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La riflessione

«Roghi estivi: non rimuoviamo il problema»

Chi è affascinato dalla psicoanalisi sa certamente cos’è la rimozione. È un processo mentale per cui un trauma viene spostato dalla parte conscia della nostra psiche alla parte inconscia. L’operaz…

Pubblicato il: 17/09/2021 – 7:41
di Francesco Bevilacqua*
«Roghi estivi: non rimuoviamo il problema»

Chi è affascinato dalla psicoanalisi sa certamente cos’è la rimozione. È un processo mentale per cui un trauma viene spostato dalla parte conscia della nostra psiche alla parte inconscia. L’operazione non è però senza costi, come intuì Sigmund Freud. Il rimosso ritorna sotto forma di nevrosi, di disagio psichico. Solo se riusciamo a farlo riemergere e ad elaborarlo abbiamo la possibilità di guarire o, meglio, di convivere con il trauma subito. Ora mi pare – visto il silenzio assordante che è calato sull’argomento – che i roghi di quest’estate in Calabria siano già in procinto di essere rimossi nell’inconscio collettivo dei calabresi. Passati il caldo afoso, le fiamme, il fumo, la cenere, le sirene, gli strepiti mediatici, stiamo già pensando ad altro. Né mi pare di aver sentito spendere qualche parola sull’argomento dai candidati alle prossime elezioni regionali. Restano viceversa ben visibili i danni gravissimi, soprattutto in Aspromonte, con una superficie di diverse migliaia di ettari percorsi dal fuoco, habitat distrutti, ecosistemi compromessi, foreste monumentali rase al suolo.

Lo stesso processo di rimozione era avvenuto in altre annate di forte recrudescenza degli incendi boschivi in Calabria, con paesi cinti d’assedio dalle fiamme (ricordo per tutti, in passato, Santa Caterina sullo Jonio e perfino Catanzaro): tanta paura, tanta indignazione, ma poi tutto dimenticato sino alla nuova annata di esplosione del fenomeno.
L’intensificarsi degli incendi boschivi in Calabria è un fatto ormai ciclico. Non è possibile evitare questo “vizietto” dei calabresi (e non solo dei calabresi, come dimostra quel che è accaduto in Sardegna, in Sicilia o in Costa Azzurra), che ha origini profonde e che è complicato dalla perdita degli antichi saperi delle attività agro-silvo-pastorali (nelle quali era compreso anche l’uso del fuoco per pulire i terreni e/o rinnovare i pascoli) e dall’avvento di nuove, svariate cause ritorsive verso enti e verso privati. Possiamo però imparare a gestire sempre meglio un problema che difficilmente potremo evitare completamente nel breve-medio termine. Questo “metodo” vale non solo per questa ma anche per molte altre “ombre” della nostra regione. Diciamo pure che gli incendi rappresentano una metafora della condizione della Calabria sulla quale riflettere seriamente, senza lagne e senza retoriche.
Rimuovere significa, viceversa, che torneremo presto (forse anche il prossimo anno) a stracciarci le vesti ed a recriminare senza nulla aver fatto per trovare un rimedio efficace.
Inutile sciorinare numeri e statistiche, per altro neppure aggiornati alla recente stagione estiva. Per comprendere la gravità del fenomeno basti pensare che la Calabria è tra le quattro regioni più forestate d’Italia, con 468.000 ettari di boschi (dato tratto dall’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio) e che solo tra il 1975 ed il 2001 (quindi, ormai vent’anni fa) gli incendi hanno colpito 182.434 ettari di bosco (fonte Calabria Verde sezione Servizio A.I.B.). Considerato che i boschi e più in generale il patrimonio paesaggistico-ambientale, come è ormai unanimemente riconosciuto grazie alla letteratura divulgativa ed a quella scientifica prodotta dagli anni ’80 in avanti, costituiscono le maggiori “attività produttive” della Calabria, rischiamo di mandare in fumo la nostra unica e vera ricchezza.
Per questo motivo, provo a enucleare qui, sperando di aprire un dibattito pubblico sul tema, le cose urgenti che a mio parere vanno fatte per evitare che ciò cui abbiamo assistito questa estate si ripeta fin dal prossimo anno (fermo restando che si tratta solo di una base di discussione aperta a modifiche e contributi). Al netto, ovviamente, delle inchieste giudiziarie che mi auguro in corso sulle responsabilità commissive o omissive dei roghi di quest’anno.
Ecco cosa a mio parere occorrerebbe fare esemplificativamente:

1- applicare in modo stringente la legge nazionale sugli incendi boschivi 353/2000 e quella regionale 51/2017;

2- chiedere alle prefetture, ogni anno, con largo anticipo sull’estate, che diramino a tutte le forze di polizia ed ai sindaci una pressante raccomandazione al controllo del territorio per l’applicazione del divieto, fra il 15 giugno ed il 30 settembre, di accendere fuochi nei terreni boscati e cespugliati e quello di bruciare ovunque stoppie, sfalci etc.

3- Ottenere, anche a costo di applicare le ulteriori sanzioni previste, dagli enti pubblici e dai privati che provvedano alla ripulitura dei terreni con largo anticipo rispetto all’estate. 

4- Ottenere dal Governo centrale e dal Parlamento la modifica del decreto legge n. 223/1984 che impedisce alla Regione e agli enti sub-regionali di assumere nuovi stagionali (in sostituzione di quelli che stanno andando in pensione) nel comparto della forestazione, in particolare ai fini di formare un maggior numero di squadre anti-incendio.

5- Programmare corsi di formazione per tutto il personale impegnato nell’anti-incendio regionale.

6- Riformulare sulla base delle manchevolezze riscontrate quest’anno (gravi carenze nella prevenzione, eccessiva frammentazione nelle competenze, mancanza di coordinamento, ritardi negli interventi, insufficienza di uomini e mezzi) il piano anti-incendi della Regione.

7- Varare un programma di manutenzione e/o rinaturalizzazione dei rimboschimenti, di recupero e restauro dei boschi percorsi dal fuoco, di manutenzione annuale delle stradine forestali e delle strisce frangi-fuoco. 

8- Varare un programma, insieme agli enti gestori di aree protette, di particolare sorveglianza e protezione di tutte le foreste di particolare pregio.

9- Programmare insieme al Governo centrale interventi per incentivare la riconversione dei boschi cedui, anche privati, in boschi d’alto fusto.

10- Programmare con il Governo centrale la costituzione di speciali nuclei interforze (ovvero di affidare lo specifico incarico a nuclei già esistenti) per le indagini sui roghi boschivi, che agiscano nell’immediatezza per assicurare alla giustizia gli incendiari.

E con questo mi auguro che si interrompa la già iniziata fase di rimozione del problema e si comincino le necessarie “sedute di psicoanalisi”: fra otto mesi sarà di nuovo estate e torneranno nevrosi e disagi non solo psichici!

*avvocato e scrittore

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