Ultimo aggiornamento alle 21:43
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

Paradossi

«Costi lievitati del doppio e 20 anni di lavori». Per l’Anac il Terzo megalotto della 106 è un flop

L’Anticorruzione boccia il meccanismo del contraente generale negli appalti pubblici. L’emblema del fallimento è il mega cantiere sulla statale

Pubblicato il: 26/09/2021 – 9:00
di Luca Latella
«Costi lievitati del doppio e 20 anni di lavori». Per l’Anac il Terzo megalotto della 106 è un flop

CORIGLIANO ROSSANO La statale 106 si presenta oggi come l’emblema del fallimento di un sistema. È quello del contraente generale, risultato già disastroso per i risultati ottenuti nei cantieri dell’autostrada A3.
Lo certifica in una nota l’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, in cui specifica che «la figura del contraente generale, introdotta per accelerare e snellire i tempi delle opere pubbliche strategiche, non ha funzionato».
Un dato estrapolato da un’«ampia casistica» in cui l’«esempio eclatante» viene fornita «dall’indagine svolta dall’Autorità Anticorruzione sui lavori di Anas per la strada statale 106 Jonica, con particolare riguardo all’innesto con la SS 534 a Roseto Capo Spulico», ovvero il terzo megalotto.
Dai controlli effettuati da Anac sull’opera, nel tempo «emerge un rilevante aumento del costo complessivo dell’intervento, e ritardi enormi nella realizzazione». Quindi, «il ricorso alla figura del contraente generale non ha consentito nel caso della statale 106 Jonica, come in numerosi altri casi vigilati dall’Autorità, di eseguire l’appalto nel rispetto né degli importi previsti, né nelle tempistiche concordate».

Costi lievitati del doppio

Da quanto emerge dalle indagini dell’Anac – che ha affrontato il caso nella seduta del Consiglio del 15 settembre 2021 – «già al momento della progettazione esecutiva, il costo contrattuale era aumentato da 790 milioni, previsti nel contratto sottoscritto il 12 marzo 2012, a 980 milioni, con un aumento del 24%, mentre il valore complessivo dell’investimento è passato da 1,2 a 1,3 miliardi di euro».

I tempi: gli «enormi ritardi»

Oltre all’aumento di costi, Anac «ha registrato anche un deciso ritardo nell’avvio dell’opera dovuta alla più complessa progettazione esecutiva, portando alla consegna dei lavori in data 19 maggio 2020. Questo a fronte di un contratto del 12 marzo 2012 che prevedeva 450 giorni per la conclusione della progettazione esecutiva. Inoltre, per l’attività di progettazione svolta dal general contractor si è andati incontro a un contenzioso, riguardante il pagamento di un maggiore importo».
Il ricorso al contraente generale, «che dovrebbe essere un soggetto particolarmente qualificato che assume su di sé oneri e responsabilità di cui si dovrebbe spogliare l’amministrazione che delega il contraente stesso», per Anac «non ha agevolato l’esecuzione dell’appalto, né ha consentito di rispettare gli impegni originariamente assunti. Per i ritardi nella consegna della progettazione, Anas ha già provveduto a detrarre una penale di 1 milione e mezzo su un costo complessivo della progettazione del tratto considerato di poco inferiore ai 20 milioni di euro», termina la nota dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Un iter lungo vent’anni

Da quando l’opera è stata appena immaginata, alla consegna dei lavori, passeranno vent’anni.
Un lasso enorme di tempo che inizia con la delibera del Cipe – nel 2007 – grazie alla quale vengono individuate le risorse economiche per realizzare l’opera, “appena” 38 chilometri di strada. La firma sul contratto giunge solo nel 2012 ed i lavori iniziano nel 2020. Nel mezzo quindici anni in cui la politica  – anche nostrana – ha provato a far saltare il banco, tentando di distrarre i fondi o azzardando in extremis a mutare il tracciato da quello attuale. I beni culturali, archeologici e naturali “attraversati” dal progetto attuale, hanno fatto il resto. Ricapitolando: cinque anni dal reperimento delle risorse economiche necessarie alla stipula del contratto; altri otto dal contratto all’inizio dei lavori che dovrebbero concludersi nel 2026 per un totale di venti. Vent’anni per un pezzo di strada da realizzare in un cantiere che Anas oggi definisce come «il più grande in Italia».

L’opera

Il terzo megalotto della statale 106, Sibari-Roseto Capo Spulico fungerà da anello di congiunzione tra la dorsale adriatica e l’autostrada A2 del Mediterraneo in quella che l’Europa definisce rete Ten-T. Un “corridoio” lungo 38 chilometri che inizierà dove oggi si innesta la statale 106 a quattro corsie nel comune di Roseto Capo Spulico, fino a collegarsi con la statale 534 che da Sibari conduce al bivio autostradale di Firmo/Sibari.
La tratta è lunga 38 chilometri, sarà a doppia carreggiata e due corsie per senso di marcia. Avrà quattro svincoli (Roseto Capo Spulico, Trebisacce, Cerchiara di Calabria-Francavilla Marittima e Sibari). Lungo il tragitto si svilupperanno tre gallerie naturali, 11 gallerie artificiali e 15 viadotti. Nel progetto sono contemplati 13,5 milioni di metri cubi di movimento terra, 1,5 milioni di metri cubi di calcestruzzo, 178mila tonnellate di acciaio, 245 mila metri quadri di prefabbricati. (l.latella@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.c.a.r.l. ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb