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Dal lockdown alla chiusura: al “Due mari” la protesta dei lavoratori Carrefour, da mesi senza stipendio – INTERVISTE

Futuro incerto per oltre 300 lavoratori, da mesi a casa e senza reddito. I sindacati: «Noto e Perri diano risposte»

Pubblicato il: 26/03/2021 – 12:05
di Giorgio Curcio
Dal lockdown alla chiusura: al “Due mari” la protesta dei lavoratori Carrefour, da mesi senza stipendio – INTERVISTE

LAMEZIA TERME Da mesi senza stipendio e con un futuro occupazionale addensato da nubi e incertezze. È il destino di circa 350 lavoratori, tutti impiegati in poco più di venti esercizi commerciali sparsi per la Calabria e appartenenti al gruppo di supermercati della famiglia Perri, costellato da società e nomi variegati e legati fra loro. 

La crisi dopo il lockdown

Dopo aver affrontato tutti insieme il periodo più nero e terribile della pandemia da Covid-19, con i supermercati e i lavoratori di fatto a formare una ideale linea di resistenza, è tempo ora di affrontare un’altra difficile pagina, incerta e oscura, fatta di giochi di potere, presunte acquisizioni e cessioni legate a nomi di imprenditori pronti ad acquisire gli esercizi commerciali, ma dettando le proprie regole che combaciano poco con le aspettative dei dipendenti. Lavoratori che, inspiegabilmente, non hanno neanche avuto accesso ad altre forme di sostegno al reddito come, ad esempio, la cassa integrazione. 

La protesta

E questa mattina, spinti dalla necessità di far sentire il loro disagio, insieme alle sigle sindacali del settore di Cisl, Uil e Cgil, hanno deciso di manifestare proprio davanti all’ingresso del centro commerciale “Due Mari”, sede di uno dei supermercati più significativi dell’intero gruppo, per numeri e rilevanza strategica.  «Si tratta di un grande disagio per tutti i lavoratori in un momento già particolare legato alla pandemia. Da un giorno all’altro – spiega ai microfoni del Corriere della Calabria, Fortunato Lo Papa della Fisascat-Cisl – e senza alcuna comunicazione, sono state abbassate le saracinesche, senza neanche la possibilità di avere un sostegno al reddito che li potrebbe vedere traghettati tranquillamente verso una nuova azienda». «Siamo qui – spiega – perché finora dal gruppo Perri non abbiamo avuto risposte rispetto alle esigenze di trecento padri e madri di famiglia, lavoratori che hanno garantito un servizio essenziale durante il primo periodo di lockdown». «Ad oggi, sia il gruppo Perri che il gruppo Noto non ci stanno dando certezze per il futuro. L’unica certezza è che i punti vendita sono chiusi e che i lavoratori sono a casa senza stipendio e senza ammortizzatori sociali e questo non lo possiamo permettere». 

«O pagate gli stipendi o trovate altre soluzioni»

«Il nostro appello – precisa anche Giuseppe Valentino, segretario generale Filcam Cgil Calabria – va alle associazioni datoriali se esistono in questa terra e che ruolo hanno se di fronte a 300 lavoratori non prendono il telefono e non chiamano i sindacati per trovare un percorso comune. Siamo qui a dimostrare il nostro sdegno e chiediamo contemporaneamente a chi ha le responsabilità di assumersele: il gruppo Perri paghi gli stipendi ai lavoratori o trovi una soluzione per garantire il reddito a queste famiglie. Siamo anche arrabbiati con i marchi aziendali, come Careffour, che quando si tratta di questa terra fanno finta di conoscere gli imprenditori ai quali affidano il loro marchio e di non conoscere i lavoratori che per anni hanno rappresentato la loro immagine». 

Le interviste:

«Trovare la soluzione più vantaggiosa per i lavoratori»

Presente alla manifestazione anche il sindaco di Maida, Salvatore Paone, territorio dove il centro commerciale tra i più grandi della Calabria ha sede. «Sono qui – precisa – a testimoniare la vicinanza da parte delle istituzioni locali. Bisogna stare attenti affinché i lavoratori non diventino le vittime di questa situazione proprio in una regione in cui l’occupazione è il primo problema. Mi auguro che le parti in campo riescano a sedersi davanti ad un tavolo e superare tutte le divergenze, trovando la soluzione più vantaggiosa per questi padri e madri di famiglia che altrimenti resterebbero fuori da mercato del lavoro».  Intanto c’è attesa per l’incontro che dovrebbe avvenire tra i rappresentanti delle sigle sindacali e il commercialista della società. (redazione@corrierecal.it)

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