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«Perché la nostra arte viene ritenuta pericolosa?»

Edizione Straordinaria, Scuola Corea e Compagnia di Mu celebrano la giornata mondiale del teatro lanciando un grido di dolore

Pubblicato il: 27/03/2021 – 17:18
«Perché la nostra arte viene ritenuta pericolosa?»

CATANZARO «Oggi si celebra la Giornata mondiale del Teatro. È una celebrazione che assume un tono decisamente funereo, anzi per dirla tutta è diventata una Giornata della Memoria, dedicata ad un popolo scomparso e dimenticato. Noi di Edizione Straordinaria, della Scuola di Teatro “Enzo Corea”, della Compagnia del Teatro di Mu, noi che apparteniamo al popolo dei teatranti, abbiamo scelto di celebrarla andando in giro a cercare un luogo dove camminare, o sedersi, o correre, o volare (con la fantasia, noi ce lo possiamo permettere…) leggendo, declamando, recitando, o persino solo pensando i versi, le parole, i periodi, gli incisi, le invocazioni, le prediche, la Forma e la Vita, quello che ci passa per la testa di sognatori incalliti». Lo affermano Salvatore Emilio Corea, Claudia Olivadese e Pasquale Rogato. «Non avremo un pubblico, o forse sì, non importa in fondo, perché da più di un anno ne facciamo a meno, ce ne siamo fatti una ragione. D’altra parte noi siamo quelli che sputacchiano le menzogne travestite da verità, che toccano i corpi, magari s’aggrovigliano con lascivia, e si scambiano i vestiti, e nel buio aprono le bocche ad imbeccar battute, e alla luce dei riflettori sudano stille di sentimento. Noi siamo gli inconsapevoli alleati del Virus, le sue legioni infernali che a cavallo di ronzinanti saltano giù dai palcoscenici e portano l’Armageddon. Di tutte forme “dal vivo” che assumono le relazioni tra umani l’arte del Teatro sembra essere la più pericolosa, e pare che dovremo abituarci a praticarla solo nelle sue forme “dal morto” ovvero sugli schermi di ogni formato, che tanto fascino promanano, ma sempre lapidi sono. Oggi allora – concludono Corea, Olivadese e Rogasto –  celebriamo il nostro giorno gettando parole al vento, useremo parole pesanti come pietre, così “gravi” da cader giù prima di contaminare il mondo».

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