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Sanità, Curia: «La fine del commissariamento? Si faccia subito un emendamento»

Lo dice il portavoce di Comunità Competente. «La scadenza è fissata al 2022». E su Cosenza: «Oltre 400 milioni per ospedale e Cittadella della Salute»

Pubblicato il: 12/09/2021 – 7:16
di Fabio Benincasa
Sanità, Curia: «La fine del commissariamento? Si faccia subito un emendamento»

COSENZA Bilanci farlocchi, conti che non tornano, numeri e cifre di un debito monstre ancora da quantizzare e poi l’atavica carenza di organico e la necessità di rispettare i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Il settore sanitario calabrese vive il momento più difficile, stretto tra i drammatici effetti della pandemia e una crisi senza fine legata ad anni bui di commissariamento. Le imminenti elezioni rappresentano, evidentemente, un’occasione utile per riflettere sulle misure da adottare (e in fretta) per ripristinare il precario equilibrio di un settore in ginocchio. «In Calabria, abbiamo una media di 23 persone su 1000 che accedono ai dipartimenti di salute mentale contro le 10 della media nazionale, questo vuol dire che abbiamo problemi di fragilità psichiatrica direttamente riconducibili alla carenza del lavoro, alla fragilità del tessuto occupazionale, agli impieghi in nero, all’alto tasso di disoccupazione. La politica deve preoccuparsi anche di questo tipo di problemi». A dirlo è Rubens Curia, portavoce di Comunità competente. In una lunga intervista al Corriere della Calabria, il dottore analizza lo stato di salute della sanità calabrese e chiede ai candidati alle elezioni Regionali di assumersi la responsabilità del risanamento dei conti e della fine del commissariamento.

Commissariamento e debito

La seconda e ultima versione del decreto Calabria prevede che il commissariamento della sanità duri almeno 24 mesi e quindi fino al mese di Novembre 2022. «Non possiamo permetterci il lusso di avere una fase così lunga – aggiunge Curia – se c’è davvero la volontà di concludere anzitempo questa esperienza si faccia subito un emendamento rimodulando la durata del commissariamento a 12 mesi». Altra questione spinosa è quella relativa al debito ancora non quantizzato accumulato negli anni dalle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi. «Anche prima del commissariamento, nel 2009, non potevamo parlare di una Calabria felix – continua Curia – siamo stai commissariati per il mancato raggiungimento dei Lea e per la crescita esponenziale del debito. La responsabilità è da attribuire alla classe dirigente di allora, ma con il primo decreto Calabria (nel 2019) la Regione è stata completamente esautorata, con l’arrivo del commissario ad acta nominato dal Governo che si è assunto la responsabilità di nominare anche i commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere. Da quel momento, il debito non è responsabilità della politica ma degli organi dello Stato». Tre, le fasi principali del commissariamento della sanità calabrese. La prima, con l’allora governatore Giuseppe Scopelliti affiancato da due sub commissari, la seconda con la nomina dei commissari ad acta Scura e Urbani da parte del Governo che comunque garantì al Governatore Oliverio la libertà di nominare i direttori di Asp e Ao. Ed infine, l’ultima è tormentata fase segnata dalle decisioni imposte da Roma e dal ruolo assolutamente ininfluente della politica regionale.

Il “nuovo” ospedale di Cosenza

Un’altra vecchia piaga della sanità regionale riguarda i fondi destinati all’edilizia sanitaria. La discussione sul necessario processo di ammodernamento – in piena campagna elettorale per le Amministrative a Cosenza – lascia spazio al solito tormentone legato alla realizzazione del nuovo ospedale della città dei bruzi. «Sono disponibili 12 milioni di euro – dice Curia – e sono in corso di attivazione. Però è evidente che mancano i progetti». «A mio parere – aggiunge – sarebbe opportuno realizzare un nuovo nosocomio perché ritengo inutile lavorare su ciò che è ormai vecchio». Cosenza, secondo il portavoce di Comunità competente, ha due grandi occasioni da cogliere. In primis, «i 375 milioni di euro messi a disposizione dal Dca del 2019 del commissario ad acta per la realizzazione del nuovo ospedale, 191 milioni arriverebbero dai privati mentre il resto sarebbe a carico di Stato e Regione». E poi c’è il progetto relativo alla realizzazione della Cittadella della Salute per rafforzare la medicina di prossimità, in questo caso – secondo quanto sostiene Curia – sono previsti «altri 45 milioni di euro, 23 dei quali spettano ai privati». Facendo un rapido calcolo, Cosenza avrebbe a disposizione oltre 400 milioni di euro per dare nuovo impulso al settore sanitario.

Che fine hanno fatto gli altri fondi?

Non solo i danari destinati al nuovo nosocomio bruzio, secondo Curia ci sarebbero altri fondi a disposizione e legati all’ammodernamento tecnologico dell’Azienda ospedaliera di Cosenza. Si tratta di circa 10 milioni di euro. «A che punto siamo? Inviterei la politica ad incalzare le istituzioni, a chiedere spiegazioni». Quando si parla di ammodernamento tecnologico si fa riferimento a tutti quei macchinari che permettono di migliorare il servizio offerto ai pazienti: risonanza magnetica, Tac e Gamma camera, solo per citarne alcuni. Un’ultima e non meno spinosa questione riguarda i fondi Covid per i posti letto del reparto di Terapia intensiva e l’ammodernamento del Pronto soccorso. Anche in questo caso, Curia si chiede che fine abbiano fatto i finanziamenti, in quale cassetto siano finiti i progetti e quali siano le eventuali soluzioni proposte dai candidati a sindaco della città dei bruzi.

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