazione delle professionalità interne, ubbidendo ai desiderata di un parlamentare reggino forzista, nonostante la conclamata paralisi del Consiglio e di qualsivoglia organo derivato, ha gelidamente licenziato, dopo circa vent’anni di apprezzata attività professionale, unanimemente riconosciuta, ben cinque giornalisti in forza all’ufficio stampa consiliare. E fra questi anche un professionista già in pensione, dimenticando, però, un altro anch’egli in quiescenza. La direttrice forse insegue la conferma nella prestigiosa apicalità, in ordine alla quale nessuno conosce l’atto deliberativo che ha indetto l’espletanda selezione, essendo stato pubblicato soltanto e prudentemente un modestissimo e succinto allegato. Per non dire del responsabile delle risorse umane che controfirma lo spietato verdetto, forse aspirando a un posto al sole quale capoarea. Si sussurra che il diabolico progetto politico-burocratico sarebbe stato sponsorizzato da un cinico parlamentare di Forza Italia, mentre i diversi giornalisti licenziati, sono pronti ad adire le vie della Giustizia del lavoro, della Procura della Repubblica e della Commissione regionale di Vigilanza, il cui pool difensivo, del quale fanno parte anche gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti, sta confezionando un corposo dossier impreziosito da numerosi ed eloquenti allegati. Eccependo, anche un’altra clamorosa distrazione che riguarda un dirigente regionale in servizio, dalla identica posizione degli sbigottiti estromessi, ma clamorosamente sfuggito al capestro del licenziamento. Non mancano i richiami ai pareri frettolosamente rilasciati dall’ufficio legale del Consiglio, al contratto full time a tempo indeterminato, ex ante legittimamente sottoscritto dagli insorti, ex L.R. n. 8/1996, modificata dalla L.R. n. 8/2005, invocando anche la sensibilità del Commissario regionale di Forza Italia Giuseppe Mangialavori. Residua, galleggiando alla deriva di una serie di violazioni di legge, il ruolo nefasto di qualche burocrate-reggente che insegue affannosamente prospettive carrieristiche, nonché nuove suggestioni ispirate dall’ineffabile parlamentare all’apice di questa invereconda imboscata. Una storia che si arricchisce quotidianamente di inquietanti particolari, che condannano a precise e indifendibili, gravi responsabilità i dirigenti “sudditi”, affannosamente impegnati ad inseguire brandelli di iniqua e subdola celebrità. Forse sarebbe il caso che qualcuno pensasse seriamente di restituire al più presto braccia e menti al mondo dell’agricoltura che, fra l’altro, ne ha tanto bisogno».

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