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L’intervista

Ambiente in Calabria, Greco: «C’è un’assenza di strategia lungimirante»

L’ex assessore regionale parla di depurazione, ciclo di rifiuti e tutela del territorio: «Non c’è un problema di risorse, ma di capacità gestionale»

Pubblicato il: 14/08/2021 – 7:10
di Roberto De Santo
Ambiente in Calabria, Greco: «C’è un’assenza di strategia lungimirante»

CATANZARO Assenza di strategia lungimirante, incapacità di gestire correttamente le risorse e “miopia” politica. Sono questi i mali che non hanno permesso alla Calabria di fare quel salto di qualità nella tutela dell’ambiente e nel corretto funzionamento del sistema della depurazione delle acque reflue così come di quello del ciclo dei rifiuti. Lacune che hanno lasciato inerme il territorio davanti alle devastazioni inflitte dai roghi e dalle esondazioni. Oltre all’inquinamento marino. Mette in fila questi limiti Silvio Greco, biologo marino, direttore della sede calabrese e romana della Stazione Zoologica Anton Dohrn e direttore del laboratorio di sostenibilità ambientale e economia circolare dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo, ed ex assessore regionale all’Ambiente della Calabria. E sulle somme in arrivo dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per la regione anche per la depurazione sottolinea: «In Calabria non c’è mai stato un problema di mancanza di fondi». Secondo Greco «occorre gestire bene e in trasparenza quelle risorse».

Silvio Greco, biologo marino, direttore della sede calabrese e romana della Stazione Zoologica Anton Dohrn e direttore del laboratorio di sostenibilità ambientale e economia circolare dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
Silvio Greco, biologo marino, direttore della sede calabrese e romana della Stazione Zoologica Anton Dohrn e direttore del laboratorio di sostenibilità ambientale e economia circolare dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Passano gli anni ma la situazione della depurazione calabrese, nonostante le risorse spese, non sembra essere migliorata. Cosa non ha funzionato?
«Guardi ci sono due aspetti principali che non hanno permesso il corretto utilizzo della massa di risorse seppure cospicue destinate al sistema della depurazione calabrese. Innanzitutto non ha funzionato la programmazione regionale di quelle somme e, poi, non è stato affrontato il tema che ritengo fondamentale, di sviluppare un sistema di depurazione consortile. Un meccanismo che avrebbe coinvolto anche a livello gestionale più comuni».

Il cattivo funzionamento dei depuratori compromette la qualità del mare calabrese
Il cattivo funzionamento dei depuratori compromette la qualità del mare calabrese

Secondo lei è più un problema di infrastrutturazione del sistema di depurazione oppure è una questione di gestione dell’impiantistica?
«Sono entrambi elementi critici per il meccanismo di depurazione dei reflui in Calabria. Infatti da una parte abbiamo impianti obsoleti che necessitano di un serio revamping ma al contempo vi è un problema di gestione che, soprattutto per quanto attiene la riqualificazione impiantistica, non può essere affrontato esclusivamente dai sindaci. Ovviamente un discorso a parte sono gli impianti gestiti da privati, dove la Regione in caso di inadempienze (ammodernamenti e altro) dovrebbe intervenire, commissariando la gestione e allontanando il privato che si è dimostrato incapace di manutenere il depuratore».

Alcune macchie giallastre che ricoprono le acque marine della Calabria
Alcune macchie giallastre che ricoprono le acque marine della Calabria

Cosa occorrerebbe fare, visto che dall’Europa ora arriveranno anche le risorse del Pnrr per la depurazione?
«Guardi vorrei ricordare a tutti che in Calabria non c’è stato mai un problema di mancanza di fondi. Basti considerare le ingenti risorse arrivate in Calabria destinate a risolvere le inefficienze di un sistema che resta strategico per l’economia locale. Quello che è mancato e che occorrerebbe fare è avere la capacità di gestire bene quelle risorse, avviare con trasparenza l’iter di affidamento e la costruzione dei nuovi impianti. Per quanto attiene il capitolo delle risorse programmate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) vorrei rappresentare che il meccanismo funziona con un sistema che prevede, in fase iniziale, solo un anticipo delle risorse. Mentre per ottenere il resto delle somme è necessario realizzare concretamente gli interventi – in altre parole costruire gli impianti – e collaudare anche le opere. Ora, per quanto finora dimostrato dalla Calabria, ritengo che la strada per portare al termine questa missione sarà alquanto tortuosa».

Anche la questione dei rifiuti sembra un’eterna condanna per la Calabria. Seppure uscita dalla fase del commissariamento, le città soprattutto in estate si riempiono di immondizia. Come uscire da questa situazione?
«In tema di rifiuti occorre fare una premessa metodologica. Finora in Calabria per gestire il ciclo dei rifiuti si è sempre voluto favorire l’interramento in discariche e, ultimamente, “il turismo” interregionale dei rifiuti. Attività che per di più non sono in mano pubblica e finiscono per avvantaggiare alcuni privati. Ma c’è soprattutto una mancanza di strategia. Non si vuole capire che se non c’è una capacità di visione e programmazione regionale complessiva dell’intero ciclo dei rifiuti calabresi, risulta inutile strutturare Ambiti territoriali ottimali (Ato), che possono fare ben poco per superare quelle storiche difficoltà».

In Calabria prosegue l'utilizzo intensivo delle discariche come terminale dei rifiuti
In Calabria prosegue l’utilizzo intensivo delle discariche come terminale dei rifiuti

Eppure c’è stato più di un tentativo di correggere il Piano rifiuti. Ma il problema sembra essere legato all’impiantistica carente. I veti dei territori bloccano la realizzazione di nuove strutture soprattutto nel nord della Calabria.
«In questo c’è sempre e solo l’incapacità politica e amministrativa della Regione. In Calabria basterebbe fare un impianto di compostaggio per l’umido (la frazione più problematica) in ogni provincia togliendo dalle case il 47% della spazzatura. Impianti moderni, cioè quelli di ultima generazione, che sono in grado di non rilasciare sgradevoli odori e altri elementi nell’atmosfera. Aspetti negativi che restano l’unico e vero motivo che legittimamente preoccupano i cittadini».

La raccolta differenziata spinta resta sempre un miraggio per la nostra regione: restiamo ancora sotto quota 50%. Perché non si riesce a fare di più?
«Anche in questo caso ciò che è mancata è la regia. Una responsabilità che resta sempre in capo alla Regione. Vorrei ricordare che nel 2009, quando ho servito da assessore regionale la mia Terra, ho fatto il primo piano organico per la raccolta differenziata con un bando economico importante. Poi praticamente il nulla».

Migliaia di ettari di bosco vengono distrutti dalle fiamme ogni anno in Calabria
Migliaia di ettari di bosco vengono distrutti dalle fiamme ogni anno in Calabria

Capitolo emergenza incendi, ogni anno la Calabria fa i conti con migliaia di roghi che devastano il territorio. È una questione legata alla mancanza di prevenzione o a una cattiva gestione del sistema di contrasto che non funziona?
«In primis vedo da parte degli organi competenti, anche qui regionali, una modesta attività di manutenzione del sistema idrico forestale. Questo si traduce, ad esempio, in cunette taglia fuoco mai pulite che fanno da facilitatori agli incendi invece di bloccarli. Infatti non avendo previsto una loro costante manutenzione questo sistema antincendio è divenuto inefficace. Inoltre greti di torrenti e fiumare non gestiti creano tappi costituti da ciottoli e tronchi sotto le arcate dei ponti che favoriscono le esondazioni».

Come affrontare in modo “strutturale” il dramma degli incendi?
«Resta la prevenzione la strada migliore per affrontare il problema. Un’idea che ritengo valida, sarebbe quella di affidare la gestione dei boschi ai contadini, ai pastori e a cooperative di giovani, affiancati dai forestali. Per questa attività si potrebbe riconoscere anche un sistema di premialità se nella loro area non si verificano incendi. Sono convinto che occorra innanzitutto avviare un’attività seria di prevenzione e non si può pensare di aumentare esclusivamnte la flotta di canadair. Così facendo si spegne solo un bosco già in gran parte devastato dalle fiamme».

La questione delle bonifiche dei veleni in Calabria resta una delle emergenze ambientali
La questione delle bonifiche dei veleni in Calabria resta una delle emergenze ambientali

Il Pnrr punta molto sulla Green economy e sull’ambiente per rilanciare l’economia dopo la devastazione causata dalla Pandemia. Quali interventi, in questa chiave, considera prioritari per la Calabria?
«Ritengo prioritarie le bonifiche dei siti inquinati calabresi. Iniziando da quello di Crotone, passando dalla Valle dell’Oliva e a tutte le aree in cui ancora si è negato l’utilizzo delle risorse della nostra regione. Si tratta di restituire la piena fruibilità di intere fette di territorio attualmente “violentate” dall’uomo».

Un’ultima considerazione: lei che è stato assessore all’Ambiente della Regione ha qualche rammarico? 
«Guardi il rammarico maggiore è per quello che è accaduto dopo. Avrei voluto che chi mi ha sostituito alla guida di uno dei settori chiave per lo sviluppo “sano” delle Calabria avesse proseguito lungo la strada intrapresa sulla corretta gestione della depurazione, sull’attività di caratterizzazione e bonifica delle discariche e del mare calabrese. Speravo che si continuasse lungo la via tracciata della gestione corretta del ciclo integrato dei rifiuti – che non può passare da interramenti e inceneritori – ma sulla strategia della riduzione, del riuso e del riciclo dei rifiuti.  Ed infine che avesse portato avanti i progetti di gestione e salvaguardia degli ecosistemi marini e terrestri della nostra bellissima Regione». (r.desanto@corrierecal.it)

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