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Decreto Calabria “parzialmente illegittimo”, «la Consulta ci dà ragione» – REAZIONI

Quagliariello: «Discutere mozione sul commissariamento della sanità». Magorno: «Non votai quel provvedimento»

Pubblicato il: 23/07/2021 – 17:00
Decreto Calabria “parzialmente illegittimo”, «la Consulta ci dà ragione» – REAZIONI

CATANZARO «La sentenza della Corte Costituzionale sul commissariamento della sanità in Calabria dà ragione a quel buon senso che abbiamo cercato di esprimere in una mozione parlamentare trasversale: mettere un commissario statale per limitare il debito col risultato di farlo crescere esponenzialmente, nel migliore dei casi è un fallimento che richiede il ricorso a differenti soluzioni. Oggi, grazie alla sentenza della Consulta, la ricerca di queste soluzioni è più attuale di ieri. Nei prossimi giorni chiederemo che la nostra mozione venga discussa». Lo afferma, in una dichiarazione, il senatore Gaetano Quagliariello, vicepresidente nazionale di “Coraggio Italia”.
Di simile tenore il commento del senatore di Italia Viva, Ernesto Magorno: «È di queste ore la notizia che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime alcune parti del Decreto Calabria bis bocciando, in parte, il Commissariamento. Non ci sono particolari commenti da fare se non ricordare un dato: io non ho votato questo provvedimento che non tutela gli interessi dei cittadini calabresi». «Avevamo espresso a suo tempo le nostre ripetute perplessità sulla perpetuazione del commissariamento della sanità imposto dal Decreto Calabria bis: oggi, la Corte Costituzionale ci dà sostanzialmente ragione. La Regione non può essere esclusa a priori dalla legittimità di presentare un Piano e deve essere messa nelle condizioni di poterlo fare: è questo il punto centrale che ho sempre ribadito nei miei interventi in Consiglio, sottolineando come l’Assemblea Legislativa aveva ed ha quella potestà programmatoria che non le può essere sottratta». È quanto dichiara il capogruppo PD in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, che aggiunge: «Il problema, avevamo scritto e detto in tutte le sedi, non era la mera sostituzione di un commissario con un altro: la questione, come mette nero su bianco ora la Corte, è il commissariamento in quanto tale. Soprattutto se, com’è sempre avvenuto, ci si limita a un avvicendamento di soggetti senza provvedere a dotare i medesimi delle risorse umane e strumentali per porre davvero mano alla questione. Lo Stato non può pensare di risolvere le cose con un tratto di penna e il cambiamento di un nome: è suo compito porre in essere le condizioni per l’attuazione effettiva del piano di rientro e l’uscita dal commissariamento». «Senza uomini e senza mezzi – prosegue Bevacqua – anche il generale migliore soccombe in battaglia. E, quella per il diritto alla salute, è una battaglia che i calabresi combattono quotidianamente sulla pelle propria e dei propri cari. Spero davvero che, dopo questa pronuncia della Consulta, il Governo nazionale prenda atto della realtà dei fatti e intervenga così come le condizioni presenti richiedono. Perché la Calabria vuole essere parte integrante di questo Paese e i calabresi hanno diritto agli stessi diritti di tutti i connazionali». «La pronuncia con cui la Consulta ha dichiarato la parziale incostituzionalità del Decreto Calabria bis conferma che lo strumento del commissariamento, così come disposto dal provvedimento, non sarebbe stato in alcun modo risolutivo delle criticità della sanità nella nostra regione. Un decreto legge, sia nella prima versione che in quella successiva, a cui non ho voluto esprimere il mio voto positivo, perché assolutamente in disaccordo con un’impostazione non coerente con i principi di sussidiarietà e di tutela delle autonomie locali». Lo afferma la senatrice Silvia Vono (IV). «I giudici – prosegue – hanno riconosciuto i limiti palesi di un provvedimento che, di fatto, ha creato ulteriori discriminazioni a discapito del territorio, laddove non si è previsto che la struttura di supporto del commissario ad acta sarebbe dovesse essere formata direttamente dallo Stato con personale esterno qualificato. Così come, la Corte ha ritenuto incostituzionale l’imposizione alla Regione di un contingente “minimo” di 25 unità di personale dello stesso ente. Inoltre, la stessa Consulta ha bocciato il decreto Calabria bis nella parte in cui non prevedeva, in alternativa alle facoltà previste dal Commissario ad acta, anche la possibilità per la Regione Calabria di predisporre un nuovo piano di rientro che sarebbe potuto essere approvato dal Consiglio dei ministri. Restituire dignità, autonomia e pieni poteri alla Calabria – conclude Vono – deve essere il primo passo verso una seria presa di coscienza su questo problema e per consentire alla Regione di uscire da un commissariamento decennale che niente ha prodotto per la nostra sanità».
«La dichiarazione di parziale incostituzionalità del Decreto Calabria bis dimostra la correttezza delle posizioni di Fratelli d’Italia, che si è opposta fermamente all’adozione di un provvedimento disastroso per la sanità calabrese, e che oggi, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, sembra orfano, disconosciuto anche dalle forze politiche che ne hanno voluto l’approvazione». E’ quanto afferma il deputato di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, che ricorda «non solo il voto contrario di Fratelli d’Italia al decreto, ma anche gli innumerevoli emendamenti volti a correggere le evidenti storture del provvedimento, puntualmente bocciati dall’allora maggioranza».  
«Avevamo più volte sollevato gli evidenti profili di incostituzionalità del decreto – aggiunge Wanda Ferro – e oggi la Consulta conferma che l’illegittimità del nuovo commissariamento della sanità calabrese, inteso come “mero avvicendamento del vertice, senza considerare l’inefficienza dell’intera struttura sulla quale tale vertice è chiamato a operare in nome dello Stato”.  Una gestione fallimentare quella dei commissari governativi che si sono avvicendati per oltre 10 anni, senza riuscire a risanare i conti della sanità, né a migliorare i livelli di assistenza, né a porre un freno all’emigrazione sanitaria. E’ giunta davvero l’ora di porre fine al commissariamento e affidare il governo della sanità regionale a chi se ne assume la responsabilità davanti ai cittadini».
«Da ormai molti anni, ho individuato le disfunzioni strutturali della sanità calabrese ed il problema del commissariamento reiterato a causa del mancato intervento della Regione Calabria nella presentazione di un nuovo piano di rientro e programma operativo». Lo ha detto la Sottosegretaria per il Sud e la Coesione Territoriale Dalila Nesci, unico esponente calabrese nel governo Draghi. «Ne ho fatto una battaglia sin dalla scorsa legislatura proprio perché è necessario intervenire con una riforma dell’intera normativa sui commissariamenti. Oggi la Corte Costituzionale si è pronunciata sul commissariamento ultra decennale della sanità calabrese. Lo Stato, dunque, non è intervenuto “troppo”, bensì non abbastanza. Infatti, viste le difficoltà della Regione Calabria a rendere efficiente il Dipartimento della Salute, bisognava fornire ulteriore personale amministrativo. La sanità calabrese – sostiene la sottosegretaria del M5s – può invertire la rotta e ripristinare un processo virtuoso. Se fosse un’azienda privata dovrebbe essere immediatamente liquidata. Invece, per fortuna, è un servizio primario e un diritto essenziale e deve essere messa in condizione di tornare a funzionare bene. Su questo il Governo sta dando supporto con mezzi e personale, anche sulla ricognizione del debito che supereremo definitivamente. Se per la Corte Costituzionale l’attuale Struttura dovrà aver ulteriore sostegno, glielo daremo. La sentenza di oggi – conclude Dalila Nesci – va in questa direzione. Serve ancora dare maggiori risorse di personale al commissario ma anche, e nessuna giunta lo ha fatto, rendere operativo il Dipartimento regionale della salute».



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