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La riflessione

«Facciano tutti un passo indietro, per fare andare avanti la Calabria»

A parte i dettagli (Ponte, si o no) e le cifre d’investimento previste, minori rispetto a necessità, speranze e aspettative, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è destinato a cambiare il vo…

Pubblicato il: 08/05/2021 – 14:36
di Mimmo Nunnari
«Facciano tutti un passo indietro, per fare andare avanti la Calabria»

A parte i dettagli (Ponte, si o no) e le cifre d’investimento previste, minori rispetto a necessità, speranze e aspettative, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è destinato a cambiare il volto del Sud, avviando quel percorso virtuoso, di riduzione delle disuguaglianze storiche tra Meridione Settentrione, sul quale, in un secolo e mezzo di unità d’Italia, non abbiamo avuto modo mai di camminare. L’occasione è irrepetibile, e già il termine occasione, che sta in mezzo tra “virtù” e “fortuna”, dovrebbe aiutarci a riflettere per liberarci dalle nostre vulnerabilità. Eppure non sembra ci sia la percezione che ci apprestiamo a vivere in Calabria l’alba di una rivoluzione. Davanti all’ultima spiaggia (neanche la penultima si badi bene) dovremmo abituarci (imparare) a decidere e gestire. Esercizio per cui non siamo allenati, abituati come siamo stati finora a travestirci da mercanti, sudditi o mendicanti. Siamo una regione di second’ordine e dobbiamo cambiare. Siamo gli ultimi in Europa, col marchio della mafia più potente del mondo. E’ chiaro che qualcosa non ha funzionato e chiunque abbia avuto ruolo finora, nelle istituzioni, nella politica, ma anche nella cosiddetta società civile, non può sentirsi assolto. Col metro del Vangelo il migliore appare il fariseo e il peggiore il pubblicano, ma si sappia che quello assolto dai peccati, alla fine fu il pubblicano. Quindi andiamoci piano, se qualcuno pensa di avere le carte in regola, di essere migliore del pubblicano peccatore. Dei candidati in pectore De Magistris, Irto, Occhiuto, conosciamo i nomi, ma non i programmi e le intenzioni, e ad eccezione di Occhiuto, che ha fatto un percorso di tipo parlamentare (quindi, mai messo alla prova nell’amministrare, o guidare le istituzioni) che si sta concludendo col prestigioso riconoscimento di capogruppo alla Camera di Forza Italia, i primi due, l’attuale sindaco di Napoli e l’ex presidente del Consiglio regionale, non hanno scenari esaltanti alle spalle. Magari, saranno stati vittime del sistema meridionale incancrenito, ma aquile non sono state. Peggio De Magistris, certo, che come sindaco di Napoli sarà giudicato dai napoletani, ma che in Calabria, alleato con Carlo Tansi, ha dimostrato finora grossolana confusione in materia di istituzioni: a me la presidenza della Giunta, e a te la presidenza del Consiglio. Cose mai viste. Mosse tattiche, senza il respiro del progetto, senza una parola “sistemica” o lungimirante sull’occasione storica che siamo obbligati a cogliere per riagganciare la Calabria al resto del Paese. Insomma, finora i candidati hanno messo in evidenza più il “fisico”, piuttosto che il programma, per cui un passo indietro di tutti sarebbe opportuno, magari per individuare, fuori dalle stantie contrapposizioni ideologiche e partitiche, un candidato o una candidata eccellente e aggregante, che riporti la tenzone verso i temi della sfida che ci attende. Magari, perché no? Una candidata. Bisogna alzare lo sguardo, per cogliere la dinamica dei fatti che stanno per accadere. E detto con franchezza i candidati in pectore, a meno di immediate correzioni della loro rotta, sembrano i candidati di una regione che non c’è.

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