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il caso

Cosenza, luce sulla morte di Margherita Caruso: archiviata la posizione di 16 medici

La decisione del Gip del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno. La donna di 81 anni morì all’ospedale di Cosenza

Pubblicato il: 24/09/2021 – 7:00
Cosenza, luce sulla morte di Margherita Caruso: archiviata la posizione di 16 medici

COSENZA Il gip del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno, si è pronunciata con una archiviazione parziale e decidendo per la contestuale prosecuzione delle indagini in merito alla morte di Margherita Caruso. Sul decesso della donna di 81 anni sono state iscritte nel registro degli indagati 33 persone. Si tratta di medici e personale sanitario in servizio all’azienda ospedaliera di Cosenza.

La vicenda

Margherita Caruso di 81 anni, affetta da patologie varie (ipertensione arteriosa, ipotiroidismo, sindrome depressiva), giunge presso il pronto soccorso di Cosenza il 30 settembre 2017 per insorgenza di disartia e instabilità posturale. Viene sottoposta a vista neurologica e su indicazione del neurologo viene ricoverata presso la unità operativa di Medicina dell’ospedale di Rogliano dove, il giorno seguente, alla vasculopatia cerebrale si aggiungono crisi convulsive e polmonite. La paziente viene trasferita al reparto di Rianimazione dell’ospedale di Cosenza e rimane dal 2 al 5 ottobre. Il 30 novembre 2017 la paziente viene nuovamente ricoverata presso il reparto di Medicina e Chirurgia d’emergenza della azienda ospedaliera di Cosenza per sospetta mielodisplasia e rimane fino all’11 dicembre. La situazione non migliora e la donna, il 24 dicembre viene trasportata d’urgenza in pronto soccorso per un aggravamento del quadro clinico complessivo. IL 30 dicembre, in seguito ad arresto respiratorio, viene inviata nel reparto di rianimazione dove giunge in coma. Dopo poche ore sopraggiunge il decesso.

I due aspetti critici

Sono due gli aspetti critici della vicenda: la diagnosi di ictus ischemico cerebrale e la possibile attuazione di condotte alternative corrette e, più specificatamente, dalla adeguatezza della terapia antitrombotica praticata. «Ciò che lascia ancor oggi insoddisfatti nelle conclusioni rassegnate dai consulenti del pm è infatti la individuazione della causa del decesso di Margherita Caruso che i dottori Cavalcanti ed Amantea associano ad una insufficienza multi organo in cui si riconosce tuttavia un concorrente ruolo a: ictus cerebrale con crisi epilettiche secondarie e stato di coma, stato di allettamento cronico, anemia multi fattoriale in sindrome mielodisplastica, insufticienza renale e respiratoria». La paziente non sarebbe deceduta per tromboembolismo e «la terapia antitrombotica somministrata in modo “continuativo” e nel contempo, con giudizio medico legale non del tutto coerente con le premesse, si parla di diagnosi di icutus celebro ischemico già in occasione dei primi ricoveri e, inoltre, mai si afferma in modo chiaro se il dosaggio dei due citati farmaci antitrombotici sia stato conforme alle linee guida per pazienti nelle medesime condizioni».

La decisione del Gip

L’ultima ordinanza di integrazione indagini emessa dal Gip mirava a circoscrivere l’ambito degli indagabili a coloro che concretamente ebbero in cura Caruso ovvero a coloro che la presero in carico come paziente per un tempo apprezzabile ed ebbero la possibilità di attuare condotte alternative idonee ad impedire l’evento. L’integrazione delle indagini ha visto l’iscrizione di 33 persone, medici in servizio nei vari reparti in cui la vittima ha fatto ingresso, «senza alcun distinguo in ordine a ruoli, mansioni, tempistica». Ecco perché il gip ha disposto l’archiviazione per coloro i quali risultano «palesemente estranei ai fatti e per i quali non è formulabile alcun addebito». Si tratta di Giuseppe La Rosa, Demetrio Bonofiglio, Massimo Rizzo, Michele Maletta, Anna Paternostro, Gioconda Grimaldi, Luana Faita, Ida Giordano, Stefania Montesano, Francesca Mitidieri, Pasqualina Brunelli, Carolina Biscardi, Consalvo Ricci, Francesco Crocco, Lara Nardi e Gino De Cello. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto per i restanti indagati la prosecuzione delle indagini. Nel collegio difensivo figurano tra gli altri figurano gli avvocati Angelo Nicotera e Giampiero Calabrese.

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