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L’UDIENZA

Processo “Gotha”, Romeo: «Non avrei mai potuto far parte della massoneria»

Continuano le dichiarazioni spontanee del principale imputato nel processo alla “cupola” reggina. «Abituato alla politica, non concepisco quella vita»

Pubblicato il: 01/04/2021 – 20:36
Processo “Gotha”, Romeo: «Non avrei mai potuto far parte della massoneria»

REGGIO CALABRIA Seconda, ma non ultima parte delle dichiarazioni spontanee di Paolo Romeo, tra i principali imputati del processo “Gotha”. L’avvocato ed ex deputato del Psdi riprenderà venerdì 2 aprile per quella che dovrebbe essere la parte finale del lungo racconto reso nell’aula bunker di Reggio Calabria davanti alla corte presieduta dal giudice Silvia Capone.
Romeo parte dalle dichiarazioni rese nell’udienza dello scorso 26 marzo, quando aveva “confessato” di aver ospitato il terrorista nero Franco Freda a Reggio Calabria durante la sua latitanza, nel 1979.
«La venuta di Freda – ripete ancora l’imputato – non è in alcun modo riconducibile a presunti progetti che implicherebbero una convergenza di interessi tra l’eversione nera e la criminalità organizzata». Il fatto figurava tra le contestazioni mossegli nell’ambito del processo “Olimpia”, dove Romeo riportò una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel corso della scorsa udienza, l’ex politico aveva ripercorso alcune delle “stagioni” della sua vita, in un fiume di racconti secondo lui necessario a «escludere coinvolgimenti in progetti eversivi o logge massoniche».
E proprio alla massoneria è dedicata parte della ricostruzione odierna. «Alcuni collaboratori – dice Romeo – mi hanno indicato come iscritto alla massoneria regolare. Escludo di aver mai avuto rapporti di alcun genere con le organizzazioni di tipo massonico».
Per tante ragioni, «ma soprattutto per il mio modo di vivere che non concepisce l’ipotesi di una vita associativa di tipo massonico. Sono sempre stato abituato alla politica, al confronto e allo scontro diretto. Sul piano caratteriale e culturale non ho mai concepito quella possibilità». Per corroborare la sua tesi, l’imputato riprende alcune conversazioni intercettate – alcune più datate, altre risalenti al 2013 – e ricorda che «la Dia, per le indagini relative al processo “Olimpia”, aveva acquisito gli elenchi degli iscritti a tutte le logge massoniche e il mio nome non figurava».
E aggiunge: «In una conversazioni captata nel mio studio nel 2002 esclusi chiaramente di essere massone per motivi ideologici. Quando si parlava di massoneria ho sempre espresso giudizi negativi». Tanto per la massoneria “regolare” quanto per le logge massoniche “protette”, «che vengono indicate come “comitati di affari” e vengono indicate come composte da una serie di rappresentanti di potere appartenenti a determinate categorie professionali che tra di loro dovrebbero acquisire un vincolo di solidarietà orientato al mutuo soccorso in caso di bisogno». Se questo è certo, dice l’imputato: «Altrettanto certo è che dai primi anni 90 comincia la stagione pubblica del mio ruolo di imputato. Quale ruolo avrei avuto per essere interessante o interessato a una loggia protetta? Non ero né politico, né imprenditore e non avevo alcun potere che potesse giustificare una mia eventuale partecipazione».

«Centri decisionali non erano nel mio studio»

«I centri decisionali erano sicuramente fuori dal mio studio. Erano altri le componenti che determinavano le scelte politiche. Il mio studio in quegli anni era sicuramente il punto di riferimento di alcuni amici che venivano a scambiare alcune opinioni. Commentavano i fatti, quelli che c’erano sui giornali. Se ci limitiamo ad esaminare un fatto traendolo da una conversazione e omettiamo di capire qual è la matrice, è chiaro che possiamo essere presi dalla paranoia. Perché ci convinciamo delle nostre verità. È chiaro che si va fuori strada».
L’imputato propone “istanza di riabilitazione” ricordando i suoi precedenti giudiziari: «Io nel 2006 finisco la pena di 2 anni e 6 mesi. Nel 2009 ottengo l’assoluzione a Catanzaro nel processo “Caso Reggio”. Io nel 2009 ritengo di essere nella pienezza dei miei poteri sociali e civili: se veramente avessi dovuto accettare di ritenermi espulso dalla società civile, è chiaro che tutto quello che faccio è tutto illegittimo. Cominciamo a valutare se Paolo Romeo aveva il diritto e la facoltà di convivere nella sua comunità».
Intanto, le prossime udienze porteranno alla conclusione della fase istruttoria e porteranno alle requisitorie dei pubblici ministeri (oggi presente in aula il sostituto procuratore Stefano Musolino) che esporranno la linea accusatoria che vedrebbe Romeo quale trait d’union tra il mondo della ‘ndrangheta e quello politico-istituzionale. (f.d.)

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