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L’intervista in esclusiva

Salvini: «In Calabria la Lega farà grandi cose»

Il leader della Lega al Corriere minimizza le tensioni con gli alleati e all’interno del suo partito. E sulle candidature “imbarazzanti”: «Nessun azzardo. I calabresi ci premieranno»

Pubblicato il: 08/09/2021 – 16:11
di Roberto De Santo
Salvini: «In Calabria la Lega farà grandi cose»

CATANZARO Stato di salute del partito in Calabria, rapporti con gli alleati, attesa dei risultati elettorali e programmi per il futuro della regione. Matteo Salvini, leader della Lega – giunto in Calabria per il suo tour elettorale – ha rilasciato un’intervista in esclusiva al Corriere della Calabria per affrontare i temi più caldi della campagna elettorale che porterà i calabresi al voto il 3 e il 4 ottobre prossimo per il rinnovo del Consiglio regionale.

Senatore, senza ipocrisie, ci dica qual è lo stato di salute del suo partito in Calabria?
«Davvero ottimo, avverto grande entusiasmo confermato dai numeri: abbiamo un centinaio di referenti locali e altrettanti amministratori. Il responsabile regionale Giacomo Saccomanno sta lavorando egregiamente, il presidente Spirlì si è fatto valere in un momento particolarmente difficile e dopo la tragedia dell’indimenticabile Jole Santelli, la nostra lista è competitiva. Abbiamo professionisti e in generale molti esponenti della società civile, anche gente che è alla prima esperienza politica perché vuole mettersi in gioco per il bene della Calabria. Un entusiasmo confermato dal raddoppio dei militanti e dalla mobilitazione vista anche con i gazebo per il referendum sulla Giustizia. La migliore conferma di questo clima ottimo la daranno gli elettori che il 3-4 Ottobre confermeranno il nostro buon governo».

Ma le tensioni si sono palesate anche con gli alleati calabri e sono in molti a pensare che, finita la tornata elettorale, le vecchie ruggini tra di voi verranno a galla…
«Nella vita come in politica c’è sempre chi spera negli errori degli altri per approfittarne. Ben triste prospettiva. Di certo, non è la nostra. Noi abbiamo troppe cose da fare per star dietro alle chiacchiere».

Crede che la scelta del tandem Occhiuto-Spirlì sarà apprezzata dagli elettori e dalla base del suo partito?
«Nino Spirlì ha fatto un lavoro straordinario, non solo nell’accettare la difficile sfida di subentrare a una combattente insostituibile come Jole Santelli, ma ancor di più dimostrando serietà, equilibrio e lungimiranza nella gestione delle fasi più dure della pandemia. Ciò che porta in dote alla sua terra è la concretezza di tanti obiettivi raggiunti: penso ai 100 milioni di euro con cui saranno riqualificati 75 borghi o l’attenzione per la sicurezza. Mi riferisco agli investimenti per realizzare nuove caserme dei carabinieri a Tropea e a Vibo. Senza dimenticare l’impegno per il Porto di Gioia Tauro che genererà tra i 2.000 e 3.500 posti di lavoro. Nel Pnrr ci sono risorse per 52 milioni di euro, più 43,5 milioni per il potenziamento funzionale dei collegamenti alla rete stradale. Non mi pare poco…. E ci sono quasi 100 milioni per la riqualificazione dell’edilizia residenziale. Risultati e opportunità impensabili fino a poco tempo fa, cui il Presidente Occhiuto saprà dare continuità e nuovo slancio a partire dal 5 Ottobre. A vincere non è mai il singolo, ma la squadra. Portiamo in dote alcuni risultati concreti, ottenuti anche grazie al lavoro in Parlamento e al governo».

Lei parla di iniziative per la Calabria che ha portato avanti. Ci faccia un esempio?
«Cito la Statale 106: ci sono tre miliardi per finanziare 12 interventi da parte di Anas. Siamo impegnati per adeguarla da Taranto fino a Reggio e vorremmo renderlo possibile nella prossima programmazione infrastrutturale del governo ad esempio grazie ai fondi di sviluppo e coesione. Peraltro, i lavori sono ripartiti grazie al commissariamento. Una soluzione che proposi con un emendamento nel 2019, così da abbattere la burocrazia e riaprire i cantieri. Il tutto senza dimenticare altri progetti ambiziosi come il Ponte sullo Stretto o gli investimenti che ho già citato sul Porto di Gioia Tauro».

Ora ci arriviamo. Prima mi dica delle candidature. Molti mugugni per alcune esclusioni in lista, ma soprattutto qualche nome insidioso comparso all’ultima ora nel vostro schieramento. Non teme che gli elettori possano giudicare l’azzardo?
«Nessun azzardo!  Ma merito, entusiasmo e il coraggio di avere una visione per la Calabria dei prossimi dieci, quindici anni! Sono sicuro che il voto del 3-4 Ottobre segnerà la fine delle vecchie logiche e aprirà una nuova stagione di rilancio, di progetti e di partecipazione per tutti i cittadini calabresi».

Torniamo al programma elettorale della sua formazione politica. La Lega da sempre professa l’autonomia dei territori ed è sostenitrice dei costi storici come metro per i trasferimenti pubblici. Non pensa che per una regione così fragile come la Calabria anche a causa dei tagli progressivi di investimenti e trasferimenti da parte del Governo, quella linea possa peggiorare la condizione dei cittadini?
«Autonomia vuol dire responsabilità, responsabilità vuol dire spendere le risorse per progetti reali, concreti, che portino sviluppo ai territori. Nessuno vuole tagliare un euro per lo sviluppo economico, culturale, sociale della Calabria! Ciò che soffoca la Calabria non è certo l’autonomia, ma il sistema feudale della sinistra delle tasse, delle clientele e degli sbarchi. Una triste stagione che la Calabria ha avuto il coraggio di archiviare e di cui nessuno sente nostalgia. Anzi. Le dirò, proprio a proposito di autonomia, che trovo scandaloso che la sanità sia ancora commissariata dallo Stato centrale: la Calabria ha ottimi professionisti che potrebbero prendere in mano il settore. A livello nazionale, la Lega ha scelto di sostenere Draghi anche per migliorare l’utilizzo dei fondi europei e non lasciare il futuro dei nostri figli e nipoti in mano a Pd e 5Stelle. Esempi concreti: nel Pnrr ci sono 300 milioni di euro per l’elettrificazione della linea ferroviaria ionica (da Sibari fino a Reggio)».

Quella che stiamo per lasciare alle spalle è l’estate dei roghi in Calabria. Cosa avete fatto e cosa contate di fare per affrontare questa devastazione?
«Il governo, regionale e nazionale, si è impegnato per spegnere gli incendi velocemente. Un grazie particolare va rivolto ai soccorritori, agli amministratori locali e ai cittadini: ora servono risarcimenti rapidi e nuove norme per punire più severamente i criminali e consentire di ripiantare gli alberi andati in fumo in tempi rapidi, per non lasciare i terreni vuoti e inceneriti. La tutela del territorio della splendida Calabria è uno dei punti più importanti del programma della Lega».

Lei si dice pronto a difendere la Calabria e i diritti dei calabresi. È d’accordo dunque a ridurre il trasferimento verso le aree più ricche per consentire alla regione di poter ottenere servizi più equi rispetto a quelli delle altre zone del Paese?
«Un Paese degno di questo nome non può avere cittadini di serie A e cittadini di serie B, Regioni di serie A e Regioni di serie B,  ma il punto non è tanto nel trasferimento di risorse, quanto piuttosto nella qualità della classe politica regionale che deve impiegarle sui territori. In questa attenzione reale ai bisogni reali dei cittadini la Lega e il centrodestra in Calabria hanno dimostrato di avere una marcia in più. E sarà in nome della concretezza, del coraggio e della passione che continueremo l’opera di rinnovamento iniziata da Jole Santelli. Le faccio un esempio concreto: il Ponte sullo Stretto. Sarebbe uno straordinario esempio della genialità e del coraggio italiano, utile per dare slancio agli investimenti anche calabresi. Per l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria il Governo, tra PNRR e altre risorse, ha destinato complessivamente 11,2 miliardi di euro. Con un investimento di questo tipo, anche a fronte degli altrettanti 1,4 miliardi destinati alla ferrovia Messina-Catania-Palermo, il Ponte sullo Stretto è il completamento ineludibile». 

La Calabria, come tutto il Sud, soffre per l’aumento degli sbarchi. Ma a giudicare dalle iniziative attivate, di questo aspetto il Governo non ne abbia tenuto conto.
«Parlo con la credibilità e l’orgoglio di chi ha fatto crollare il numero di sbarchi e – di conseguenza – morti e dispersi in mare. Dall’inizio dell’anno contiamo 40mila arrivi, nel 2018 erano 5.600. Se il ministro dell’Interno non sa difendere l’Italia, si faccia da parte: io sono a processo e rischio fino a 15 anni per aver chiuso i porti. Ma ne sono orgoglioso: lo rifarei e lo rifarò». (r.desanto@corrierecal.it)

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