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Morì travolto da un albero, la moglie chiede giustizia. «Fare luce sull’ennesima morte bianca»

Cosa sia veramente accaduto a Ionel Schipor, a quasi due settimane dalla tragedia, è ancora un mistero

Pubblicato il: 27/05/2021 – 14:46
Morì travolto da un albero, la moglie chiede giustizia. «Fare luce sull’ennesima morte bianca»

COSENZA «Sanno solo che è morto al lavoro, che sarebbe stato colpito e schiacciato dalla grossa cima di un albero che stava tagliando, a Cellara, nel Cosentino, ma cosa sia veramente accaduto a Ionel Schipor, a quasi due settimane da una tragedia passata del tutto sotto silenzio, è ancora un mistero fitto per i suoi familiari, che ora, per avere qualche risposta, per fare piena luce sull’ennesima morte bianca e ottenere giustizia, si sono affidati a Studio3A-Valore Spa, che si è subito attivato, innanzitutto per acquisire tutta la documentazione disponibile». È quanto si afferma in una nota dello stesso studio.

«Ipotesi di omicidio colposo»

«Schipor – prosegue il comunicato – , che aveva solo 33 anni, era originario della Romania, dove ha lasciato i genitori e diversi fratelli, ma era immigrato e viveva da tempo in Italia, dove si era sposato, aveva messo su famiglia e abitava a Fagnano Castello. E, soprattutto, aveva un lavoro, non occasionale né in nero: era regolarmente assunto come operaio, dal gennaio 2021, dalla ditta Nicoletti Fabio di Figline Vegliaturo, impresa di coltivazioni agricole associate all’allevamento di animali e anche ad attività boschive legate al legname». «Venerdì 14 maggio – aggiunge il comunicato – il dipendente era impegnato per conto della sua azienda proprio nel taglio di alcuni alberi in un’area a bosco sita nel territorio comunale di Cellara, ma qui per la moglie, sua connazionale, non bastasse il dolore immenso, inizia il buio quasi totale. Stando alle frammentarie notizie ricevute, per lo più dai carabinieri della stazione di Mangone, attorno alle 11 Schipor sarebbe stato travolto dalla cima di un albero. I colleghi presenti hanno immediatamente chiamato il datore di lavoro ma, con una decisione incomprensibile, anziché allertare subito i soccorsi e l’ambulanza, il titolare avrebbe mandato in loco un fratello, il quale avrebbe caricato in macchina il povero operaio in fin di vita trasportandolo all’ospedale Annunziata di Cosenza, dove però Schipor è arrivato già morto a causa dei gravissimi traumi. In questo modo, peraltro, anche il lavoro degli inquirenti è stato giocoforza ulteriormente complicato dalla totale compromissione della ‘scena’. Uno dei pochi elementi certi nella vicenda, intatti, è che la Procura di Cosenza, attraverso il pm Margherita Saccà, ha aperto un procedimento con l’ipotesi di reato di omicidio colposo: un ‘modello 21’,  cioè già con indagati. La moglie non ha ancora ricevuto il nulla osta per poter procedere con il rimpatrio in Romania della salma evidentemente ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria, la quale però non ha sin qui notificato nulla ai familiari in merito ad un’eventuale perizia autoptica. Né la famiglia ha ricevuto altre comunicazioni e non è a conoscenza delle indagini effettuate o disposte». 

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