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Saracena, Pandolfi e Spinelli: «No alla discarica nel nostro territorio»

I due consiglieri comunali: «Ancora una volta, nessuna considerazione di sindaci e amministratori locali, trattati alla stregua di passacarte»

Pubblicato il: 26/03/2021 – 14:52
Saracena, Pandolfi e Spinelli: «No alla discarica nel nostro territorio»

SARACENA «Abbiamo appreso da un post del sindaco di Saracena Renzo Russo che la Regione Calabria insiste per fare una discarica nel territorio del Comune di Firmo “al confine con i comuni di Saracena, Altomonte e Castrovillari”. Una discarica di rifiuti indifferenziati, per tutta la Provincia di Cosenza, da 1milione e 650mila tonnellate nel bel mezzo di un territorio noto per le sue colture di qualità». È quanto dichiarano in una nota i consigliere comunali del gruppo “Saracena in Comune, Luigi Pandolfi e Leonide Spinelli.
«Ancora una volta, nessuna considerazione di sindaci e amministratori locali, trattati alla stregua di passacarte. Ma soprattutto, nessun rispetto per i cittadini e i lavoratori, che, faticosamente, ogni giorno, provano a costruire un futuro diverso per questa nostra terra. Eppure – aggiungono – in un recente Consiglio comunale il sindaco Russo aveva già dato notizia di questa intenzione (appresa in una riunione dell’Ato), aggiungendo che questa ipotesi nefasta, dopo le rimostranze sue e dei suoi colleghi, era stata accantonata. Nella stessa occasione, come consiglieri di minoranza, avevamo espresso anche la nostra contrarietà a questo proposito, dando la disponibilità per condurre una decisa battaglia in difesa del territorio e del nostro futuro. Disponibilità che, ovviamente, riconfermiamo. Ma il problema, a questo punto, va oltre la discarica. È un problema di modello di gestione dei rifiuti. E di funzioni e ruolo per quanto riguarda organismi come Ato e Aro, evidentemente sempre più inutili ai fini di una programmazione condivisa in tale settore».
«Anche per questo bisognerà mandare a casa una classe politica regionale trasversale che ha ridotto la Calabria ad una landa di disperazione sociale. Il lavoro non c’è – concludono Spinelli e Pandolfi – il diritto alla salute è negato, dell’ambiente e del territorio si continua a fare scempio. Non c’è più tempo»

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