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Bankitalia: effetto pandemia sulla Calabria, il Pil crolla di 9 punti

Per l’istituto la ripresa della regione può trarre impulso dagli investimenti del Recovery. «Pesanti» effetti sull’attività delle imprese e sulle famiglie

Pubblicato il: 21/06/2021 – 12:08
Bankitalia: effetto pandemia sulla Calabria, il Pil crolla di 9 punti

CATANZARO «Le misure di distanziamento fisico e la chiusura parziale delle attività occorse durante il 2020, nonché il clima di paura e incertezza legato alla diffusione della pandemia di Covid-19, hanno avuto pesanti ripercussioni sull’economia calabrese, che si trovava già in una fase di sostanziale stagnazione». Lo evidenzia la filiale calabrese della Banca d’Italia nel rapporto annuale sull’economia della Calabria: il rapporto è stato presentato questa mattina in una conferenza stampa online dal direttore della filiale di Catanzaro di Bankitalia, Sergio Magarelli.
«Sulla base dei dati Prometeia, lo scorso anno – si legge nel report della Banca d’Italia – il Pil calabrese in termini reali sarebbe sceso di circa 9 punti percentuali, un dato sostanzialmente in linea con il resto del Paese. La caduta dell’attività economica è stata particolarmente ampia nel primo semestre dell’anno, in connessione anche al blocco più intenso e generalizzato della mobilità; dopo una ripresa nei mesi estivi, le nuove misure di contenimento introdotte per fronteggiare la seconda ondata pandemica avrebbero determinato una ulteriore contrazione, seppure più contenuta rispetto a quanto osservato in primavera».

Bankitalia: ripresa favorita dalla campagna vaccinale

Secondo Bankitalia «nel breve termine, la ripresa dell’attività economica sarà favorita dai progressi della campagna vaccinale di contrasto all’epidemia avviata in Italia a fine 2020. In prospettiva l’economia regionale potrebbe trarre impulso dai programmi pubblici avviati in risposta alla crisi pandemica, tra cui in particolare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, soprattutto qualora questi riescano a incidere sui ritardi che condizionano il sistema produttivo calabrese, con riguardo ad esempio alla dotazione di infrastrutture e ai livelli di digitalizzazione». Bankitalia evidenzia che «l’emergenza Covid-19 ha avuto rilevanti ripercussioni sull’attività delle imprese. Le nostre indagini segnalano una diminuzione del fatturato molto diffusa per le aziende operanti in regione, riflettendo essenzialmente il forte calo dei consumi, oltre che i provvedimenti di chiusura e le altre restrizioni adottate per arginare la pandemia. Il settore più colpito dalla crisi pandemica è stato quello dei servizi privati non finanziari, in particolare i trasporti, il commercio al dettaglio non alimentare e il comparto alberghiero e della ristorazione, su cui ha inciso la caduta delle presenze turistiche».

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La sede di Bankitalia a Catanzaro

Annullato il recupero dei livelli occupazionali

Con riferimento al mercato del lavoro, secondo la Banca d’Italia in Calabria «le ricadute della crisi pandemica sono state rilevanti, annullando il modesto recupero dei livelli occupazionali che si era registrato a partire dal 2016. Il calo delle posizioni lavorative si è concentrato soprattutto tra gli autonomi e i dipendenti a termine, mentre il calo del lavoro dipendente a tempo indeterminato è stato contrastato da un eccezionale aumento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e dal blocco dei licenziamenti. Gli effetti negativi sono risultati più intensi per le categorie caratterizzate già in precedenza da condizioni sfavorevoli sul mercato del lavoro: i giovani, le donne e gli individui meno istruiti. Il calo dei redditi da lavoro – sostiene Bankitalia – è stato sensibilmente mitigato dall’introduzione di nuove misure di sostegno economico ai lavoratori e alle famiglie, che si sono aggiunte alla Cassa integrazione guadagni e al Reddito di cittadinanza. Ciononostante, la contrazione dei consumi è risultata accentuata, in connessione sia alle difficoltà nella mobilità sia a motivi precauzionali, che si sono riflessi in un netto incremento della liquidità delle famiglie». Infine, con riferimento al settore del credito, per Banca d’Italia «nel 2020 i prestiti al settore privato non finanziario hanno accelerato, sospinti dalla componente relativa alle imprese, a fronte invece del forte rallentamento osservato nei finanziamenti destinati alle famiglie, che avevano trainato la crescita negli anni precedenti».

Brusca caduta per turismo e commercio

Secondo Banca d’Italia in Calabria il commercio e il turismo sono i due settori dell’economia che nel 2020 hanno maggiormente subito gli effetti negativi determinati dall’emergenza Covid 19. «Nel settore dei servizi, maggiormente interessato dalle misure di contenimento, il calo dell’attività è stato più pronunciato. Oltre alle restrizioni alla mobilità, ha pesato anche la contrazione dei consumi connessa all’incertezza circa l’evoluzione della crisi, che ha inciso negativamente sulle decisioni di spesa delle famiglie. L’impatto negativo è stato particolarmente rilevante nei comparti delle attività  del commercio al dettaglio non alimentare, degli alberghi, bar e ristoranti, servizi ricreativi, culturali e personali e dei trasporti. Secondo le stime di Confcommercio, la spesa in termini reali per beni e servizi si sarebbe ridotta di circa il 12%, in linea con il dato nazionale. Sull’andamento ha inciso anche la dinamica dei consumi per beni durevoli: in base ad elaborazioni sui dati dell’Osservatorio Findomestic, sarebbero diminuiti dell’11 per cento rispetto all’anno precedente». Nel rapporto si rimarca poi che «dopo anni di crescita, i flussi turistici presso gli esercizi ricettivi regionali hanno subito una brusca caduta. In base ai dati dell’Osservatorio turistico della Regione Calabria, le presenze nel 2020 sono diminuite di oltre il 50%.A causa della pandemia da Covid-19, lo scorso anno il numero di passeggeri transitati per gli aeroporti regionali si è ridotto di circa il 70 per cento rispetto al 2019. Il calo è stato ancora più marcato per i voli internazionali».

L`aeroporto di Lamezia Terme

Crolla occupazione: -4,3% nel 2020

«Dopo la sostanziale stasi del 2019, l’occupazione in Calabria nel 2020 è tornata a diminuire a causa delle ricadute della pandemia di Covid-19», evidenzia poi la Banca d’Italia osservando che «secondo i dati della “Rilevazione sulle forze di lavoro” dell’Istat la riduzione su base annua del numero degli occupati calabresi è stata del 4,3%, pari a oltre il doppio di quella rilevata sia a livello nazionale che nel Mezzogiorno (-2,0%). Nell’ultimo decennio, una variazione peggiore è stata registrata solo nel 2013 (-6,2%), a seguito della crisi del debito sovrano. Il tasso di occupazione è sceso al 41,1% (era al 42 nel 2019), con una differenza di 17 punti percentuali dal dato medio nazionale. L’occupazione femminile – aggiunge l’istituto – ha fatto registrare una diminuzione percentuale quasi doppia rispetto a quella maschile (rispettivamente -6,0 e -3,3%). In termini di età, invece, la fascia di lavoratori più colpita è stata quella dei giovani (tra i 15 e i 34 anni di età) che, rispetto al 2019, ha subito una riduzione dell’11,2».

Cala il reddito delle famiglie calabresi, Sos povertà

Nel rapporto Bankitalia poi specifica che «le conseguenze della crisi pandemica sui redditi sono state intense. Il reddito disponibile delle famiglie calabresi, già nettamente inferiore a quello medio italiano, si è ridotto in termini reali del 3,3% nel 2020 rispetto all’anno precedente (-2,7%  in Italia), interrompendo la fase lievemente espansiva che si era avviata nel 2015». In generale secondo Banca d’Italia «in base ai dati Istat dell’’Indagine sulle spese delle famiglie nel 2019′, la quota di famiglie in povertà assoluta, pur mantenendosi superiore a quella media nazionale, risultava in significativa diminuzione rispetto ai livelli degli anni precedenti. Le stime preliminari per il 2020, disponibili solo per il Mezzogiorno e l’Italia, ne segnalano però un nuovo rilevante aument»”. Bankitalia rileva poi che «nel 2020, anche a seguito del calo del reddito familiare indotto dalla crisi da Covid-19, è cresciuto il ricorso al Reddito e alla Pensione di cittadinanza (Rdc e Pdc). Il numero di famiglie beneficiarie a dicembre ha sfiorato le 81.000 unità, in aumento del 15,8% rispetto alla fine del 2019 (20% in Italia). Per fornire un aiuto immediato alle famiglie gravemente colpite dagli effetti economici della pandemia – ricorda inoltre l’istituto – è stato varato in maggio il Reddito di Emergenza (Rem), una misura temporanea simile al Reddito di cittadinanza ma con criteri di accesso meno restrittivi. Secondo nostre stime, Rdc, Pdc e Rem a dicembre 2020, hanno consentito di raggiungere complessivamente il 13,1% delle famiglie residenti (11,5% nel Mezzogiorno e 6,1% in Italia)».

Il porto di Gioia Tauro in controtendenza

«Nonostante il calo dei volumi a livello mondiale, il traffico container nel 2020 nel porto di Gioia Tauro ha registrato un incremento del 27% rispetto all’anno precedente». Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto sull’economia della Calabria nel 2020. «Tale dato – specifica Bankitalia – si ricollega alla fase di rilancio dell’infrastruttura avviata nella seconda metà del 2019 in coincidenza con il cambio di governance della Medcenter Container Terminal Spa. Il terminal ha riconquistato così il primato nazionale nella movimentazione di container in Italia; in prospettiva l’implementazione del gateway ferroviario, ultimato a fine 2020, potrebbe contribuire a diversificarne l’attività e migliorarne la competitività».

Il porto di Gioia Tauro

Ridotto ricorso a smart working, male la digitalizzazione

In Calabria «la quota di aziende che ha fatto ricorso allo smart working è stata inferiore a quella media nazionale», osserva ancora la Banca d’Italia. «Secondo nostre elaborazione sui dati della “Rilevazione sulle forze di lavoro” dell’Istat – si legge nel report – nel periodo del 2020 maggiormente interessato dalla pandemia (tra il secondo e il quarto trimestre) la quota di lavoratori dipendenti calabresi del settore non agricolo che ha lavorato almeno in parte da remoto ha raggiunto in media l’11,1% (0,7 nel periodo corrispondente del 2019), una quota inferiore a quella nazionale (pari al 14,8%); considerando solamente il settore privato, l’incidenza si riduce al 6,3%(è il 12,1 in Italia). Secondo Bankitalia «il minore uso dello smart working in regione si lega in parte alle caratteristiche strutturali del settore produttivo. Rispetto al resto del Paese, la Calabria è maggiormente specializzata nei servizi a basso contenuto di conoscenza che, sulla base dell’indice di telelavorabilità potenziale calcolato sulle mansioni, si prestano meno a essere svolti a distanza3. Inoltre, come pure in Italia, il lavoro da remoto è stato più contenuto nelle imprese di minori dimensioni che rappresentano la gran parte del tessuto imprenditoriale locale. A parità di caratteristiche strutturali, anche la minore adozione delle tecnologie digitali da parte delle imprese calabresi potrebbe aver influito sulla diffusione del lavoro agile». In generale infatti per Banca d’Italia «la Calabria mostra un ritardo persistente nella diffusione delle tecnologie digitali che riguarda tutti i settori dell’economia; anche la produzione di beni e servizi digitali è bassa nel confronto nazionale».

Peggiorano le condizioni dei minori anche per Dad

«Con riferimento alla condizione dei minori in Calabria, nel 2020 la quota degli individui di età inferiore ai 18 anni residenti in nuclei senza redditi da lavoro è salita a circa un quarto del totale». È quanto emerge dal rapporto sull’economia della Calabria elaborato dalla filiale di Catanzaro della Banca d’Italia. Secondo il rapporto, in Calabria i minori dei 18 anni che vivono in famiglie senza redditi da lavoro è pari a oltre il 24%, rispetto al 12% della media nazionale. “Anche il ricorso alla didattica a distanza finalizzato al contenimento dei contagi – sostiene Bankitalia – potrebbe aver comportato un peggioramento delle condizioni dei minorenni in termini di inclusione sociale e di ampliamento del divario negli apprendimenti. Sulla base dei dati Invalsi riferiti all’anno scolastico 2018- 19, quasi il 14% degli studenti calabresi al quinto anno della scuola primaria risultava non raggiungibile perché privo di una connessione a internet (12% in Italia). Al secondo anno di scuola superiore tale quota era del 5% (3% in Italia). Già prima della pandemia, inoltre, gli studenti privi delle condizioni di accesso ideali – spiega Banca d’Italia – mostravano performance peggiori della media italiana, specialmente nelle scuole secondarie di secondo grado dove il ricorso alla didattica a distanza (Dad) è stato peraltro più frequente».

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