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Le mire della ‘ndrangheta sulla ricostruzione ad Amatrice

Le segnalazioni delle Distrettuali antimafia calabresi alla Procura di Rieti. Grossi affari possibili grazie a un “buco” nella normativa

Pubblicato il: 25/08/2021 – 7:13
Le mire della ‘ndrangheta sulla ricostruzione ad Amatrice

Decine di segnalazioni arrivate negli ultimi tempi dai Comuni interessati dal sisma di Amatrice. E dalla ricostruzione che, scrive il Fatto Quotidiano, interesserebbe soprattutto ai clan campani e calabresi. Tanti segnalano telefonate sospette da parte di agenti immobiliari, società di costruzione, intermediari. Tutti con accenti per nulla familiari da queste parti. «Un agente immobiliare mi ha proposto di acquistare la casa una volta approvato il progetto di ricostruzione. Al momento però la pratica non è ancora chiusa. Pare che gli importi poco», racconta una delle persone contattate. La persona che l’ha cercata le ha proposto un accordo: cedere la proprietà all’avvenuto ok alla pratica, in cambio del 20-30% del futuro valore dell’abitazione. Succede ad Amatrice, Accumoli, Ussita, Arquata del Tronto. Il fenomeno ha fatto scattare anche l’allerta alla Procura di Rieti. Potrebbe trattarsi di truffe o tentativi di speculazione. Ma i magistrati del capoluogo sabino – segnala ancora il Fattohanno ricevuto segnalazioni informali da diversi uffici giudiziari del sud Italia, soprattutto campane e calabresi: i clan sono interessati al malloppo della ricostruzione. In ballo ci sono i 5,4 miliardi di euro previsti fin qui per i privati dall’Ufficio ricostruzione, di cui 1,7 miliardi per i danni gravi. Un patrimonio privato immobiliare pari a quasi 80 mila edifici risultati inagibili in base alle schede Aedes, Fast e perizie varie, di cui 44 mila circa con danni gravi. Il problema è che le regole sono state rimodulate in corsa.

Il “buco” nella normativa

Nel 2016 era stato previsto il divieto di vendita delle case ricostruite con contributi pubblici prima di 2 anni dalla fine dei lavori a soggetti diversi dai parenti affini. L’idea era proprio quella di evitare speculazioni. La clausola di salvaguardia è venuta meno tre anni dopo, con il decreto “Sblocca cantieri”. La vendita, dunque, può avvenire in qualsiasi momento. «E il combinato disposto con le modalità di finanziamento – si legge sul Fatto Quotidiano – rischia di essere un piatto ricco per il malaffare. Per le abitazioni crollate, l’Ufficio ricostruzione finanzia il 100% della cifra sia ai proprietari delle prime case, sia a quelli delle seconde case. Ricostruire, insomma, non costa nulla. Il contributo, per un appartamento di 100 metri quadri e uno stato di danno classificato L4 (quindi il massimo), sommato al bonus sisma, si aggira tra i 1.500 e i 1.800 euro al metro quadro. Soldi che finiscono direttamente nelle casse delle ditte incaricate dei lavori. Eccola la falla. Non è difficile pensare che in molti, impauriti o disaffezionati, preferiscano non tornare nel cratere. E accettare 30-40mila euro per mollare la ricostruzione a qualcun altro potrebbe essere un buon affare. Un investimento d’oro per l’acquirente-speculatore: investo 40, ottengo 180 dallo Stato, costruisco magari risparmiando su materiali e manodopera, rivendo a una cifra non lontana da quella ottenuta in “contributo”». Al momento non risultano compravendite sospette. Ma le segnalazioni delle Procure invitano a gestire il tema con la massima attenzione. 

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