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Dal “rossanese” Emerson Palmieri al bocchiglierese Berardi. Quando la Sibaritide si tinge d’azzurro

Il bisnonno del difensore, la famiglia del trequartista del Sassuolo passato nell’Ac Rossano ed il precedente di Rino Gattuso

Pubblicato il: 12/06/2021 – 22:03
di Luca Latella
Dal “rossanese” Emerson Palmieri al bocchiglierese Berardi. Quando la Sibaritide si tinge d’azzurro

CORIGLIANO ROSSANO O nazionali, e magari campioni, o niente. Questa terra di compromessi non ne vuol sapere: meglio sfornare – fornire natali o anche impronte genetiche – di pochi, centellinati campioni che abbondare nelle mezze promesse che si accontentano di gravitare nel mondo del pallone.
Questa terra di gente baciata dal dio del calcio ne ha, quindi, visti pochi ma buoni. Il talento innato e sopraffino di Ciccio Cozza da Cariati – che avrebbe meritato in senso assoluto di essere convocato in Nazionale quando giocava con la Reggina – il cuore, la determinazione di quel Rino Gattuso campione d’Europa col Milan e del mondo con l’Italia. Ora non resta che affidarsi alle “speranze”, Domenico Berardi ed Emerson Palmieri, convocati da Roberto Mancini. Il primo titolarissimo, all’esordio vittorioso contro la Turchia, glorificato dai media nazionali e internazionali per una super prestazione ed aver “provocato” l’autogol di Demiral; il secondo accomodatosi in panchina e, forse in campo alla prossima, mercoledì contro la Svizzera.

Partiamo da quest’ultimo. Terzino del Chelsea campione d’Europa, ex Roma e Santos, in Brasile, dov’è nato il 3 agosto 1994. Nel 2015 ottiene la doppia cittadinanza e doppio passaporto, diventando a tutti gli effetti anche italiano. Emerson è infatti figlio di Eliana Palmieri e la nazionalità arriva grazie ad un documento rilasciato dal comune di Pavia dove si attesta che il calciatore è italiano “jure sanguinis”, perché discendente diretto di Alfonso Palmieri, nato a Rossano il 12 maggio 1853. Insomma, grazie al bisnonno rossanese, non solo Emerson Palmieri è italiano, ma è diventato anche un piccolo vanto per per la città.

Due giorni prima, a Cariati nasce Domenico Berardi. È l’ospedale più vicino a Bocchigliero, comunità della Sila Greca e della famiglia di Domenico, dove vive fino a 12 anni. A quell’età la famiglia Berardi si trasferisce come tante altre sulla costa, a Mirto. Ed è lì che inizia a dare seriamente i primi calci al pallone con la scuola calcio “Castello” che poi lo cederà all’Ac Rossano nel 2007.
Due anni dopo va a trovare il fratello maggiore a Modena che lo coinvolge in un torneo di calcio a cinque. Saranno proprio quelle partitelle lo spartiacque di Domenico Berardi, da giovane virgulto del pallone a professionista prima e nazionale poi, perché a vederlo giocare c’è pure Pasquale Di Lillo, collaboratore del Sassuolo che lo segnala a Luciano Carlino, tecnico degli allievi neroverdi. Il resto è storia.
E se l’azzurro, per entrambi, dovesse ispirarsi ai precedenti percorsi da Rino Gattuso, allora ci sarà sicuramente di che gioire insieme. (l.latella@corrierecal.it)

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