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l’udienza

Rinascita Scott, volano stracci tra Staiano e Mantella: «Era prestanome dei Gallace, lo hanno salvato dai Locresi»

Botta e risposta tra il collaboratore e il suo ex avvocato. Il difensore: «Con me il boss ha collezionato solo condanne»

Pubblicato il: 29/06/2021 – 7:16
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, volano stracci tra Staiano e Mantella: «Era prestanome dei Gallace, lo hanno salvato dai Locresi»

LAMEZIA TERME Il collaboratore di giustizia Andrea Mantella e il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri sono stati detenuti insieme nel carcere di Catanzaro. Mantella era in cella con il genero del boss di Cutro, Giovanni Abramo e con il fratello Ernesto Grande Aracri. Nella cella vicina si trovava Nicolino Grande Aracri. Di cosa parlavate con Nicolino Grande Aracri?, chiede l’avvocato Salvatore Staiano nel corso del controesame al collaboratore nell’ambito del processo Rinascita Scott. «Si parlava – racconta Mantella – di processi e di ‘ndrangheta. Si parlava di aggiustare i processi in corso. Grande Aracri era fiducioso che avrebbe aggiustato la questione del genero Giovanni Abramo perché si stava impegnando attraverso un famosissimo avvocato di Catanzaro».
L’avvocato chiede presso quale studio lavorasse il fratello di Nicolino Grande Aracri, Domenico Grande Aracri. «Mi dicevano che lavorava presso lo studio di Salvatore Staiano», risponde il collaboratore.
A questo punto l’avvocato Staiano si rivolge ai propri clienti, i detenuti che lo seguono in videoconferenza. Nel corso dell’esame si è parlato della posizione di Mario Lo Riggio, degli Artusa, di Raguseo. Dopo un’ora sulle posizioni processuali degli imputati Staiano passa a questioni personali. E lo farà per oltre 40 minuti. Perciò specifica: «Una precisazione per i miei clienti – dice – quello che sto facendo, i miei clienti devono capire, non lo sto facendo per me perché questo per me l’avrebbe fatto Cantafora e Ioppoli nel processo che mi riguarda (Staiano è imputato in un processo per false perizie che avrebbero consentito a Mantella di lasciare il carcere e trascorrere i domiciliari nella clinica cosentina Villa Verde, ndr). Lo sto facendo a fini di credibilità, non per l’avvocato Staiano, non farei l’autodifesa». Messe le cose in chiaro con i clienti, Staiano chiede a Mantella se all’interno del suo studio siano «passati soldi». «Avvocato – dice Mantella rivolgendosi a quello che un tempo fu il suo legale e col quale, da quando è divenuto collaboratore ogni volta in aula volano stracci – purtroppo per lei, Nicolino Grande Aracri ha detto di sì, che glieli dava a lei. Ma lo diceva Nicolino Grande Aracri, non lo sta dicendo Andrea Mantella».
Nicolino Grande Aracri avrebbe detto a Mantella che «attraverso il fratello Domenico, che lavorava nello studio dell’avvocato Staiano, stava cercando di aggiustare le vicende processuali riguardanti il fratello Ernesto, Giovanni Abramo e le vicende sue attraverso il fiume di denaro per aggiustare i processi».
«Come funziona nella ‘ndrangheta – chiede Staiano – lei che pretende di essere stato uno ‘ndranghetista apicale, se lei mi dà fiumi di soldi per aggiustare un processo e il processo finisce male, l’avvocato viene perdonato?»
«Secondo la mia esperienza – dice Mantella – e quello che ho sentito dire all’interno della ‘ndrangheta, l’avvocato o restituisce i soldi per l’impegno preso e non mantenuto, oppure se la vedrà brutta. Però se l’avvocato è protetto da qualche figura di spessore, si impegna il capo ‘ndrangheta a restituire i soldi all’altro capo ‘ndrangheta».

Il «povero» presidente Petrini

Staiano definisce «povero presidente Petrini», l’ex presidente della sezione di Corte d’Assise d’Appello Marco Petrini – «ho le mie considerazioni sul fatto», dice – e chiede a Mantella quale contributo abbia dato per farlo arrestare.
«Ho contribuito con quello che mi diceva Nicolino Grande Aracri: che Petrini veniva chiamato “Il bolognese”, o “Quello con la gonnella”. Veniva apostrofato con delle parole poiché era vizioso».
«Stavano lavorando per aggiustare la questione di Giovanni Abramo che era in appello – racconta Mantella –. Non ricordo tramite quale avvocato».
Staiano è contrariato: «No, no, no». E insiste: «Chi stava lavorando per Abramo era questo studio Staiano?»
«Forse non mi sono spiegato – dice Mantella – purtroppo per lei era Nicolino Grande Aracri che faceva il suo nome, parlava sempre di Renato, Renato Renato. E Renato era lei. A Petrini lo chiamava “Quello con la gonnella”, a lei lo chiamava “Renatino” – “Renatino si deve impegnare” – si riferiva a lei. Mi diceva che il referente nelle entrature di corruttela era lei. Ma – questo il collaboratore lo ripete praticamente a ogni risposta – lo diceva Nicolino Grande Aracri, non Andrea Mantella». «Tanto è vero – prosegue Mantella – che il signor Nicolino Grande Aracri mi ha consigliato di assumere lei, cosa che io non mi sono pentito eh, che io sono stato difeso da un grandissimo avvocato.

I villaggi turistici con i Gallace

Grande Aracri le disse che io avevo possibilità di aggiustare i suoi processi attraverso la corruzione di Petrini?, chiede Staiano.
«Sì, mi disse che lei era una persona molto importante che aveva entrature nella Corte d’Appello con “Il bolognese”».
Petrini è stato mai in un villaggio gestito da me?
A questo punto, all’ennesima domanda sul caso Staiano, interviene il giudice Cavasino: «Avvocato, finora le domande sono state ampliamente consentite».
«Ma è sull’attendibilità presidente», giustifica Staiano.
«Si ma senza entrare nel dettaglio perché non sono oggetto di questo procedimento», ammonisce il giudice.
Staiano afferma di voler dimostrare che Mantella non ha capito «un fico secco» di quello che gli ha detto Grande Aracri e lo vuole dimostrare.
Staiano vuole sapere quali sono i villaggi turistici che avrebbe comprato per conto dei Gallace.
«Questo lo deve chiedere a Nicolino Grande Aracri – risponde Mantella – che diceva che lei è un socio occulto per Vincenzo Gallace. Me lo ha detto Nicolino Grande Aracri, suo fratello Ernesto, Giovanni Abramo. Non mi faccia usare delle espressioni che poi saranno oggetto di valutazione di un altro processo. Nicolino Grande Aracri mi diceva che lei è una sorta di prestanome di Vincenzo Gallace il quale addirittura si è messo di mezzo perché a lei la volevano colpire persone della Locride, di San Luca a cui ha fregato i soldi, egregio avvocato».

Le sentenze che produce Staiano

«Produrrò – dice Staiano – una serie di sentenze che dovrebbero essere la mia condanna a morte. Il 19 luglio 2012 nel corso del processo Scacco Matto, Grande Aracri viene assolto da una sequela infinita di omicidi. In secondo grado, nel 2015, viene condannato a 30 anni. La sentenza nel 2018 viene annullata. L’8 luglio 2019 l’avvocato Staiano tenta di corrompere Petrini il quale quella sentenza la capovolge non a 30 anni ma all’ergastolo. Il che significa che se l’avvocato Staiano ha fiumi di soldi in quel momento si è messo nel mirino di Grande Aracri per essere ammazzato – dice Staiano che fa leva sugli argomenti della pertinenza e della rilevanza per non essere interrotto dal giudice Cavasino –, e Petrini emette questa sentenza poco prima di essere arrestato in un momento in cui la corruzione doveva scorrere a fiumi».
Nel 2017 – anno in cui Mantella era già collaboratore – Grande Aracri prende 30 anni e in secondo grado si becca l’ergastolo, sentenza divenuta definitiva.
«Grande Aracri con me colleziona solo condanne di 30 anni e di ergastolo – dice Staiano il quale, se non sono errate le ultime notizie di cronaca, continua a co-difendere Nicolino Grande Aracri – e mi lascia vivo dopo che io gli dico “dammi i soldi” perché scorrono fiumi di denaro». «Esiti processuali infausti dove Grande Aracri non poteva darmi i soldi», afferma Staiano al termine di una “arringa” sull’attendibilità del collaboratore. A costo, come dice lui, di «bruciare» il suo stesso processo. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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