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le proposte non bastano

Un muro non basta ed evitare il collasso dell’ospedale di Lamezia

Ancora troppe le emergenze e le criticità che attanagliano il “Giovanni Paolo II”. Distanziare il campo rom serve a poco

Pubblicato il: 18/08/2021 – 10:11
di Giorgio Curcio
Un muro non basta ed evitare il collasso dell’ospedale di Lamezia

LAMEZIA TERME Un muro non basterà a contenere l’emergenza. E non basterà neanche per tornare a garantire quei servizi che da troppi anni mancano, anche i più banali. A danno di migliaia di persone e di pazienti. Le emergenze non si possono arginare ma si dovrebbero prima individuare e poi superare, di concerto e senza soluzioni univoche. La proposta dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro di realizzare una sorta di “confine” tra il presidio ospedaliero di Lamezia Terme e il vicinissimo campo rom di Scorovillo ha un suo perché, anche alla luce delle recenti cronache, ma è ragionevole nella misura in cui questa soluzione sia poi accompagnata da tante altre cose che – in questo momento ormai lunghissimo – mancano e mancheranno ancora. 

Le emergenze

Perché se di emergenza si parla, allora bisogna considerare tutto. Risale – ad esempio – solo a pochissime settimane fa l’esplosione di una vera e propria fogna a cielo aperto – così come avevamo documentato – ripristinata il giorno dopo. La cartina di tornasole di una situazione di collasso che l’ospedale di Lamezia vive da tanti anni e che proprio non meritava per diversi motivi: la centralità, le eccellenze e l’enorme bacino di potenziali pazienti, oltre 150mila. Quello che resta oggi del “Giovanni Paolo II” è un edificio che presenta moltissimi limiti strutturali: dagli ingressi agli spazi esterni, dove a spadroneggiare sono sempre più spesso erbacce, rifiuti abbandonati e ancora reflui fognari. E al suo interno le cose non cambiano poi molto: posti a sedere inesistenti o distrutti, corridoi deserti, liste d’attesa dei pazienti chiuse, così come reparti e ambulatori. Come denunciato ancora una volta da Giuseppe Marinaro, coordinatore del Comitato Malati Cronici di Lamezia, mancano controlli agli ingressi principali, dei dializzati e del Pronto soccorso, così come nel parcheggio per disabili. 

Ridare dignità all’ospedale

E dunque se il problema individuato dalla terna commissariale dell’Asp, guidata dal prefetto Latella, è la vicinanza con il campo rom, allora l’obiettivo è lontanissimo dall’essere raggiunto. Perché allo stato attuale innalzare muri non è sufficiente o comunque circoscrive un problema, accende i riflettori su un caso lasciando nell’ombra molto altro. Servono invece sforzi ulteriori per ridare un senso ad un ospedale che settimana dopo settimana è sempre più lontano dalla propria mission. «Si pensa di alzare muri – scrive Marinaro su Facebook – ma non di dare dignità a un luogo di cura con un bacino di circa 150.00 abitanti. Tutto ciò dimostra che questa terna commissariale non conosce i problemi dell’ospedale perché mai interessati ad effettuare sopralluoghi o confrontarsi con chi difende i diritti dei malati».  Dopo l’emergenza Covid, ancora attuale ma molto più attenuata rispetto a qualche mese fa, era cresciuta la speranza di poter ridare ai pazienti un ospedale all’altezza delle aspettative. Puntualmente disattese, anche stavolta. Questa terna commissariale resterà al comando fino a settembre, poi si vedrà. (redazione@corrierecal.it)

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