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l’intervista

La Regina e la «confusione» all’Asp di Cosenza: «La struttura non ha un’anima»

La confessione del commissario dell’Azienda sanitaria cosentina a Famiglia Cristiana. «Spero di risvegliare la passione»

Pubblicato il: 25/03/2021 – 9:23
di Fabio Benincasa
La Regina e la «confusione» all’Asp di Cosenza: «La struttura non ha un’anima»

COSENZA «La gente è abituata a non dire nulla», confessa Domenico Minniti, presidente dei medici anestesisti calabresi, intervistato da Famiglia Cristiana, oggi in edicola con un’inchiesta sulla sanità calabrese. «Chi può si cura fuori regione con un ulteriore esborso da parte della Calabria. Abbiamo abbandonato i pazienti cronici e gli ospedali sono sempre più sguarniti», aggiunge Minniti che poi fornisce i numeri di un settore al collasso: «Tra i soli anestesisti rianimatori, essenziali non solo in tempo di Covid, mancano almeno 40 unità in tutta la regione. Siamo attualmente 257, un numero che non consente neppure di effettuare le guardie in tutti i presidi e gli ospedali. Questa mancanza vuole dire, per esempio, che non si possono neppure programmare gli interventi chirurgici. Al di là dei proclami e dei decreti ad hoc, la verità è che in Calabria siamo all’anno zero». I problemi si accumulano ma di soluzioni concrete neanche l’ombra. Quella del taglio agli organici è una storia vecchia che puntualmente si racconta quando la situazione precipita, come accaduto dallo scoppio della pandemia e dall’acutizzarsi degli effetti del virus. Sono settimane difficili quelle vissute in Calabria, i posti letto covid sono quasi tutti pieni, i contagi aumentano e si ha la sensazione di non avere nessuna certezza sulla campagna di vaccinazione che procede, lenta, tra le lamentele degli utenti e l’arrivo a singhiozzo delle dosi.

L’impegno di La Regina

«Non ho mai creduto all’uomo solo al comando. E qui c’è da rifondare un intero sistema. Insieme ce la possiamo fare», sostiene speranzoso il commissario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina. Sulle pagine di Famiglia Cristiana, l’uomo chiamato a rimettere ordine ai conti disastrati della sanità cosentina osserva attonito i risvolti legati alle inchieste della Procura guidata da Mario Spagnuolo che hanno colpito e messo all’angolo pezzi importanti dell’Azienda sanitaria cosentina. «Ho trovato tanta confusione. Nessuna cultura aziendale e manageriale – sostiene La Regina – questa struttura non ha un’anima. Soprattutto non si sa chi deve fare cosa. Perché le cose funzionino ciascuno deve avere un ruolo definito, riconosciuto e gestito in modo trasparente. Senza questo può succedere di tutto». Il quadro che emerge dall’inchiesta “Sistema Cosenza” è allarmante, La Regina conferma l’assenza di organizzazione aziendale e aggiunge: «posso dire che sono mancate cose basilari, per esempio convocare il collegio di direzione. L’ho fatto io, dopo 15 giorni dal mio arrivo. La convocazione è obbligatoria perché il collegio si esprima con pareri vincolanti sui temi proposti dalla direzione strategica, cioè dal direttore generale insieme con i direttori sanitario e amministrativo. Non è un tecnicismo. Se saltano le procedure corrette è difficile gestire un’azienda e ottenere dei risultati. Il fatto che questo collegio non fosse stato convocato prima mi ha fatto capire che c’è qualcosa che non va». L’azione del commissario si muove su due binari: il bilancio e le risorse umane. Rispetto al primo punto esaminato emergono le solite note dolenti legate alla mancata approvazione dei bilanci e la relazione impietosa della Corte dei Conti (qui la notizia) ed il nuovo gruppo di lavoro voluto fortemente dal commissario: «Un team composto da avvocati interni cui si aggiungono dieci laureati, tra i migliori, selezionati dall’università della Calabria. Cinque di loro esperti in diritto e cinque in economia. Mi serve una fotografia precisa di tutto: contenziosi, pignoramenti, transazioni». Per quanto riguarda le risorse umane, la situazione che riguarda i tre ospedali spoke di Castrovillari, Corigliano-Rossano (due stabilimenti) Cetraro-Paola (due stabilimenti) è segnata dalla carenza degli organici piegati dall’addio di 50 vecchi primari. «Non sono stati fatti i concorsi. In unità operative fondamentali – chirurgia, ginecologia, ortopedia – troviamo colleghi demotivati che sono lì con un incarico di facente funzione, a volte neppure quello. Ci vogliono concorsi che selezionino i migliori, capaci di fare squadra e produrre servizi qualitativi». Sugli impegni futuri e sulla possibilità di trovare una soluzione definitiva, La Regina è lapidario: «È mio dovere tentare. Spero di risvegliare la passione».

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