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L’intervista

Dall’Unical alla Silicon Valley per cambiare il mondo con l’ux design

Silvio Sangineto, 35 anni di Paola, è il principal design manager del colosso informatico fondato da Bill Gates

Pubblicato il: 28/04/2021 – 9:03
di Anna Colistra
Dall’Unical alla Silicon Valley per cambiare il mondo con l’ux design

SAN FRANCISCO Dallo studio di casa sua a San Francisco Silvio Sangineto ci racconta la sua storia, ci spiega come un «ingegnere atipico» come lui da Paola sia finito nel cuore mondiale dell’innovazione tecnologica, che ospita start up di successo e imprese influenti come Facebook, Apple e Google. «Vivo negli States da quattro anni e ancora prima sono stato in giro per l’Europa ad affrontare sfide sempre nuove in diverse aziende e contesti professionali». Un’attitudine la sua che da un’esperienza all’altra, a 35 anni, lo ha portato ai vertici di Microsoft, come responsabile del team di user experience design. «Se ce l’ho fatta, se oggi faccio il lavoro che sognavo di fare non è solo perché ho studiato e ho acquisito le giuste hard skills, ma perché ho cercato ostinatamente gli ambienti più stimolanti dove crescere, perché ho osato oltre a faticare». Laureato in ingegneria informatica all’Università della Calabria e con diversi master conseguiti sul curriculum, Sangineto riconosce quanto sia fondamentale la formazione, ma ci confessa, anche, come in Italia si sottovaluti tutto il resto. «Ad aprirti le porte nel tech al giorno d’oggi ci sono anche le soft skills – afferma – mente aperta, capacità di lavorare in team, predisposizione al continuo scambio di idee e problem solving, tutte caratteristiche fondamentali per un professionista che ha scelto il mio campo». «Quel dinamismo che all’università mi aveva fatto etichettare, in senso buono, come “ingegnere atipico”, – ci racconta – mi è poi tornato utile e mi ha dato le soddisfazioni più grandi». A spingerlo oltre i confini regionali prima, e nazionali poi, è stata la ricerca di ambienti lavorativi «più liberi, dove al posto di una rigida gerarchia di ruoli professionali si coltivava una sana competizione tra colleghi e un’apertura all’intraprendenza e alle iniziative individuali». È stata la sua necessità di affermarsi come creativo, oltre che come informatico, a condurlo lontano dalla sua terra d’origine, dove però conserva ricordi bellissimi e dove è sempre tornato. «Anche troppo spesso» confessa «quando vivevo ancora in Europa nel week end ero sempre giù a Paola. Ora mi viene più difficile farlo e la nostalgia è tanta, ma sono felice di sapere che sono tanti i colleghi calabresi che hanno fatto strada in giro per il mondo, per fare un esempio adesso per Facebook lavora un mio ex professore dell’Unical con cui ho un bellissimo rapporto d’amicizia».

«La Calabria dovrebbe guidare anziché essere guidata»

Non è certamente inusuale per un calabrese trovare la propria realizzazione altrove, la propulsione al viaggio e alla ricerca è un’esigenza atavica, iscritta nella nostra eredità genetica. Ma quando si cambia fuso orario e si vive a migliaia di chilometri di distanza dalla propria terra natale diventa più facile guardarla e riconoscerne i fattori di complessità, senza banalizzarli e ridurli ad elementi esclusivamente negativi. «La Calabria è una terra con enormi potenziali umani, la abitano persone estremamente determinate – afferma Sangineto con un inconfondibile accento cosentino – ma ancora non è riuscita ad avere la capacità di guidare anziché essere guidata, un problema che, forse, deriva proprio dalla situazione italiana, un paese che non mostra mordente e preferisce allinearsi a correnti economiche, politiche e culturali piuttosto che farsi portatore di nuove istanze». Per lo ux designer di Microsoft si tratta di una terra dove le persone forti e concrete fanno la loro parte, senza ancora riuscire ad emergere del tutto. I presupposti per il cambiamento della Calabria, dunque, ci sono, e si individuano proprio nel potenziale e nella risolutezza di chi ci vive secondo Sangineto. Un professionista dell’innovazione digitale che al momento, però, non ha in programma di tornare. «Tutto è cambiato quando sono arrivato in California – afferma – ho raggiunto la consapevolezza che per poter fare qualcosa per la mia regione devo essere nella condizione di poterla aiutare». Per il manager paolano si tratta di spostare il “needle” ovvero “l’ago della bilancia” col proprio esempio, scardinando mentalità rassegnate e campaniliste. «Quando uno studente che si sta formando vede l’esempio di un un altro che ha fatto lo stesso percorso ed è riuscito ad arrivare lontano – dichiara con convinzione Sangineto – si costruisce un messaggio estremamente impattante sulla società». La speranza è che tra qualche anno non faccia più notizia che un ricercatore calabrese sia ai vertici di una delle aziende più importanti al mondo, studiare a Milano o a Cosenza dovrebbe dare sempre le stesse possibilità.

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Silvio Sangineto

«Sono arrivato a Microsoft inviando il mio Cv»

«Sono arrivato tra gli uffici di Microsoft inviando un curriculum vitae» una dichiarazione molto incoraggiante questa per chi si sta approcciando al mondo del lavoro. «Negli anni – spiega – mi sono costruito una buona reputazione curando un personal branding. Non è abbastanza essere in gamba e avere i titoli giusti, bisogna saper inquadrare le proprie abilità in uno schema comunicativo (brand personale) ormai fondamentale e imprescindibile in tutti i campi». «Chi sei e come ti rappresenti nel mondo è essenziale – continua – la mia buona visibilità ha fatto sì che avessi più chance rispetto ad altri». Preparazione, creatività, dinamismo e una buona strategia comunicativa, dunque, sono state il passpartout che gli ha aperto le porte del sogno californiano. «Quando sono andato sul sito web di Microsoft per candidarmi e ho inserito la mia domanda non avevo nemmeno la recommendation letter che negli States è tanto richiesta» – confessa Sangineto e consiglia di puntare tutto, o quasi, sul personal branding. «Avere una identità digitale fedele a quello che si sa fare e a quello che si vuole fare in futuro, equivale alla presentazione di un’immagine decisa e molto forte di sé che ad un colloquio non passerà di certo inosservata».

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«Assumo nel mio team entro maggio»

«Assumo entro maggio delle persone nel mio team e cerco di espandere l’annuncio a livello global – dichiara il manager di Microsoft – voglio nella mia squadra persone in gamba a prescindere da dove siano». La domanda è dunque aperta a tutti i calabresi sparsi nel mondo, tenendo conto dei limiti che il fuso orario impone alle giornate lavorative. Non perde l’entusiasmo Sangineto dopo aver realizzato il suo sogno: «Non mi fermo e continuo a mettermi in gioco. Ho appena avviato un dottorato, all’interno della facoltà di ingegneria informatica, nel mio ambito la “human interaction design”. Voglio costituire un talent pool – continua – cioè persone altamente “skillate” in una disciplina che al momento è estremamente on demand nel mondo». Per chi vuole proporsi nel mondo del tech suggerisce: «L’importante è proporsi per ruoli specifici e avere un profilo corrispondente a quello richiesto, l’idea “molto italiana” di adattarsi ad essere multitasking in questi ambienti non può funzionare. L’orizzontalità del talento – conclude – si unisce sempre alla verticalità di una competenza precisa».

«Il mio lavoro? Facilitare l’interazione tra uomo e tecnologia»

«Mi occupo di user experience design, ovvero di tutto ciò che riguarda l’interazione tra l’uomo e un prodotto, che può essere fisico come un’auto o una tac, o di altra natura come un servizio o un’applicazione». Quello dello ux designer è un lavoro di progettazione e interpretazione insieme e per funzionare bene non ha bisogno solo della tecnica, ma di una dote personale differente: l’empatia. Forse non è la prima qualità che ci si aspetta di trovare in un manager esperto di digitale, ma è decisamente una “skill” indispensabile in un settore che oscilla tra il rendere godibile l’ultima diavoleria del tech e conoscere meglio le esigenze degli utenti attraverso l’ermeneutica del consumo. «La strategia – afferma Sangineto – è quella di mettersi nei panni dell’utente e strutturare un prodotto o un servizio affinché se ne possa avere la migliore esperienza possibile». Si progetta in base ai bisogni, o meglio ancora, in base ai «desideri delle persone». In estrema sintesi la human interaction design è quella cosa che ci semplifica la vita e rende più appetibili i dispositivi, le macchine e le applicazioni che usiamo di continuo. Per realizzare questo tipo di sofisticata progettazione bisogna operare su più livelli, mettendo in campo abilità diverse «c’è il lavoro ingegneristico – spiega Sangineto – la pianificazione marketing, la progettazione grafica e l’analisi dei dati». «Al momento col mio team stiamo lavorando a un progetto nuovo, “Costumer insights” – afferma – finalizzato all’osservazione del come le persone nel mondo usano i loro dispositivi. Le informazioni raccolte vengono poi consegnate alle aziende che le studieranno per migliorare le loro prestazioni». «C’è anche tanta intelligenza artificiale nel nostro lavoro – conclude Sangineto – soprattutto nel comparto che si occupa di predictive analytics, essenziale per il mondo della tecnologia, ma allo stesso tempo molto delicato perché intreccia l’applicazione degli algoritmi alle linee guida delle imprese sulla trasparenza e l’eticità dei prodotti».

Le congratulazioni di Irto

«Congratulazioni a Silvio Sangineto! Ho avuto il piacere di conoscerlo in California a Palo Alto nel settembre 2018. Quanta Italia e quanta Calabria ci sono dietro i successi dei big tech della Silicon Valley. Ad maiora Silvio e tieni sempre alto il nome della nostra terra!». E’ quanto dice il consigliere regionale del Pd Nicola Irto.



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