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LA STANZA DEI LIBRI

“L’Italiana” Ciccilla

Per umiliarla, i feroci soldati dei Savoia, la chiamavano “Italiana”. Ma la “terribile Ciccilla”, donna del popolo, brigantessa (Maria Oliverio era il nome all’anagrafe, nata a Casole, nella Sila) it…

Pubblicato il: 05/05/2021 – 12:54
di Mimmo Nunnari
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“L’Italiana” Ciccilla

Per umiliarla, i feroci soldati dei Savoia, la chiamavano “Italiana”. Ma la “terribile Ciccilla”, donna del popolo, brigantessa (Maria Oliverio era il nome all’anagrafe, nata a Casole, nella Sila) italiana sognava di diventarlo davvero, non con la violenza e l’imposizione, come accadde, in un clima di tutto cambia, con via i Borboni, che in realtà lasciava tutto come prima. Ciccilla, fu spettatrice e protagonista di un’epoca piena di ombre che sarà difficile fugare, per ristabilire la verità. Visse in tempo storico dove chi cercava la libertà si trovò a combattere paradossalmente su più fronti.
Prima da una parte che si riteneva giusta, che poi si rivelò sbagliata, perché libertà e giustizia finirono nel frattempo per essere amministrate dalle stesse persone del campo malevolo che doveva mutare; cioè da chi rimaneva in piedi, quale che fosse il corso degli eventi.

Le vicende fantastiche di Ciccilla le ricostruisce, romanzandole, lo scrittore Giuseppe Catozzella in “Italiana” (Mondadori, pagine 324, euro 19), un libro che si riallaccia al filone storico letterario definito – ingiustamente – antirisorgimentale, che è, invece, letteratura civile. Nel senso che, raccontando l’epoca risorgimentale vista da Sud, supplisce alle omissioni della storiografia ufficiale. Catozzella inserisce personaggi e trama del suo romanzo nel contesto della solitudine antica del mondo meridionale di sopraffatti e sopraffattori, di sottomessi e di prepotenti. Di uomini e donne, che cercano di ribellarsi, purtroppo invano, al contesto padronale che li domina, senza scampo. Ciccilla è figlia della montagna silana bella e selvaggia. Banditessa, ma prima di tutto donna intelligente, colta, generosa: è l’Io narrante del libro. Catozzella racconta la storia della famiglia poverissima di Ciccilla – Maria Oliverio – costretta a “cedere” per fame una figlia, adottata da ricchi borghesi napoletani; una sorella che odierà di un odio eterno Ciccilla, che stava per seguire lo stesso destino di adozione, quando le cose precipitarono e varie vicende (anche l’amore) la indussero a prendere i sentieri della ribellione, prima contro i Borboni e poi contro i Savoia, dopo l’illusione e il sogno di libertà che aveva fatto balenare Garibaldi. E’ “l’altro Risorgimento”, che racconta Catozzella, seguendo le orme della brigantessa silana. Una vicenda che si svolge in uno scenario dove amore, odio, soprusi, corruzione si mescolano senza ordine a umanità e giustizia. Tutto diventa magma incandescente, massa informe di rivoluzionari e padroni, di poveri rassegnati e ricchi famelici, mentre l’orizzonte è pieno di nubi nerissime.

L’unico ordine appare quello della natura, delle stagioni che si susseguono, delle foreste
secolari, del volo del nibbio, della complicità di una lupa, della maestà di un larice. “C’era un ordine, che si annunciava con l’arrivo della primavera, ed era più grande di noi” fa dire Catozzella a Ciccilla. “Italiana”, mette insieme dramma familiare e storico: passioni, tradimenti, delitti si rimescolano sullo sfondo dell’Italia che sta nascendo, l’Italia nuova a lungo sognata, che poi nella realtà non cambia.
E’ un mondo dove i poveri finiscono schiacciati e non possono contrapporsi alla forza della storia che, vista da giù, gira sempre nello stesso verso. Ciccilla è fatta di tutt’altra pasta e decide di opporsi al destino che appare segnato. Segue le orme di Pietro, l’altro
protagonista, il suo uomo, il giovane che s’infiamma di amor patrio quando conosce i disegni di Carlo Pisacane e dei suoi compagni.
Insieme, Ciccilla e Pietro, combattono per la liberazione della loro terra: passano la vita nei boschi, sempre in fuga, macchiandosi di sangue e speranza. Ciccilla, spettatrice a attrice della storia raccontata da Catozzella, è protagonista indiscussa, ammirata pure dal nemico che la cerca per catturarla. E’ donna colta e arguta. Aveva studiato grazie alla
presenza amorevole della maestra Donati, che aveva intuito potenzialità e l’intelligenza
straordinaria. Quando la presero, e la interrogarono, ai soldati dell’Italia che arrivava al Sud rispose di essere “tessitrice, cattolica, illetterata”. “Questo – ragionò – per le loro teste, funzionerà bene. Una bracciante che sceglie la macchia, deve per forza essere un’idiota”. Sceglie questa metafora Catozzella per il suo elogio, non retorico, dei perdenti dell’altro Risorgimento. Al Sud, visti da fuori, non si può che essere illetterati, e ignoranti.

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